Terapia olistica: una nuova frontiera della psicologia

23/12/2015 di Redazione

TIA Formazione intervista Floriana Rubino, vicepresidente CEPRAO e Presidente Nazionale SIAF, responsabile di numerosi progetti in campo olistico per il miglioramento del processo di qualificazione dei professionisti

Tia Formazione Internazionale

Floriana Rubino, formatrice, vicepresidente CEPRAO (Coordinamento Europeo dei Professionisti della Relazione d’Aiuto e Olistici), Presidente Nazionale SIAF (Società italiana armonizzatori familiari), è ideatrice e responsabile di numerosi progetti in campo olistico, tutti volti al miglioramento del processo di qualificazione dei professionisti, che, grazie ad un adeguato sostegno psicologico, possono rendersi più consapevoli, e quindi più competitivi. Tia Formazione la ha intervistata con l’obiettivo di approfondire i processi di “mentoring”, “Counselling” e “”, frontiere relativamente nuove della psicologia, interessate alla “costruzione” di una robusta solidità interiore, per far fronte ai diversi ostacoli che prima o poi, si devono affrontare, sia in ambito personale che lavorativo.

Cosa sono SIAF e CEPRAO ?

La Società Italiana Armonizzatori Familiari (SIAF) è un’associazione di categoria professionale nata nel 2003 per promuovere e coordinare iniziative volte alla tutela e al rilascio dell’attestazione di competenza delle professioni di Armonizzatore Familiare, di Counselor, di Counselor Olistico e di Operatore Olistico: dunque per valorizzare le competenze degli associati e garantire il rispetto delle regole deontologiche, agevolando la scelta e la tutela degli utenti come previsto dall’art. 2 della legge n. 4/2013 recante Disposizioni in materia di professioni non organizzate in Ordini o Collegi – www.siafitalia.it.

Il Coordinamento Europeo dei Professionisti della Relazione d’Aiuto e Olistici   è stato fondato nel 2013 e ha sede di rappresentanza a Bruxelles. In particolare si fonda sull’idea che non sia più possibile essere competitivi investendo solo nel capitale materiale e finanziario, perché la nostra economia non è più basata solo sui mercati industriali, anzi, si fonda ormai prevalentemente sulla condivisione della conoscenza nelle reti locali e nei network europei e globali. Il C.E.P.R.A.O. nasce come ente di rappresentanza con struttura federativa delle Associazioni, delle Delegazioni aderenti e degli Istituti che operano in Europa, attraverso attività formative e professionali nel campo delle relazioni d’aiuto, della crescita personale e attività di carattere olistico.

Obiettivo primario del C.E.P.R.A.O. è la promozione e la partecipazione delle delegazioni aderenti alla tutela e alla valorizzazione dei professionisti della relazione d’aiuto e degli operatori olistici in genere, nel sistema legislativo, economico e sociale europeo – www.ceprao.eu.

Quale è l’obiettivo dell’olistica e quali sono le professionalità più rappresentative?

L’obiettivo fondamentale di chi lavora con l’ausilio di tecniche olistiche non è semplicemente quello di considerare l’uomo come interconnesso con il sistema ambiente, nell’ottica in cui tutto è interdipendente o – come afferma qualcuno – abbracciando la prospettiva secondo cui “tutto è uno”, bensì riuscire ad ampliare il livello di coscienza (o consapevolezza di sé) fino ad arrivare a vedere che solo noi stessi siamo in grado di creare benessere e armonia nella nostra vita, nessuno può farlo al nostro posto. Molti si affidano a lunghe e costose terapie, altri si rifugiano nella preghiera, dunque affidano a qualcuno di diverso da sé la chiave per ritrovare la felicità smarrita o la soluzione a tutti i loro problemi esistenziali.

