Tasse sulla casa e ombre

01/10/2015 di Federico Nascimben

Il dibattito sull'abolizione delle tasse sulla casa fa prevalere l'irrazionalità politica alla razionalità economica, mentre incombono i rischi legati alle clausole di salvaguardia contenute nella legge di stabilità

Prosegue il dibattito relativo all’abolizione delle tasse sulla casa, dopo gli annunci di qualche tempo fa del presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Nonostante cinque interventi in sette anni, la misura viene nuovamente riproposta, data la mole di famiglie proprietarie dell’abitazione in cui vivono.

Quando si parla di tasse in Italia non si può non parlare di quei 3,5/4 miliardi. Perché sulla razionalità economica prevale l’irrazionalità politica, visto l’appealing elettorale della manovra, checché ne dicano i “grigi burocrati di Bruxelles”.

Persino il Pier Carlo Padoan ministro dell’Economia pare aver cambiato idea rispetto al Pier Carlo Padoan Capo Economista dell’Ocse, come ricorda Mario Seminerio sul suo blog. Tant’è che se nel maggio 2013 suggeriva che per favorire la crescita bisognava “tagliare nell’ordine le tasse sul lavoro, poi sul capitale, poi sui consumi e soltanto alla fine quelle sulla proprietà. […] Questa è un’evidenza che offriamo al governo”; mentre oggi suggerisce che “l’abbattimento della Tasi è relativamente più efficiente perché dà un sostegno alla fiducia ed è un elemento fondamentale per la ripresa dei consumi”, e che “abbattere le tasse sulla casa è un modo, sia pure indiretto, di sostenere l’industria delle costruzioni, uno dei pezzi ancora in ritardo dell’economia italiana. L’abbattimento della Tasi sulla prima casa riguarda l’80% degli italiani”.

Inutile dire che il Pier Carlo Padoan in versione Capo Economista dell’Ocse ci sembrava offrire il suggerimento migliore, come avevamo già avuto modo di scrivere. Nonostante lo sgravio Irap e la decontribuzione triennale, eliminare le imposte sugli immobili è (appunto) l’ultima cosa da fare, anche perché – lo ripetiamo nuovamente – togliere praticamente l’unica imposta federale non è una scelta coerente; piuttosto se si vuole ravvivare il mercato immobiliare, sembra più opportuno abbattere i costi delle transazioni, come suggeriva al tempo Matteo Renzi.

Ciò che però condiziona i piani dell’esecutivo per la legge di stabilità (o meglio, legge di flessibilità) sono le note clausole di salvaguardia. Quelle del governo Letta prevedevano un taglio alle agevolazioni fiscali per 3 miliardi nel 2015 (disinnescati), 4 nel 2016 e 7 nel 2017. Ma le clausole contenute nella precedente legge di stabilità varata dal governo Renzi contengono l’aumento delle aliquote Iva per il triennio 2016-2018 dal 10 al 13% e dal 22 al 25,5%, equivalenti ad un maggior gettito che nella nota di aggiornamento al Def dello scorso anno era quantificato in “12,4 miliardi nel 2016, di 17,8 nel 2017 e di 21,4 miliardi nel 2018”.

Lasciamo a voi la somma delle due misure, ma dubbi sono stati avanzati sia dalla Corte dei Conti che dall’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb). Secondo i primi nella nota di aggiornamento al Def “mentre si ribadisce l’azzeramento della clausola di salvaguardia del 2016 (16,8 miliardi) nulla è detto per quanto riguarda i successivi esercizi. […] a legislazione vigente l’attivazione delle diverse clausole comporterebbe maggiori entrate per 26,2 miliardi nel 2017 che si stabilizzano a regime nel 2019 sui 29 miliardi annui”. Mentre per il secondo nella nota di aggiornamento al Def “il governo annuncia una spending review più graduale” a fronte di “misure aggiuntive che comporteranno un peggioramento permanente dei saldi” ‘coperte’ “grazie a maggiori margini di flessibilità” che però “non sono permanenti. […] leggendo la Nota qualche dubbio viene sul quadro complessivo. Sono dubbi a cui non abbiamo risposta per ora perché dobbiamo conoscere nel dettaglio la manovra”.

Come sempre spingiamo un po’ più in là il redde rationem e incrociamo le dita.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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