The Knick, ovvero il soprasso del piccolo schermo sul cinema

05/11/2015 di Isabella Iagrosso

Posiamo oggi lo sguardo sul passaggio di molti tra i principali interpreti del grande schermo verso le nuove risorse della televisione. Parliamo oggi di Steven Soderbergh, e del suo The Knick, con Clive Owen: uno spaccato della New York dei primi del ‘900 tra mondo medico e vita di tutti i giorni.

Come se servissero ulteriori riprove ad un fatto ormai affermato, ci pensa Steven Soderbergh a sedare ogni dubbio. Ormai il film, inteso come la pellicola da vedere al cinema sui maxi schermi, si avvia verso il declino, lasciando posto a tanti piccoli nuovi gioielli mediatici: le serie tv. Per questo registi, sempre in numero maggiore, e sempre più affermati, si cominciano ad avventurare nel mondo del piccolo schermo.

Non ultimo dunque, Steven Sodenbergh, vincitore della palma d’oro al festival di Cannes del 1989 con “Sesso, bugie e videotape”. Il regista approda nel mondo televisivo lo scorso anno con una serie tv trascinante e sorprendente. Si intitola “The Knick”, segue le vicende dell’ospedale Knickerbocker proprio nei primi anni del 1900. Dentro questa struttura si incontrano le vicende del primario, il dottor William Thackery, una mente eccelsa quanto eccentrica e pericolosa, quelle delle varie infermiere, del direttore, dei finanziatori, della classe povera, venendo alla fine poi a ricreare un quadro realistico e fedele del periodo storico. Si tratta infatti di un historical drama, nonostante a prima vista possa sembrare una delle tante serie sulla medicina.

Se i registi più affermati si spostano da Hollywood ai vari emittenti come Netflix, AMC, HBO, Cinemax (nel nostro caso), lo stesso si può dire degli attori più talentuosi. A ricoprire i panni dell’ambiguo dottor Thackery è infatti Clive Owen, già visto in innumerevoli pellicole di alto livello (King Arthur, Elizabeth: the golden age). Il volto misterioso e la voce profonda lo rendono particolarmente adatto a questo ruolo, il ruolo di un chirurgo eclettico, a cui piace sperimentare le nuove tecniche che i mezzi dei primi del ‘900 consentono. Per certi versi, la sua dipendenza dalla droga, il suo cinismo, ricorda Gregory House: ma è un personaggio diverso, perché profondamente calato nel suo periodo storico. Quei primi del ‘900 negli Usa, un’epoca senza infamia e senza lode, epoca di immigrati, di pace, ma anche di malattie, di scarso igiene, di condizioni di vita pessime. E allo stesso tempo di invenzioni: le prime macchine, le prime apparecchiature elettriche. Tutto questo è descritto con precisione storica e attenzione al dettaglio, tipici della mente maniacale di Soderbergh. I personaggi principali sono molteplici: non sono particolarmente caratterizzati, soprattutto alcuni, ma sono sufficienti ad esprimere al meglio la realtà del 1901. Si vede come Soderbergh non lasci nulla al caso, dai dettagli, agli odori, che sembrano uscire dallo schermo, sembra di poter inalare l’odore della neve battuta dalle ruote dei cavalli, del legno marcio nell’aprire l’uscio di una porta. E di sicuro le musiche contribuiscono a rendere il tutto ancora più coinvolgente.

Lo show è sicuramente lento, a tratti pesante, così come era il ritmo della vita in un’epoca senza auto e senza internet. Non adatto ai deboli di stomaco per alcune scene mediche particolarmente realistiche, è senz’altro raccomandato per chi è appassionato della materia.

Quindi lasciamoci trascinare per le vie di New York, tra i corridoi del Knickerbocker Hospital, sulle carrozze dell’aristocrazia e dentro le case di chi è infetto, lasciamo che Sodenbergh ci trasporti indietro nel tempo!

The following two tabs change content below.

Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
blog comments powered by Disqus