Telecom: la scalata al regno di nessuno

05/11/2015 di Alessandro Mauri

La scalata francese a Telecom mette in luce tutte le debolezze di una società che dovrebbe essere fra le più importanti del nostro Paese

La presunta scalata ostile a Telecom Italia da parte di un socio francese, Xavier Niel, ha messo in allerta sia la Consob che i salotti economici italiani. Vediamo la storia di un gruppo da troppo tempo abbandonato a se stesso.

La scalata – Lo scorso 29 ottobre il mercato era stato scosso dalla notizia secondo cui l’imprenditore francese Niel aveva acquistato il 6% di Telecom, accompagnato dall’acquisto di altre opzioni sulle azioni della società. Dal momento che il 20% della società è già in mano ai francesi di Vivendi, che fa capo all’imprenditore Vincent Bollorè, l’ipotesi di una scalata transalpina a Telecom si è fatta molto concreta nella mente di molti investitori, tanto che il mercato ha reagito con un impennata nelle quotazioni, mentre il mondo economico (e politico) è subito sceso in campo. La Consob ha chiesto chiarimenti, soprattutto considerando il fatto che, se Niel e Bollorè avessero agito in accordo, superando il 25% del capitale, sarebbero stati costretti a lanciare un Opa.

Solo speculazione? – L’imprenditore francese ha acquistato, stando a quanto dichiarato da Niel stesso, sei tranche di opzioni che valgono complessivamente il 10,03% di Telecom che potrà esercitare tra il 2016 e il 2017. Niel quindi potrà acquistare azioni per circa 1,5 miliardi di euro al prezzo del 27 ottobre scorso, grazie ad opzioni che ha pagato 250 milioni di euro. Se potesse esercitare quelle opzioni già oggi, guadagnerebbe oltre il 10%, ma essendo queste opzioni europee e non americane – come si era ipotizzato in un primo momento – potrà regolare l’operazione solamente alle date prestabilite. Sembra essere dunque escluso il carattere puramente speculativo dell’operazione, e ora gli investitori temono che Niel chieda la convocazione di un’assemblea straordinaria (grazie alle quote già acquisite infatti ne avrebbe diritto) per un cambio del Consiglio di Amministrazione. Ma al momento, comunque, Niel non dispone dei voti delle azioni sulle quali ha diritto di opzione.

Il ruolo pubblico – Sia che si tratti di una scalata ostile, che di una operazione prettamente speculativa, appare evidente la totale mancanza di una leadership seria in Telecom Italia. Manca una visione aziendale e un piano strategico serio sul quale coinvolgere gli investitori, siano essi nazionali o stranieri. Il punto è proprio questo: non ha importanza la provenienza degli investitori, ma i progetti che essi portano avanti. Il governo ha la necessità di coinvolgere Telecom per implementare la sua Agenda digitale, soprattutto per via delle dimensioni e delle infrastrutture che mancano ad altre imprese del settore in Italia, ma senza una guida stabile, nulla può essere portato avanti. Escludendo un intervento diretto dell’esecutivo nella società, per motivi sia economici che politici, potrebbe essere la ormai onnipresente Cassa depositi e prestiti ad assumere il ruolo di controllo pubblico (o semi-pubblico) sulla società, ma occorre intervenire il prima possibile. Dalla sua il Governo mantiene la Golden share che gli permette di impedire scalate straniere non gradite, e questo dimostra l’interesse pubblico nella società, ma non basta.

Le debolezze di un sistema – Qui ancora una volta emerge una contraddizione nel sistema economico italiano: se si ritiene Telecom una risorsa pubblica imprescindibile, allora sarebbe utile dotarla di una governance e una strategia forte, mantenendo il controllo e approfittando delle opportunità del mercato, come sta accadendo con Poste Italiane. Se invece si ritiene di dover liberalizzare il mercato, allora si deve lasciare ad esso il controllo e il giudizio sulla società, indipendentemente dalla bandiera degli imprenditori interessati. Un modello, come quello attuale, che si basa su una commistione pubblico-privato dove non sono chiari i limiti dell’una e dell’altra parte, e dove gli unici poteri evidenti sono quelli di veto, è destinato ad essere obsoleto ed inefficiente, proprio come è stata Telecom negli ultimi anni. Sarebbe stato inoltre utile che l’interesse mostrato in questi giorni su Telecom si fosse manifestato anche in precedenza, quando cioè la società si è indebitata notevolmente e ha perso progressivamente competitività e redditività. Correre ai ripari adesso potrebbe essere tardi.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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