Tasse e CIG, prima questione per il prossimo governo?

27/04/2013 di Giacomo Bandini

Governo Letta, nuovo fisco ? – Dopo la stagione lacrime e sangue alla quale sono seguiti non pochi strascichi di malcontento, la fase austerity e sacrificio sembra essere passata di moda, ma in realtà Letta si troverà, qualora si dovesse arrivare al giuramento, non poche difficoltà davanti. L’attesa di tutti è ora concentrata verso la fase crescita, il vero tallone d’Achille dell’Italia in crisi. Intanto, però, vi sono delle esigenze impellenti: l’ Imu, il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e il peso fiscale. Letta sa di avere qualche chance in più rispetto al suo predecessore ed ex segretario Bersani, ma siamo solo agli inizi.

Tasse e Cig
Letta, nonostante qualche ostacolo dell’ultima ora, potrebbe giurare già oggi

Partiamo dall’Imu – L’imu non sarebbe un tema fondamentale, ma le condizioni dell’accordo per sostenere il governo espresse da Berlusconi vertono sull’abolizione e rimborso dell’intera tassa sulla prima abitazione. Si tratterebbe di rimborsare 4 miliardi di euro e di rinuncizre eventualmente ad altri 4. In totale 8 miliardi. I tratti salienti dell’attuale imposta sono: metà delle famiglie è esente dal pagamento, il carattere di per sé progressivo. Insomma non sarà perfetta, ma nemmeno del tutto deprecabile. L’argomento è spinoso in quanto Letta e co. hanno replicato al Pdl di volerla riconsiderare strutturalmente, senza indicare d’altro canto in quale modo. Il dilemma di dove recuperare gli 8 miliardi perduti in caso di eliminazione e rimborso Imu invece rimarebbe. L’unico modo consiste nell’aumentare altre tipologie di imposta, tagliare la spesa pubblica o aumentare il debito pubblico. La prima soluzione sembra piuttosto complicata e impopolare. Si sta di fatto già cercando di evitare l’aumento dell’IVA (2 miliardi da coprire in caso di stazionamento) e il 2013 verrà da molti ricordato come l’anno della Tares, la tassa su rifiuti e servizi. In totale un gettito di circa 1 miliardo. Per quanto riguarda la spesa pubblica di tagli se ne sono fatti a iosa in passato e con risultati altalenanti. L’unica certezza è la necessità di limitare gli sprechi immensi della macchina burocratica. Cosa che non tamponerebbe a sufficienza gli 8 miliardi mancanti nelle casse, ma potrebbe servire da esempio per uscire dall’empasse cui siamo abituati. Ovvero non assistere mai ad un vero e proprio cambiamento di rotta. Aumentare il debito pubblico è la terza soluzione. Ed è anche la più improbabile visto l’ammontare in crescita del nostro. Bisogna poi ricordarsi le conseguenza di una simile azione. Sarebbe come rimandare in futuro l’ennesimo ribilanciamento dei conti. Una nuova austerity.

Amoortizzatori -mDal primo maggio (data simbolica) l’incombenza si estenderà agli ammortizzatori sociali. Sbloccati dopo il via libera del Ministero del Lavoro all’INPS essi richideranno una copertura da 1 miliardo al momento non disponibile per intero. A marzo la cifrae scongelata infatti ammonterebbe ad appena 800 milioni di euro e doveva coprire l’annata 2013 secondo gli accordi regione per regione. Il problema vero risale al pagamento degli arrerati 2012, per i quali mancherebbero i fondi. L’anno scorso infatti il blocco dell’INPS nei confronti delle varie amminstrazioni aveva provocato il mancato recapito dell’assegno di cassa integrazione ad un numero stimato di 100000 lavoratori. La nuova Cig in deroga presenta due grandi caratteristiche: è finanziata per larghissima parte dallo Stato, esentando le imprese, e ha esteso la copertura anche ai lavoratori di moltissime piccole-medie imprese che precedentemente erano privi di qualsiasi garanzia in caso di mobilità. Questo aumento dell’estensione della Cig ha provocato in modo naturale una conseguente maggiore richiesta di fondi statali. A quanto pare mal calcolati. Ora come ora la cifra totale di copertura del 2013 può essere stimata intorno ai 2,7 miliardi. Come trovarla? 2 ipotesi in tavola: destinare temporaneamente i fondi per la formazione continua alla Cig, oppure procedere con il trasferimento del finanziamento ai partiti a beneficio della cassa integrazione in deroga. L’ultima sembra la soluzione migliore a prima vista, ma non garantirebbe le cifre necessarie. Rimandare ulteriormente il progetto di formazione permanente all’interno delle imprese sarebbe di fatti l’ennesimo segnale di stagnazione del sistema lavorativo italiano.

Le prospettive del prossimo governo non paiono alla fine così diverse rispetto a quello precedente . Le scelte del passato hanno, spesso sbagliate ma spesso anche obbligate a causa dell’austerity europea, non lasciano molto spazio ad iniziative che si distaccheranno di molto dalla linee seguite negli ultimi due anni. A meno che Letta non riesca a ritrattare i vincoli imposti dalla UE. Certo, è vero anche il contrario. Anche qualora dovesse fallire l’obiettivo di modificazione dei vincoli, il prossimo esecutivo non avrà la stessa urgenza del governo Monti e potrà, quindi, cercare di rimodellare il sistema fiscale compensando un suo alleggerimento, per esempio, con il taglio dei costi della politica, della burocrazia e magari di qualche ente inutile. Lo stesso vale per la disoccupazione, strettamente legata, senza alcun dubbio, anche al peso del fisco sulle aziende e le attività delle pmi. Senza aver prima risolto questi due questioni fondamentali non si può di certo introdurne un’altra. E’ ora che tutti facciano la loro parte, ponendo fine ai giochini di potere e guardando in faccia alla realtà.

 

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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