Il telegramma Zimmermann: come la Sala40 convinse Wilson ad entrare in guerra

16/07/2014 di Lorenzo

Telegramma Zimmerman

In alcuni manuali didattici viene, fin troppo spesso, affermato che il vero motivo dell’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America nel 1917 sia l’affondamento del transatlantico britannico, RMS Lusitania, nel quale rimasero coinvolti – e trovarono la morte – centoventitré cittadini statunitensi. In realtà, il Lousitania venne sì affondato per mano di un sottomarino tedesco, ma colò a picco il 7 maggio del 1915. Gli Stati Uniti entreranno in guerra solamente due anni dopo. Tanto, troppo tempo per mettere in nesso di causa-effetto i due eventi. Il 16 gennaio 1917, il ministro degli esteri dell’Impero Tedesco, Arthur Zimmermann, incaricò un suo sottoposto, Hans Arthur von Kemnitz, di redigere il testo per un telegramma segreto da inviare all’ambasciatore del Kaiser a Città del Messico. Il Telegramma avrebbe dovuto fungere da controaltare in caso di risposta negativa – e quindi dichiarazione di guerra degli Usa agli Imperi Centrali – alla decisione tedesca, del 3 febbraio 1917, di iniziare una guerra sottomarina senza restrizione contro qualsiasi naviglio diretto verso gli Alleati nell’Atlantico. La proposta di Zimmermann, in caso di entrata in guerra degli USA contro la Germania, suggeriva al governo messicano di fare causa comune con le Potenze Centrali. In cambio veniva offerto al Messico un supporto economico e, a conflitto ultimato, la restituzione degli ex-territori messicani dell’Arizona e del Nuovo Messico, persi durante la guerra del 1846-47 e del Texas, resosi indipendente nel 1836.

Il telegramma venne filtrato attraverso la cifratura del Codice 7500 da Berlino a Washington, ma l’ambasciatore di stanza a Washington lo inviò a Città del Messico nel vecchio codice 103040, noto ai britannici. Grazie a questa leggerezza, il testo venne intercettato ed analizzato dalla famosissima Sala 40 dell’Ammiragliato britannico, formata dai migliori linguisti e criptoanalisti deputati a decifrare i messaggi dei tedeschi. La gravità di tale messaggio poteva essere il tanto sperato casus belli che avrebbe capovolto le sorti del conflitto e fatto uscire gli Stati Uniti dalla loro neutralità tanto cara al rieletto presidente Wilson.

Telegramma ZimmermanQuesti aveva basato la sua rielezione proprio sul mantenimento della neutralità verso i due schieramenti. I britannici sapevano bene che serviva un pretesto forte, per convincere la popolazione – e il suo presidente – ad inimicarsi i tedeschi. Difatti, fino al principio del 1917, gli interventisti statunitensi non erano in molti e, anzi, la gran parte della popolazione, specialmente quella di origine irlandese e germanica, diffidava dai britannici. Era ancora vivo il ricordo dell’Easter Rising del 1916, la Pasqua di sangue, nella quale gli indipendentisti irlandesi vennero schiacciati brutalmente dall’esercito britannico.

Il 22 febbraio, i britannici consegnarono il messaggio all’ambasciatore statunitense a Londra, Walter Hines Page, per mano del ministro degli esteri sir Arthur James Balfour. Questi telegrafò il contenuto direttamente al presidente Wilson. Il primo marzo la notizia uscì su tutti i principali giornali statunitensi, mettendo così la Germania contro un muro. L’impatto sulla popolazione e su coloro che fino ad allora avrebbero voluto evitare di entrare nel conflitto fu dirompente. Fino a quel momento, gli americani non credevano di essere in pericolo e, di intesa con le idee del loro presidente, premevano e speravano in una pace fra i due schieramenti. La cospirazione tedesca, di sostenere le rivendicazioni territoriali del Messico, contro gli Stati Uniti mise fine a tutto ciò, convincendo anche gli indecisi. La Germania diveniva quindi una minaccia completa e diretta verso i confini e la popolazione americana.

