Tassa Tabacchi – Lo spot elettorale che rischia di lasciare scoperto il Fondo per le malattie oncologiche

17/11/2017 di Andrea Viscardi

Il paradosso: un aumento delle accise sui tabacchi di 600 milioni, vincolato in gran parte al finanziamento del Fondo per i medicinali oncologici innovativi, potrebbe comportare una perdita di gettito di almeno 800 milioni e lasciare parzialmente scoperta la dotazione del Fondo stesso.

Tassa farmaci innovativi

La storia ha consegnato illustri esempi. Una Legge di bilancio a ridosso delle elezioni ha la caratteristica di esporre il proprio fianco a numerosissime norme ‘attira consensi’. Esempio illuminante è un emendamento segnalato dalla Commissione Salute del Senato, che rischia però di impattare negativamente sul gettito dello Stato, ma anche su quello stesso Fondo che vorrebbe finanziare.

Stiamo parlando dell’emendamento 41.0.36, a firma De Biasi e altri, che ricalca, pur con alcune differenze, la proposta della Ministra Lorenzin di cui avevamo già abbondantemente parlato nelle scorse settimane. Il testo propone una modifica della tassazione sui tabacchi atta ad ottenere un maggior gettito di 600 milioni, vincolato, per 500 milioni, al finanziamento della dotazione del Fondo per il concorso al rimborso alle regioni per l’acquisto dei medicinali oncologici innovativi e, per 100 milioni, al potenziamento delle reti pediatriche di terapia del dolore e delle cure palliative. Leggendo queste poche righe, che ricalcano all’incirca la strategia comunicativa dei proponenti e della Ministra Lorenzin sull’argomento, difficilmente si potrebbe riscontrarne la negatività. Dando una spolverata allo strato superficiale, si svela però uno scenario potenzialmente in grado di scontentare tutte le parti in gioco.

Il primo warning dovrebbe interessare l’erario. Ho già avuto in precedenza l’occasione di scrivere  perché, un aumento sproporzionato della tassazione – parliamo di un +4% sul gettito attuale – avrebbe conseguenze nefaste sul lato della domanda (gli aumenti di prezzo varierebbero dall’euro per i pacchetti di fascia alta, ai 30 centesimi per quelli di fascia bassa), tali da mettere a rischio addirittura il pareggio del gettito futuro con quello presente.

È oramai accertato come gli aumenti del 2017, combinati con il trend negativo del mercato, abbiano provocato uno scostamento dalle previsioni di entrata dello Stato per circa 1 miliardo (e i primi dati suggeriscono che il gettito totale 2017 sarà inferiore di circa 100 milioni rispetto a quello 2016). Intervenire nuovamente, a distanza di pochi mesi, con un ritocco delle aliquote tra i più alti di sempre spalanca le porte ad un paradosso tragicomico: l’alta probabilità di allargare la forbice tra la previsione di gettito e le entrate effettive in misura superiore ai 600 milioni che l’intervento normativo si prefissa di recuperare.

Facile, a questo punto, dedurre quale sia la natura del secondo problema. Attualmente i 500 milioni del Fondo per il concorso al rimborso alle regioni per l’acquisto dei medicinali oncologici innovativi sono finanziati attraverso un trasferimento dal Fondo Sanitario Nazionale. Dal 1° gennaio, invece, la sua dotazione dipenderà da una fonte (il gettito) che non è in grado, per la sua natura variabile, di dare alcuna certezza sulla copertura dei 500 milioni, né di garantire la sua costanza nel tempo. Per quanto scritto sino ad ora, lo Stato si troverà molto probabilmente, nel prossimo futuro, a dover individuare coperture aggiuntive per garantire la dotazione del Fondo. Sempre che non intervenga, ipotesi remota ma non impossibile, nel senso di una sua riduzione.

La Commissione Bilancio, proprio pochi minuti fa, ha considerato ammissibile l’emendamento (per chi scrive, qualche piccolo dubbio permane), ora sarebbe quasi scontato aspettarsi un parere negativo del Governo, che ne fermerebbe, de facto, l’iter. Sempre che il buonsenso prevalga sull’opportunità politica.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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