Tenacia e coraggio: la storia di Roza Shanina

10/09/2015 di Isabella Iagrosso

Seconda Guerra Mondiale: storia di una soldatessa. La prima insignita di una medaglia al valore dall’esercito russo, cecchina infallibile e sempre molto amata dalla famiglia e dagli amici.

Durante la Seconda guerra mondiale, più di un milione di donne servirono nell’Armata Rossa. La costituzione marxista infatti prevedeva la perfetta uguaglianza dei sessi, per questo già da tempo vi erano reclute donne tra le forze armate, i cui compiti si limitavano all’ambito medico. In seguito all’avanzata delle truppe tedesche all’interno del territorio sovietico, cominciarono ad essere impiegate anche come operatori radio, arrivando ad ottenere incarichi di combattimento: piloti di carro armato, mitraglieri, piloti di aerei da caccia e tiratori scelti. Considerate più astute e pazienti degli uomini, moltissime furono le donne che ricoprirono quest’ultimo ruolo e che si distinsero in tale “arte”. Una su tutte, Roza Shanina.

Nata nel 1924 in un kolchoz nel nord della Russia, Roza Georgiyevna Shanina venne chiamata così in onore dell’ideologa marxista Rosa Luxemburg. Ebbe 5 fratelli e una sorella, che furono determinanti nella scelta di vita che intraprese successivamente. Dimostrò un carattere forte e deciso fin da giovanissma, quando tutte le mattine percorreva 13 km per recarsi a scuola e quando, a soli 14 anni, abbandonò la sua città natale per intraprendere gli studi da insegnante. Senza soldi, fu inizialmente ospite del fratello e per pagarsi gli studi serali lavorava in un asilo. Bella e solare, amava tantissimo i bambini, ricambiata.

Quando scoppiò la guerra, i suoi fratelli si arruolarono, ma ben prestò la ragazza ricevette la notizia della scomparsa di Mikhail, il più grande, durante l’assedio di Stalingrado. Fu dunque l’amore per i fratelli a spingerla in guerra: Roza non poteva più stare a guardare. Inizialmente venne rifiutata, ma si iscrisse a un corso di addestramento militare per giovani e passò ore e ore al poligono, sviluppando abilità non comuni. Quando due anni dopo chiese nuovamente di essere arruolata, venne inviata alla nuova Accademia centrale femminile per tiratori scelti di Podolsk. Roza tenne fede al suo carattere, si mostrò dura e intransigente con se stessa, ma aperta e allegra con gli altri. Ben presto divenne nota per il suo doppio colpo, due pallottole dirette in rapida successione in altrettanti bersagli. Da allora in poi consacrò la sua vita all’uccisione del nemico. Fu assegnata alla 184° Divisione Fucilieri, dove si distinse per le sue doti, tanto da venire soprannominata “l’invisibile terrore della Prussia Orientale”. Durante la guerra fu premiata più volte, prima con l’Ordine della Gloria di Terza Classe, poi con la Medaglia al Valore (fu la prima donna a riceverla).

Roza eseguiva i suoi compiti con freddezza e determinazione, nonostante dentro di lei scorresse un fiume di sentimenti pronto ad emergere. Lei li respingeva, sfogandosi solo per iscritto sulle pagine di un taccuino, pubblicato postumo.

“L’essenza della mia felicità è battermi per la felicità altrui. Non è strano che nei vocabolari il termine felicità sia solo singolare? Questo è contrario al suo vero significato, dopo tutto. Se sarà necessario che io muoia per la felicità comune, sono pronta a farlo.” E in effetti, sarebbe morta di lì a poco, il 28 gennaio 1945, con 54 morti (registrati) sulle spalle, la tenera maestra d’asilo dagli occhi azzurri, che in realtà il destino trasformò in macchina da guerra.

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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