Thailandia: cronache di un Colpo di Stato

28/05/2014 di Vincenzo Romano

Thailandia, colpo di stato

22 maggio: colpo di Stato in Thailandia. L’annuncio è stato fatto in maniera solenne dal capo di stato maggiore Prayuth Chan-ocha. “L’esercito – queste le parole del generale – ha preso il potere per ripristinare l’ordine e spingere per il raggiungimento di riforme politiche”. La risposta delle ‘camicie rosse’ pro-governative thailandesi non si è fatta attendere: “Ora sì che è un golpe, aspettatevi rappresaglie”. A otto anni dall’ultimo colpo di stato, i generali thailandesi tornano a prendere il potere: è il dodicesimo dal 1932 ad oggi. Il 20 maggio l’esercito aveva proclamato la legge marziale e oscurato le trasmissioni televisive. Tali azioni sono il risultato di sei mesi di crisi politica e scontri di piazza, che hanno causato 28 morti ed oltre 800 feriti.

In seguito all’annuncio del colpo di stato, nel pomeriggio, è arrivata la notizia dell’imposizione del coprifuoco notturno in tutta la Thailandia e la sospensione della costituzione vigente ad eccezione delle disposizioni sulla monarchia. I militari thailandesi hanno vietato a tv e radio di trasmettere programmi di informazione politica e di diffusione di notizie di cronaca, ad eccezione delle notizie relative all’esercito. La democrazia thailandese è bloccata dallo scontro tra fazioni: le camicie rosse, fedeli all’ex premier Thaksin Shinawatra e alla sorella Yingluck, ed il Partito Democratico, espressione della classe media e della monarchia.

Thailandia, militari al potere23 maggio. L’ex premier Yungluck Shinawatra è stata arrestata e portata in una località segreta insieme ad alcuni membri della famiglia, mentre i vertici militari preparano il percorso delle riforme per la Thailandia. In seguito a tali atti, centinaia di manifestanti sono scesi in piazza a Bangkok per chiedere nuove elezioni presidenziali e denunciare la presa di potere dell’esercito, sfidando i divieti da questo imposti, fra i quali quello di tenere riunioni politiche con più di cinque persone.

Oltre ad ambasciatori di vari paesi, la giunta militare ha incontrato ministri, politici ed attivisti di vari schieramenti (più di 150 persone) cui è stato proibito di lasciare il paese. Il capo dell’esercito si è proclamato premier ed ha chiesto ad alcuni dei suoi funzionari più fedeli di stilare un piano di riforme da adottare prima di organizzare le elezioni, sulle quali, però, restano molte incognite.

Diversi sono stati i paesi che hanno condannato il golpe della Tigre asiatica. Tra i primi a reagire agli eventi ci sono stati gli USA: “Stiamo rivedendo il nostri impegni nei confronti della Thailandia – spiega la portavoce del Dipartimento di Stato Jen Psaki -. Abbiamo preso le misure preliminari necessarie alla sospensione dell’impegno militare e dell’assistenza mentre si analizza la situazione sul terreno. Si tratta della procedura. Al momento, dunque, è in atto un’analisi completa di quanto sta avvenendo”.

24 maggio. Il 24 maggio si è tenuta la prima conferenza stampa della giunta militare: l’esercito ha voluto dare spiegazione dei motivi che hanno portato all’arresto di centinaia di persone che manifestavano in piazza (fra i numerosi arresti figuravano anche molti esponenti del mondo accademico a favore della democrazia) nonché numerosissimi politici. Tra le motivazioni degli arresti riguardanti questi ultimi, la più originale è stata senz’altro questa: “l’esercito ha dichiarato che i politici arrestati resteranno in stato di detenzione fino ad una settimana, per dar loro il tempo di riflettere e riportare la calma in Thailandia” (sic!).

Oltre agli arresti, decine sono stati i mandati di comparizione che, sebbene non figurino come mandati d’arresto, obbligano le persone convocate a presentarsi e a spiegare la loro posizione. Secondo il portavoce militare della giunta: “Se verrà dimostrato che le persone fermate non hanno nessun rapporto con i disordini, esse verranno immediatamente rilasciate”. Tra le persone convocate (che avranno molte difficoltà a spiegare la propria posizione) figura anche la ex premier Yingluck Shinawatra accusata di essere a capo di un sistema affaristico-criminale. Oltre ai politici sono stati arrestati decine di intellettuali.

25 maggio. Non curanti del divieto di assembramento politico imposto dalla giunta militare e soprattutto delle minacce di provvedimenti contro i manifestanti, oltre un migliaio di persone hanno continuato a manifestare contro i militari chiedendo a gran voce il ritorno alle urne. Tra i manifestanti c’era anche il giornalista Pravit Rojanaphruk, editorialista impegnato nella difesa della libertà di parola, che si è presentato di fronte ai militari con la bocca incerottata.

26 maggio. Il 26 maggio c’è stata l’investitura, in assenza del Re Bhumibol, a Palazzo Reale del generale Prayut Chan-O-Cha comandante della giunta militare al quale è stato attribuito, con decreto reale, l’incarico di amministrare il paese “per restaurare la pace e l’ordine e per il bene dell’unità della patria”. Le proteste al regime continuano tutt’ora.

27 maggio. Rimossi otto governatori di provincia e sedici ufficiali superiori della polizia. Rilasciata l’ex premier Yingluck Shinawatra ed altri personaggi politici trattenuti dalle autorità militari sin da venerdì, ma viene fermato e arrestato l’ex ministro dell’istruzione, Chaturon Chaisang, in fuga da acluni giorni: i militari sono intervenuti mentre stava tenendo un incontro con la stampa nella capitale. L’ex ministro ha espresso la necessità di un ritorno ad un governo democratico e si è detto preoccupato dalla possibilità di una guerra civile nel Paese. Intanto viene annunciato la riduzione del coprifuoco, che si protrarrà dalle 24 alle 4 di mattina. Nel frattempo, però, alcuni gruppi di cittadini sfidano i militari, protestando in favore del ripristino della democrazia innanzi al Monumento della Vittoria a Bangkok.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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