Chi inizia un percorso di crescita personale in campo olistico, avvia un graduale processo di trasformazione del proprio stile di vita, del modo in cui si interagisce e si comunica con gli altri, per cui si reagisce diversamente alle critiche o alle delusioni che ognuno di noi sperimenta sul proprio cammino. All’interno del paradigma olistico si muovono diverse centinaia di attività professionali, cito le più conosciute e stimate: Counseling Olistico, Rebirthing, Feng Shui, EFT (Emotional Freedom Techniques), Emotional Balance, Mindfulness, Meditazione guidata, Voice Dialogue. Nel mio libro “La tua Associazione Professionale” ho riportato l’ultimo censimento sulle discipline olistiche e bio-naturali effettuato dalla Regione Toscana nel 2009, invito i più curiosi a consultarlo.

La non totale consapevolezza di se stessi può interferire con il nostro lavoro?

Certamente. Aggiungo che la non consapevolezza di se stessi interferisce non solo con il nostro lavoro, ma anche con la famiglia, le amicizie… in sintesi con la nostra sfera relazionale ed affettiva. Conoscere se stessi è fondamentale per vivere pienamente la nostra vita. Infatti come Presidente SIAF, ente che annovera più di 2400 professionisti olistici iscritti, ho adottato come scopo primario associativo l’obbligo dell’aggiornamento continuo professionale per continuare ad essere iscritto. Inoltre lavoriamo incessantemente per diffondere l’importanza di un costante lavoro su di sé non solo attraverso sedute individuali, ma anche tramite seminari e percorsi esperienziali di gruppo.

“Counselling”, “mentoring” sono parole usate davvero raramente, e probabilmente non se ne conosce nemmeno il significato. Pensa che questo “settore” sia ancora troppo sottovalutato?

Qualche anno fa le avrei risposto di sì. Ricordo quando mi sono iscritta alla Scuola triennale di formazione in Counseling olistico, nel lontano 2006: nessuna delle persone che frequentavo conosceva questa disciplina, ed ero costretta a dare spiegazioni ogni volta. Quindi, facendo un paragone tra il contesto di una decina d’anni fa e la realtà attuale, alcune discipline olistiche si stanno diffondendo abbastanza velocemente, ma la strada è ancora in salita. La maggioranza delle persone non conosce ancora le attività olistiche, altri ne hanno solamente sentito parlare e non le hanno mai sperimentate. Ma sono fiduciosa! Sotto questo aspetto l’Associazione SIAF sta facendo molto per sensibilizzare l’opinione pubblica e diffondere la conoscenza di queste nuove figure professionali. Tra i progetti in programma per i prossimi anni ci sarà l’adozione di sistemi innovativi di formazione-lavoro basati sul modello tedesco, sistemi di formazione continua FAD, la creazione di spazi di co-working per professionisti innovativi e servizi per i professionisti olistici in procinto di avviare la propria attività sempre nell’ottica di diffondere capillarmente sul territorio nazionale questo di tipo di attività.

Si può imparare, attraverso tutti i processi sopra elencati, a valorizzare la propria “leadership” o è una caratteristica che deve avere fondamenti “innati”?

È stato da tempo dimostrato, anche scientificamente, che nasciamo con un certo temperamento, con alcuni tratti di personalità distintivi (che comunemente definiamo “carattere”). Inoltre ereditiamo geneticamente dai nostri genitori non solo caratteristiche fisiche, ma anche predisposizioni o inclinazioni caratteriali e comportamentali. Ecco perché alcune volte i leader si riconoscono sin da bambini quando, già all’asilo, tendono a primeggiare in un piccolo gruppo di pari. Tuttavia siamo anche influenzati moltissimo dal contesto in cui veniamo educati e formati.

Questo è il caso in cui le capacità di leadership vengono acquisite attraverso un percorso specifico di lavoro su di sé e di apprendimento attraverso l’esperienza sul campo. Per esempio si può imparare a comunicare in modo assertivo, si può acquisire una modalità più efficace di comunicare i propri sentimenti in maniera chiara e diretta ma non minacciosa o aggressiva. Si può acquisire con il tempo una migliore fiducia in sé stessi e negli altri, che si riflette in azioni concrete come accettare ruoli di maggiore responsabilità. Lavorando, per esempio, sulle proprie ansie o sensi di colpa, si può arrivare ad avere una piena manifestazione di sé stessi, funzionale all’affermazione dei propri diritti senza la negazione di quelli altrui, ad assumere un atteggiamento non giudicante avulso dall’uso di etichette, stereotipi e pregiudizi.

