I dati CGIA e la riduzione delle tasse in Italia: che sia solo la punta dell’iceberg

28/12/2013 di Luca Andrea Palmieri

Tassazione in Italia, un calo della pressione fiscale?

Tasse Italia – Sorpresa dai dati della CGIA, l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre: la pressione fiscale sulle famiglie starebbe calando. Sembrerebbe dunque che finalmente vi sia un’inversione di tendenza in uno dei principali problemi del nostro paese, quel carico fiscale che fa da zavorra pesantissima per il rilancio economico. Ovviamente non sono tutte rose e fiori. I dati evidenziano come non tutti parteciperanno alla riduzione, e, rispetto al triennio 2011-2014, c’è ancora molto da recuperare.

I risparmi – Dalle tabelle della CGIA risulta evidente come a produrre i maggiori risparmi sia la detrazione Irpef, sommata all’abolizione dell’Imu, che dovrebbe compensare l’aumento dell’Iva, dei carburanti e la nuova Tasi: si permetterà un risparmio per i giovani senza famiglia a carico, con uno stipendio di circa 1200 euro al mese, di una quindicina d’euro per il 2013 e di 111 euro circa per il 2014. Situazione simile per le famiglie bireddito con uno o più figli, che sommano all’incirca 2600 euro tra i due redditi: i risparmi per il 2013 dovrebbero essere di 178 euro, e di 183 euro per il 2014. Questa situazione potrà aiutare le famiglie, ma non assorbe ancora la mazzata del 2012, quando l’ondata di tasse dovuta al risanamento dei conti pubblici portò aumenti, per le categorie appena viste, tra i quattrocento e i settecento euro. Insomma, ce n’è ancora di strada da fare prima di riportare la tassazione a livelli accettabili.

Pressione fiscale, calo minimo nel 2014Gli esclusi – Come visto, queste riduzioni non andranno a vantaggio di tutti. Innanzi tutto i lavoratori autonomi e i pensionati non ne beneficeranno, e saranno dunque costretti a pagare, negli anni che verranno, ancora più tasse: è proprio l’assenza della detrazione Irpef a impedire loro un risparmio accettabile. La manovra ha effetti tipicamente redistributivi, andando ad aiutare soprattutto i redditi più bassi: i livelli di risparmio si ridurranno con l’aumento della capacità economica, fino a tornare negativi: l’esempio della CGIA è quello di una famiglia monoreddito con entrate per 50.000 euro annui e figli a carico. Mentre quest’anno il peso delle tasse dovrebbe permettere un risparmio intorno ai 250 euro, sempre grazie all’uscita di scena dell’Imu e alla detrazione Irpef, l’anno prossimo il peso delle tasse, senza detrazione e con l’ingresso della Tasi, dovrebbe salire di una cifra intorno ai 164 euro. Rispetto al 2011, dopo la già citata “mazzata Monti”, il carico fiscale vedrà così un aumento di circa 749 euro: una cifra importante.

Un inizio? – Tenendo presente che, secondo i dati Istat del 2013, i lavoratori dipendenti nel nostro paese sono circa il 75%, si tratta di un inizio. Ma è presto ancora per cantar vittoria: la mazzata del 2012 non è stata ancora riassorbita, e per permettere una diminuzione reale della pressione fiscale, che includa le più ampie fasce della popolazione, c’è bisogno di una riduzione della spesa pubblica che ad oggi pare ancora un miraggio. Senza contare che, tra le fasce escluse da questa diminuzione, ce ne sono alcune a rischio. Il fatto che i pensionati non siano toccati dalle detrazioni fa si che chi ha un assegno di fascia bassa soffra ancora di più l’intervento dell’erario: con i blocchi alle pensioni che non hanno risparmiato nessuno, pare necessario fare qualcosa in questa direzione.

I rischi – Inoltre ad oggi regna ancora l’incertezza: cosa succederà nei prossimi mesi? Lo studio della CGIE ipotizza un’aliquota della Tasi dell’1 per mille, pur tenendo presente la possibilità che arrivi all’1,5. Speriamo che non arrivino sorprese negative in questo senso, e che l’Imu, così come era stata concepita, non torni ad aleggiare nei salotti “buoni” dell’economia. Tutto questo dipenderà molto dalla politica più spiccia: cosa succederà nei prossimi mesi? Sopravviverà il governo Letta? Che decisioni prenderà? Se si andasse alle elezioni, chi vincerebbe? In quest’ultima ipotesi, oltre a un piano di riduzione delle tasse (e, si spera, della spesa pubblica) concreto,  servirà un governo che abbia la stabilità necessaria per portare avanti le proprie politiche senza dover incorrere in decine di ostacoli: il rischio grosso di un ritorno all’ingovernabilità è che le misure di urgenza per mantenere i conti in ordine si concretizzino nell’ennesima stangata.

Le necessità – D’altronde questa non può che essere la punta dell’iceberg: una riduzione delle tasse di questo genere può aiutare solo in una minimissima parte ad aumentare i consumi, ma ci sono altri punti, anche più urgenti, su cui intervenire. La priorità del paese, dato il tasso di disoccupazione, dev’essere il lavoro: se non si interverrà sull’Irap (idea quasi scandalosa per qualsiasi economista di governo in questi anni), o in alternativa non verranno inseriti forti sgravi che aiutino le imprese ad assumere e a investire, l’avvitamento dell’economia italiana non potrà che continuare; si può ridurre la tassazione per i lavoratori dipendenti quanto si vuole, ma l’aumento della domanda interna dev’essere commisurato alla sostenibilità delle imprese: l’alternativa è continuare a metter pezze su di un meccanismo destinato a cadere a pezzi.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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