The Illusion of Choice

14/11/2013 di Federico Nascimben

Dieci multinazionali che controllano molto di ciò che compriamo dandoci l'"illusione della scelta"

The Illusion of Choice, ovvero l’illusione della scelta, è quello che i consumatori americani vivono ogni giorno andando a fare la spesa. Viste le dimensioni di queste multinazionali – ovviamente, come abbiamo modo di verificare di persona entrando in un supermercato – non si tratta di una realtà solamente nordamericana ma globale. In ogni caso, comunque, l’esempio americano funge da vero e proprio idealtipo, in cui queste “mega corporation” hanno modo di conquistare la totalità del mercato.

The Illusion of Choice, www.reddit.com.
The Illusion of Choice, www.reddit.com.
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10×100 = tutti – Com’è possibile vedere dal grafico, queste dieci aziende – tramite acquisizioni, partecipazioni o collaborazioni – sono in grado di creare una vera e propria catena in grado di soddisfare tutti i diversi bisogni del consumatore: dall’alimentazione all’abbigliamento, dai prodotti per la casa alla cosmesi. I nomi dei principali marchi sono noti a tutti, ma non si può certo non rimanere impressionati nel vedere la quantità e la diversità di prodotti che queste aziende sono in grado di offrire. Alcuni esempi? Procter & Gamble tramite il proprio network riesce a raggiungere 4,8 miliardi di persone in tutto il mondo; Nestlé, invece, possiede circa 8 mila differenti brand a livello globale.

Grandi è meglio – Con quanto sopra illustrato non si vuole far altro che riflettere sul fenomeno in maniera né cieca né pregiudiziale, ma (anzi) dar modo di vedere la sconfinata rete che pian piano queste imprese sono state in grado di creare. Come detto, le proporzioni impressionano, ma bisognerà cercare di capire fino a dove si potrà arrivare nel proseguo degli anni, visto che l’internazionalizzazione dei mercati favorisce aziende di grandi – o meglio: grandissime – dimensioni.  E questo crea tutta una serie di conseguenze che abbiamo richiamato, oltre ad un insieme di rischi (concentrazioni, conflitti d’interessi ecc.).

Sarà il mercato a decidere? – In Europa, per ora, le dimensioni del fenomeno non sono certo quelle presenti in nordamerica, a causa di un insieme di caratteristiche peculiari del vecchio continente. In Italia, considerando le ricchezze enogastronomiche, nel settore alimentare soprattutto, la realtà sembra essere ancora più distante. Di certo la tendenza è chiara e definita: quanto riusciremo a resistervi?

Casi delicati – E questo fenomeno si verifica in settori molto importanti e delicati? Prendiamo ancora ad esempio il caso nordamericano – spesso anticipatore di molte tendenze che raggiungono poi gli altri continenti – in cui il 90% dei media è controllato da sole 6 aziende; in cui, nel settore bancario, negli ultimi vent’anni 37 banche americane si sono fuse e ora sono solo 4; in cui  le 10 maggiori istituzioni finanziarie detengono il 54% degli asset presenti nel Paese… Sono questi tutto un insieme di fattori che non possono non contribuire ad alimentare le preoccupazioni sopra delineate. Sarà compito degli stati e dei regolatori trovare soluzioni che permettano, comunque, il raggiungimento di un equilibrio.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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