Tax expenditures all’italiana, ovvero la grande distorsione

15/05/2014 di Federico Nascimben

Pressione fiscale, calo minimo nel 2014

La quantificazione delle c.d. tax expenditures – cioè delle deduzioni, detrazioni ed esenzioni che riducono il carico fiscale per il singolo cittadino o per le imprese, si veda qui e qui per una definizione – varia a seconda dell’approccio concettuale utilizzato. Anche prescindendo da ciò, comunque, in Italia il numero di agevolazioni è “chiaramente elevato“.

Tax expenditures in alcune economie avanzate. Come si può notare, la percentuale sul PIL di mancato gettito è particolarmente elevata nel nostro Paese. Fonte: IMF su dati OCSE (2010) e National Commission on Fiscal Responsibility and Reform (US, 2010).
Tax expenditures in alcune economie avanzate.
Come si può notare, la percentuale sul PIL di mancato gettito è particolarmente elevata nel nostro Paese.
Fonte: IMF su dati OCSE (2010) e National Commission on Fiscal Responsibility and Reform (US, 2010).

Secondo un report commissionato dal MEF nel 2011, le forme di tax expenditures presenti nel nostro Paese sono 720 ed equivalgono a 253 miliardi di mancato gettito per lo Stato (16% del PIL); secondo il Direttore Generale delle Finanze sono 285 per un mancato gettito di 152 miliardi.

Dati gli effetti particolarmente distorsivi di queste sul sistema economico – visto che concorrono enormemente a complicare la normativa fiscale, sono facilmente frutto di attività di lobbying da parte di alcuni gruppi, possono avere conseguenze non volute o inattese, nonché concorrere a compromettere l’onestà contributiva -, da molti anni si parla di razionalizzarne e ridurne il numero per poter così ridurre le aliquote nominali, secondo una strategia di sostegno dell’offerta. A tal fine sono state nominate diverse commissioni, chiamate diverse personalità (da ultima quella di Vieri Ceriani sotto il Governo Letta) e scritti diversi report. Come da antica tradizione italiana però nulla di significativo è stato fatto, visto che si rimanda sempre alla “mitica” delega fiscale per una revisione complessiva del sistema (che viene posposta di Governo in Governo, ovviamente) e, anzi, nel 2014, secondo quanto dichiarato dal direttore generale delle Finanze, sono state introdotte ulteriori agevolazioni fiscali per ulteriori 220 milioni di euro.

L’elefantiaco sistema di tax expenditures italiano, conseguentemente, “finisce con l’erodere pesantemente le basi imponibili dei tributi interessati da queste “eccezioni” col risultato che, per ottenere lo stesso gettito, le aliquote nominali devono restare elevate (e spesso crescenti), con ovvi effetti distorsivi sull’offerta” (si veda sempre qui). Da una parte, quindi, in tempi di vacche grasse si è preferito non intervenire per difendere alcuni interessi particolari; dall’altra, in tempi di vacche magre non si è intervenuti a causa dei “vincoli di bilancio”.

Il rischio, come sempre in Italia, è perciò quello che venga meno l’iniziale intento compensativo tra razionalizzazione delle tax expenditures e diminuzione delle aliquote nominali, favorendo un ulteriore inasprimento della pressione fiscale attraverso le c.d. “clausole di salvaguardia”.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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