TIA e “Coaching & Storytelling”: intervista alla dott.ssa Rognoni

04/05/2015 di Luca Andrea Palmieri

Tornano i seminari di TIA Formazione con un incontro incentrato su un’attività in grande crescita: il coaching, quale metodo di sviluppo personale e delle proprie capacità per dare voce ai propri talenti, unito allo storytelling, alla narrazione come metodo per chiarire gli avvenimenti della propria vita.

Tia Formazione Internazionale

Tornano i seminari di TIA Formazione Internazionale con un evento che si terrà il 30 maggio, a Roma, dedicato a un tema in grande sviluppo negli ultimi anni: il coaching. Il titolo del seminario infatti è “Coaching & storytelling” e si terrà presso PAIR, in via Merulana 134. Informazioni sulle modalità di iscrizione al seminario sono presenti nel sito di TIA Formazione. Qui il link al bando. Durante l’incontro verrà presentato dunque il modello del coaching come modello narrativo e di relazione con se stessi e con il mondo esterno, attraverso la sperimentazione del group coaching e della modalità di costruzione di storie: fine di tutto questo è migliorare sé stessi, ottenere una crescita individuale che permetta il raggiungimento dei propri obiettivi personali. Docente del corso è Raffaella Rognoni, Professional Coach & Senior Trainer, nonché consulente HR e in comunicazione istituzionale e politica, che abbiamo avuto modo di intervistare, per meglio capire di cosa tratta questa disciplina in grande crescita, già molto nota a professionisti del mondo del marketing, dello sport, etc.

Dottoressa Rognoni, in cosa il coaching è efficace? Chi e perché dovrebbe utilizzarlo?

Il coaching è efficace in quanto apre dei nuovi spazi di consapevolezza. Lavora esclusivamente sullo sviluppo, quindi è efficace proprio come processo di ulteriore miglioramento di sé stessi. Essendo un processo di sviluppo è utile per tutti, non c’è un target specifico di persone che può esserne interessato. E’ utile principalmente per coloro che hanno piacere a lavorare su uno sviluppo personale, organizzativo. Il coaching nasce in ambito sportivo, dalla consapevolezza che la nostra mente, se allenata, è realmente valore aggiunto rispetto ai risultati che andiamo ad ottenere. Quindi ci sono le competenze tecniche, che noi conosciamo, ma poi c’è un nostro atteggiamento mentale che fa la differenza rispetto poi a come ci muoviamo e ai risultati che andiamo ad ottenere, e anche a quello che sappiamo vedere della realtà. In questo il coaching è efficace e va utilizzato.

In che cosa consiste il coaching?

Lo possiamo vedere con un’immagine: come il salire su una “carrozza”, perché il coach è proprio “carrozza”. La persona sale su questa carrozza, parte dal presente che sta vivendo, e viene traghettato, trasportato verso il suo futuro attraverso una serie di azioni che la persona stessa va ad individuare. E’ molto concreto, le azioni partono anche dall’individuazione dei propri talenti, delle proprie potenzialità, e questo porta poi di conseguenza ad ottenere risultati. Diciamo che è un processo, che parte dal presente fino ad arrivare al futuro.

Di cosa parliamo quando parliamo di storytelling?

Lo storytelling è il “narrare”, e si usa questo strumento del narrare per fare emergere elementi chiave delle situazioni. C’è un principio chiave dello storytelling: tutto è storia, narrazione. Diventa poi importante che siamo noi abili a cogliere le storie e a saperle raccontare.

Coaching e storytelling in che modo si connettono?

Su tanti temi. Si connettono in quanto entrambi attivano dei processi, partono da un punto e arrivano ad una chiusura. C’è già un movimento, quindi. Altro elemento è che entrambi lavorano sulle parole. Nel coaching c’è un concetto chiave: attraverso il dialogo che si instaura con il coachee (ndR: l’utilizzatore del coaching), come anche con un gruppo, le persone incominciano a dare nome alle cose. E questo è un momento chiave. Soltanto quando riusciamo a dare un nome alle cose possiamo finalmente vederle, chiarirle, e poter anche prendere delle decisioni. Anche nella narrazione si può ottenere questo risultato. Spesso sentiamo persone che narrano e poi raccontano proprio dell’effetto che questa narrazione ha avuto su di loro, nello scoprire alcune cose e quindi anche alleggerirsi da esse, averle più chiare, poter andare avanti. In questo assolutamente sono simili. E poi c’è l’utilizzo delle parole stesse. Io tengo un libretto per le persone, che poi consegno loro alla fine del percorso, in cui si vede la storia che queste persone creano e anche le parole che cambiano durante questo percorso. Queste parole indicano proprio la trasformazione interiore che poi vanno a vivere. Perché quando noi cambiano parole cambiamo proprio la rappresentazione delle cose, e quindi poi anche un nostro atteggiamento, per risultati diversi.

