Le tax expenditures da tagliare non sono le mie

27/04/2015 di Federico Nascimben

Il piano del Governo prevede il taglio o la rimodulazione di 52 delle 720 tax expenditures censite che dovrebbero portare a risparmi di circa 1,5 e 2,3 miliardi nei prossimi due anni. Un intervento che avrebbe una sua logica, ma dove alla fine a pagare sarà sempre Pantalone

Il Sole 24 Ore in questi giorni si sta occupando del piano messo a punto dal Governo per tagliare o rimodulare 52 delle 720 tax expenditures censite, per arrivare a risparmi di gettito pari a circa 1,5 miliardi nel 2016 e 2,3 nel 2017, che potrebbero salire a 1,6 e a 2,4 se si interverrà anche sulle spese sanitarie.

Particolarmente esemplificativa è stata una recente dichiarazione del ministro alle Infrastrutture, Graziano Delrio – in merito alla ventilata ipotesi di far scendere il bonus per le ristrutturazioni edilizie dal 36 al 20% – secondo cui tali sgravi fiscali “hanno dato una spinta alla crescita e hanno contribuito alla tenuta dell’occupazione. Dobbiamo pensare di potenziarli e allargarli con la prossima legge di stabilità, possono essere il perno di una strategia di riqualificazione edilizia ed energetica: questa è la mia posizione. Non ho visto le ipotesi che si starebbero mettendo a punto ma si tratta di ipotesi tecniche cui non hanno partecipato i ministri interessati”.

Come scrivemmo, le tax expenditures sono un tratto distintivo del sistema fiscale italiano che, da un lato, si caratterizza per l’elevato livello di tassazione, ma dall’altro prevede un numero altrettanto elevato di agevolazioni, detrazioni e deduzioni (in moltissimi casi frutto di microconcessioni) che causano un mancato gettito fra i 253 e i 152 miliardi, in base alle diverse stime, collocando l’Italia al secondo posto dopo l’Australia, fra le economie avanzate, in termini di % sul Pil erosa da tax expenditures.

Un genuino intervento di razionalizzazione dovrebbe quindi puntare ad un abbassamento delle aliquote nominali, mentre si tagliano tutti quei bonus che non hanno una ratio economica cogente o una giustificazione di sostegno al reddito delle fasce più deboli, per parafrasare il dossier presentato dai due commissari alla spending review Yoram Gutgeld e Roberto Perotti che individua 15 aree di intervento. Stando a quanto riporta il giornale di Confindustria, a pagare maggiormente saranno agricoltura e pompe funebri, ma l’intervento potrebbe toccare anche le spese sanitarie e i contributi previdenziali per le badanti.

Sicuramente “nella partita dare-avere alla fine vince[rà] solo il banco dell’Erario”. Questo perché, ogniqualvolta si ipotizzano interventi di questo genere, fisco e Governo tirano sempre in ballo il noto principio di equità, sulla cui base si vanno a colpire i contribuenti ricchi e agiati, che in ultima istanza si rivelano essere componenti della classe media. E sempre a discapito di un intervento sulle aliquote nominali. Le parole di Delrio, però, illustrano come ad ogni annuncio di intervento sul tema si scateni la solita battaglia fra ministeri perché non vengano toccate bonus di proprio interesse, perché le tax expenditures da tagliare sono sempre quelle degli altri. Tanto poi pagherà sempre Pantalone.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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