Insicurezza alimentare: quali i progressi del nuovo millennio?

18/10/2014 di Isabella Iagrosso

Il dossier “The state of food insecurity in the world”, promosso dalla FAO, disegna uno scenario dal doppio volto: sebbene si registri una diminuzione della denutrizione a livello globale, tale differenza è data dallo sviluppo asiatico mentre, in Africa, la situazione resta drammatica

Insicurezza alimentare, FAO

Il 16 ottobre, si è svolto il 33° World Food Day, una ricorrenza annuale indetta dalla FAO a partire dal 1981. Lo scopo di questa giornata celebrativa è porre l’accento sui progressi raggiunti nella lotta mondiale contro la denutrizione e fissare degli obbiettivi da conseguire in relazione a specifici temi. Il tema del 2014 è l’“Agricoltura familiare”, intesa come risorsa base per debellare fame e povertà e garantire uno sviluppo sostenibile.Il 2014, quindi, è stato e sarà fino alla fine un anno fondamentale in tutto e per tutto nella guerra a favore della sicurezza alimentare.

E’ necessario ricordare che il 2015 è la data di scadenza dei cosiddetti “Millennium Development Goals”, ovvero degli obiettivi di respiro mondiale che tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite si sono impegnati a promuovere a partire dalla lontana Assemblea generale dell’ONU dell’8 settembre 2000. Sradicare la fame e la povertà, rendere possibile l’educazione primaria universale, promuovere l’uguaglianza di genere, ridurre la mortalità infantile, migliorare la salute materna, combattere l’HIV/AIDS, la malaria e altre malattie, garantire la sostenibilità ambientale, sviluppare un partnerariato mondiale per lo sviluppo. Nonostante il carattere generale dei MDGS, sono stati pensati degli indicatori concreti che specificano il target da raggiungere in ogni settore. Molti governi si sono prodigati nel sostenere progetti a favore dell’uno o dell’altro obiettivo. Un’azione di primo piano è stata quella promossa dal Segretario generale Ban Ki-moon, la cosiddetta Zero Hungry Challenge. L’idea di base è che nel nostro mondo sia possibile e assolutamente necessario arrivare ad una situazione in cui a tutti possa essere garantito il fabbisogno alimentare base per condurre una vita dignitosa.

Quali quindi i progressi compiuti ad oggi, a solo un anno dalla deadline? Risponde a questa domanda, per quanto riguarda almeno il primo degli obiettivi del millennio, un rapporto della FAO dal titolo “The state of food insecurity in the world” 2014.

Il primo dato che emerge chiaramente dallo studio è una fortissima diminuzione della denutrizione a livello globale. 209 milioni di persone in meno soffrono la fame rispetto al 1990-92. Se su base mondiale non è stato però centrato il target del dimezzamento della popolazione, grandi progressi sono riscontrabili prendendo in considerazione solo i paesi in via di sviluppo. Si stima che dal 1990-92 al 2012-14 la percentuale di denutrizione sia scesa dal 23,4% al 13,5% e ci si avvii per il 2015 verso un 12,7%, permettendo quindi di affermare che l’obiettivo prefissato sarà quasi pienamente raggiunto. Un grande traguardo per le Nazioni Unite, così come un grande traguardo per chi deve lottare ogni giorno un po’ di meno per sopravvivere. Diversa la situazione a livello regionale. Mentre in Asia, soprattutto nella sua parte orientale, nell’ultimo ventennio una crescita economica senza precedenti ha comportato la diminuzione di coloro che soffrono la fame, in Africa poco si è mosso, e la percentuale di denutriti si attesta ancora al 20,5% della popolazione.

Denutrizione nel Mondo

Insicurezza alimentare. Così viene chiamata nel report della FAO il problema della denutrizione, che colpisce ancora 805 milioni di persone, circa l’11,3% della popolazione mondiale. Un nome che sottintende molto di più. L’insicurezza alimentare viene definita come una situazione di “mancanza di un sicuro accesso ad un ammontare sufficiente di cibo nutriente per una crescita ed uno sviluppo normale ed una vita attiva e sana. Può essere causata da indisponibilità di cibo, distribuzione inappropriata o inadeguato uso del cibo. Può essere cronica, stagionale o transitoria.” Queste le parole del documento, capaci di descrivere perfettamente la situazione. Ridurre tutto al semplice vocabolo ‘fame’ in un mondo come il nostro, soprattutto in Occidente, potrebbe sembrare un paradosso, dati gli sprechi di cui ci rendiamo protagonisti tutti i giorni. ‘Insicurezza alimentare’ invece, racchiude in sé quel senso di ansia, di fragilità e precarietà in cui versano milioni di persone in altre regioni del globo, che sperano di riuscire a sopravvivere con il poco che gli viene dato e che appunto non possono contare sulla ‘sicurezza’ di un pasto caldo dopo una giornata di lavoro. Debilitati dalla deficienza alimentare, molti non riescono neanche a ricorrere alla loro risorsa più preziosa: l’energia e la capacità di lavorare e produrre. Rendendo tutto un circolo vizioso. I poveri sono affamati ed è la fame stessa ad intrappolarli nella povertà.

È lapalissiano però che il problema non stia nella mancanza di risorse. Fortunatamente la teoria malthusiana del sovrappopolamento, per cui ad un certo punto troppi esseri umani si sarebbero trovati a corto di mezzi di sussistenza, è stata ripetutamente smentita. Ecco quindi che la soluzione sta nello sfruttamento intelligente di ciò che il territorio offre, sta quindi nel miglioramento delle tecniche agricole, in una migliore distribuzione delle risorse e numerose altre iniziative. Condizione necessaria per portare avanti politiche di questo tipo è poter contare su un governo stabile, aperto e democratico. Condizione è, soprattutto, la pace. Senza una relativa tranquillità interna è inutile fissare qualunque traguardo.

Le Nazioni Unite – e quindi i relativi governi che ne fanno parte – hanno stilato i Millennium Development Goals. Non sono, tuttaviagli stessi governi che però di nascosto forniscono armi all’una o l’altra fazione negli stati dell’Africa Sub-sahariana? Le potenze occidentali si sono dichiarate profondamente intrise dei valori degli MDGs, ma gli Stati Uniti hanno condotto guerre in Stati come Iraq ed Afghanistan, sconvolgendo equilibri di nazioni già in crisi, le multinazionali di tutto il mondo sviluppato continuano a insediarsi nei paesi più poveri, a sfruttare senza scrupoli la popolazione locale e nella maggior parte dei casi ad impedire la crescita di un’economia nazionale forte. Se continuiamo a dare da una parte, attraverso progetti entusiasmanti come lo Zero Hungry Challenge, ma poi togliamo dall’altra, ciò che resta è un bel discorso, molto sentito, ma privo di significato. Una soluzione definitiva alla fame o, meglio, all’insicurezza alimentare, si avrà quando finalmente si smetteranno di lanciare parole ipocrite nel vuoto, sbandierando valori senza significato, e si passerà invece ad una solidarietà reale.

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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