Il piano di Zimmermann, che avrebbe dovuto solamente tenere lontani gli Stati Uniti dalla guerra europea, si trasformò improvvisamente nel casus belli a favore delle potenze dell’intesa. In più, a convincere anche chi sosteneva dubbi sulla veridicità del Telegramma, ci pensò lo stesso Zimmermann che, in una nota del tre marzo 1917, ne confermò l’autenticità, specificando che la sua azione era in buona fede e si sarebbe avverata solo se gli Stati Uniti fossero entrati in guerra al fianco di Gran Bretagna, Francia e Italia.

Nemmeno un mese più tardi, il Telegramma Zimmermann giunse al Congresso degli Stati Uniti che, il sei aprile 1917, sulle ali del patriottismo offeso, autorizzò Wilson a dichiarare guerra all’Impero Tedesco. L’intervento statunitense rinvigorì gli Alleati che, sei mesi più tardi, assistettero attoniti all’uscita della Russia dalla guerra e alla vittoria austro-tedesca sul fronte orientale con il susseguente spostamento di truppe da oriente ad occidente. Il peso americano cominciò a farsi sentire nel 1918, quando le forze anglo-francesi riuscirono a bloccare l’avanzate tedesca nel nord della Francia e a garantire lo sbarco di circa 200 unità statunitensi al mese, oltreché agli aiuti finanziari garantiti dalla nascente potenza americana.

Studi recenti hanno rivalutato la pericolosità del Telegramma anche in relazione alle dichiarazioni dell’incaricato militare dell’allora presidente messicano Venustiano Carranza, il quale voleva valutare la fattibilità di una ipotetica aggressione messicana agli USA. L’incaricato militare, però, sconsigliò caldamente il presidente di pensare ad una simile operazione, poiché gli Stati Uniti erano militarmente molto più potenti del Messico che usciva zoppicante da una sanguinosa guerra civile, le “generose promesse finanziarie tedesche” per acquistare le armi necessarie erano da ritenere solo come tali e, infine, il Messico aveva recentemente stretto accordi di cooperazione con alcuni stati sudamericani per evitare qualsiasi contrasto con gli Stati Uniti.

Oltre al contributo messicano, gli studi si sono concentrati nella ricerca del presunto telegramma inviato a Wilson che molti ritengono andato distrutto, insieme ad altri documenti durante la Grande Guerra. Quello che gli storici sanno è cosa vi era scritto nel Telegramma originale, ma non è ancor oggi noto cosa i britannici mostrarono all’ambasciatore statunitense quel freddo giorno di fine febbraio, convincendo – o aiutando – colui che solamente un mese prima vedeva la guerra come un “crimine contro la civiltà e l’essere umano”. Un solo gesto della Sala 40 era riuscito nell’intento dove tre anni di accurata diplomazia avevano fallito.

“Abbiamo intenzione di cominciare il primo di febbraio una guerra sottomarina illimitata. Tenteremo però di far rimanere neutrali gli Stati Uniti d’America. Nel caso non riuscissimo, facciamo una proposta di alleanza al Messico sulle seguenti basi: condurre la guerra comunemente, siglare la pace comunemente, un generoso supporto finanziario e l’accettazione da parte nostra della riconquista messicana dei territori perduti del Texas, del Nuovo Messico e dell’Arizona. La discussione dei dettagli viene lasciata a voi. Informerete il Presidente di cui sopra nella maniera più segreta, non appena si profili la certezza della guerra contro gli Stati Uniti d’America, aggiungerete suggerimenti su vostra iniziativa, inviterete il Giappone ad un’adesione immediata ed allo stesso tempo farete da mediatore tra il Giappone e voi stessi. Per favore richiami l’attenzione del Presidente sul fatto che l’utilizzo illimitato dei nostri sottomarini ci offre la prospettiva di costringere la Gran Bretagna a siglare la pace in pochi mesi. Firmato, Zimmermann.”

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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