Per dolori fisici tutti, indistintamente, andiamo dal medico. Se invece è la nostra “mente” ad aver bisogno di aiuto, non ce ne accorgiamo o non gli diamo il giusto peso. Quando il sostegno psicologico diventa fondamentale?

Purtroppo si tende a dare maggiore importanza ai sintomi fisici percepiti e ad intervenire in modo tempestivo con farmaci o terapie mediche all’avanguardia che offrono una “soluzione” veloce e semplice al dolore o al fastidio provato. A parer mio oggi si tende sempre più al facile rimedio. Invece è risaputo che mettersi in discussione ed iniziare un percorso di crescita personale indagando sulle cause profonde della nostra difficoltà richiede maggiore coraggio e pazienza, in quanto i “risultati” si ottengono con maggiore fatica e più lentamente. Tuttavia bisogna distinguere tre diversi ambiti professionali: l’ambito medico-psichiatrico, l’ambito psicologico e psicoterapeutico, l’ambito pedagogico e del counseling. Se abbiamo chiare e distinte queste tre professionalità, sarà più facile orientarci all’interno delle possibili strade che si aprono quando ci troviamo di fronte ad una qualsiasi problematica che investe la sfera mentale, relazionale, affettiva ed emotiva. 

Uno psichiatra si occuperà in modo eccellente della nostra salute mentale laddove si manifestino sintomi di gravi disagi come psicosi, disturbi dell’umore (depressioni), disturbi di personalità, ecc. Lo strumento di cura utilizzato dallo psichiatra è lo psicofarmaco. Lo psicoterapeuta (laureato in Psicologia o in Medicina e specializzazione quadriennale in Psicoterapia) è il professionista del sostegno psicologico, si occupa prevalentemente di disagio psichico manifestato sotto forma, ad esempio, di disturbo di panico, di disturbo ossessivo-compulsivo, ecc. Oltre alla psicoterapia individuale, lo psicoterapeuta si occupa di terapia familiare, di coppia, di gruppo (molto usata per curare l’anoressia e la bulimia).

Nella prospettiva pedagogica emerge il lavoro dei mental coach, dei counselor e degli operatori olistici che lavorano con persone sane che stanno attraversando un momento di difficoltà, rappresentato da un lutto, un licenziamento, una separazione, ecc. Il counselor, attraverso l’ascolto, le abilità comunicative e le competenze relazionali, aiuta a sviluppare le risorse personali e a migliorare le relazioni nei vari contesti di vita. Inoltre, attraverso uno spazio di riflessione, favorisce capacità di scelta e di cambiamento, lasciando emergere i punti di forza e le capacità di autodeterminazione dei singoli o dei gruppi. Il counselor olistico integra competenze comunicativo-relazionali con metodologie naturali (come la naturopatia), energetiche, artistiche (come l’arteterapia o artcounseling), meditative (come la mindfulness). Attraverso un percorso esperienziale e creativo favorisce il processo di cambiamento, consapevolezza e crescita della persona. 

La richiesta di sostegno psicologico da parte di professionisti qualificati generalmente viene fatta sempre per lo stesso motivo: non si riesce più a vivere e quindi si inizia un percorso di psicoterapia oppure si consulta direttamente uno psichiatra. Sono situazioni di disagio profondo e grave sofferenza. Il contatto con un counselor o un mental coach è leggermente diverso, solitamente il motivo che spinge ad iniziare un percorso di crescita personale è perchè non si riesce più a vivere bene, ovvero come noi vorremmo o come noi desideriamo vivere. Dunque è molto più importante e fondamentale agire in un’ottica di prevenzione del disagio, laddove possibile.  

Giada Bernile

@giadaberni

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