Una sessione di coaching, in cosa consiste?

Una sessione di coaching è un incontro individuale tra coach e coachee di un’ora, in cui il coachee è il protagonista di questo processo. Il ruolo del coach è quello di sollecitare queste risorse che sono nel coachee e quindi di aprire un po’ con una modalità maieutica le risorse che sono nel coachee stesso, e permettergli di individuare ciò che vuole individuare. La sessione spesso inizia con l’individuazione di un tema da parte del coachee. Questo tema viene sviluppato fino ad arrivare poi all’individuazione dell’obiettivo rispetto a questo tema. Quest’obiettivo è micro e macro, nel senso che c’è un obiettivo di sessione, e un obiettivo macro che sta magari nel percorso rispetto a quel tema. E poi ci sono le azioni: a fine sessione solitamente si individuano quelle che il coachee vuol mettere in pratica da quella sessione all’incontro successivo per raggiungere quell’obiettivo.

Estendendo un po’ il discorso, come nelle varie fasi della vita una persona può essere aiutata dal coaching? Quale può essere un’età minima a cui iniziare?

Il coaching va bene nelle varie fasi della vita, noi siamo in continuo sviluppo. C’è il coaching per bambini, per adolescenti. Sono tutti momenti in cui magari ognuno di noi desidera integrare delle cose di sé in maniera diversa, o comunque sia ci sono dei momenti che nel coaching vengono definiti “crisi di autogoverno”, momenti in cui non si sa bene cosa fare, se andare avanti o tornare indietro. Di solito sono i momenti in cui uno si ferma. E’ proprio allora il periodo perfetto per iniziare un percorso di coaching. Questi momenti solitamente sono sbloccati da una presa di decisione, che solitamente arriva dopo un percorso di coaching. Poi c’è tutta una presa di decisioni e progettualità rispetto a quello che uno vuole costruire, quindi una progettualità professionale, col fine di dar voce realmente ai propri talenti. Si realizza in maniera molto pratica anche nell’andare ad individuare le strategie da utilizzare nella ricerca del lavoro, per esempio. Esiste infatti il career coaching, ambito specifico sull’obiettivo professionale, sulle modalità per trovarlo ma partendo da sé, creando proprio un’integrazione tra sé e il mercato del lavoro.

Cos’altro c’è da sapere sul coaching?

Ci sono due punti che possiamo ancora mettere in evidenza: che la relazione di coaching è una relazione di partnership. E’ fondamentale che ci sia un rapporto di fiducia tra coach e coachee. Tant’è vero che solitamente la prima sessione è libera, e ha come finalità di permettere al coachee di verificare se realmente si sta alimentando questa relazione di fiducia, per poi prendere una decisione: è fondamentale che il coachee dica il suo sì rispetto ad un percorso che va a seguire. Questo attiva un elemento chiave nel coaching quale il “flusso di relazione”, che va a produrre, durante le sessioni, risposte molto chiare rispetto a quel che il coachee sta cercando. Queste risposte generalmente vengono dal coachee o dal coach, ma perché c’è una relazione che produce questo. Quindi direi che si basa esclusivamente sulla responsabilità. Il ruolo del coach è proprio quello di lasciare spazio al coachee per manifestare tutta la sua conoscenza.

Raffaella Rognoni Professional Coach & Senior Trainer, Senior trainer & business coach PCC – Professional Certificate Coach ICF Global e Mentor Coach (accreditamento ACTP e socia ICF Global/Italia, AICP) socia AIDP Liguria, master in PNL, consulente HR e in comunicazione istituzionale e politica e specializzata in Scienze, metodi e poetiche della narrazione presso l’Università Bicocca di Milano.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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