TASI, ovvero quando l’imu continua a mietere vittime

22/05/2014 di Federico Nascimben

Come funziona la TASI? Quale sarà il suo gettito e la sua applicazione? E soprattutto, perché perseveriamo con certe scelte in materia fiscale?

Gli effetti della farlocca abolizione dell’IMU sulla prima casa si fanno nuovamente sentire. Dopo un’infinità di giravolte, cambi di nome, posticipazioni, “mini IMU” ecc. le conseguenze si ripercuotono ora sulla TASI, la nuova tassa sui servizi indivisibili (come ad es. l’illuminazione pubblica).

Visto che nel bel mezzo di tutta questa confusione molti fanno ancora (giustamente) fatica a capire come si struttura la nuova imposizione fiscale sugli immobili, proviamo ad andare con ordine. Come scrivemmo tempo addietro, la nuova “tassa sulla casa” è l’Imposta Unica Comunale (IUC) che – sostituendo la vecchia versione dell’IMU e la Tares – si compone di: “il residuo dell’IMU non abrogata (cioè quella per gli immobili di lusso, A1, A8, A9, più quella sulle seconde case, più tutti i beni strumentali immobiliari d’impresa tranne quelli agricoli); TARI, cioè la nuova tassa sui rifuti, ovvero i servizi divisibili da pagare in proporzione a quanto effettivamente si utilizza il servizio, ma anche in base anche alla proporzione dell’immobile in cui si risiede; TASI, cioè la tassa sui servizi indivisibili”. A seguito delle modifiche introdotte, il tetto massimo dell’aliquota della TASI è salito fino al 3,3 per mille per la prima casa (2,5 per mille inizialmente) e all’11,4 per mille per gli immobili diversi dalla prima casa (10,6 per mille inizialmente). La possibilità di maggiorazioni rispetto all’aliquota base (1 per mille per la prima casa) è vincolata alla concessione di detrazioni da parte dei (si badi bene) singoli comuni – per l’IMU le detrazioni erano invece fisse a livello nazionale.

Il punto dirimente di quanto venutosi a creare è dato dall’obbligo previsto per i Comuni, i quali avrebbero dovuto fissare l’aliquota della TASI entro il 23 maggio; ma visto che molti di questi si trovano in periodo di elezioni hanno ovviamente preferito non fissare tale cifra per evitare ripercussioni elettorali. A questo punto, governo e ANCI (l’associazione dei Comuni italiani capitanata da Piero Fassino) hanno stabilito una proroga per poter fissare le aliquote entro il 31 luglio, e per riscuotere la prima rata entro il 16 ottobre (mentre ad inizio settimana si parlava di metà settembre). Tale proroga ovviamente ha il sapore di una beffa, in quanto i cittadini che risiedono nei circa 1500 Comuni che riusciranno a fissare l’aliquota entro il 23 maggio saranno costretti a pagare entro il 16 giugno, mentre tutti gli altri – cioè coloro che risiedono nei circa 6500 comuni rimanenti – avranno tempo fino al 16 ottobre: ben quattro mesi in più. A ciò si aggiunge il fatto che, essendo proprio i comuni stessi i beneficiari di tale tassa, questi, tramite l’ANCI, hanno richiesto allo stato l’anticipo di quanto avrebbero incassato rispettando i termini, cioè circa 2 miliardi di euro. Anticipo che ovviamente verrà loro concesso.

Secondo Fassino la TASI non costerà più della vecchia IMU sulla prima casa: “su questo fanno testo le aliquote. L’Imu era minimo al 4 per mille, e mediamente si arrivava al 5 o al 6.Ora la Tasi minima è 2,5 per mille che può essere incrementata al massimo al 3,3 per mille. E’ evidente che sulla prima casa si spende meno“. Il problema del calcolo effettivo del gettito però è correlato dall’estrema variabilità con cui la TASI verrà applicata, dipendendo da Comune a Comune. Come scrive La Stampa, “si avranno sicuramente 8.092 applicazioni diverse della TASI, ma si rischia di avere oltre 75 mila combinazioni differenti di applicazione dell’imposta“.

Secondo la Relazione tecnica allegata alla legge di stabilità, il gettito della TASI per il 2014 dovrebbe essere pari ad almeno 3,76 miliardi di euro, ma tale calcolo si basa sull’ipotesi che venga applicata l’aliquota base dell’1 per mille.

Il punto nevralgico della questione è dato però dal calcolo complessivo della IUC: se è vero che c’è stato un incremento della tassazione sulle seconde case, d’altro canto – in un contesto di trasferimenti statali calanti e di recessione economica – rimane da calcolare di quanto aumenterà la TARI (che sostituisce la TARES) sui rifiuti. Come scrivemmo, secondo uno studio di Confedilizia, se “nel 2013 il gettito IMU è stato pari a 20 miliardi più i 7 sui rifiuti, per un totale di 27 miliardi“, per il 2014, “la somma di IMU e TASI, potrebbe oscillare da un minimo di 23,8 miliardi ad un massimo di 27, a cui si somma però la nuova TARI, che sarà circa di 9 miliardi: il totale è quindi pari 33/36 miliardi“. Come dire, la tassazione complessiva sugli immobili aumenta, mentre il loro valore è calato mediamente di almeno il 20% rispetto ai valori pre-crisi.

Infine, oltre all’aumento dell’imposizione fiscale complessiva in tempi di recessione economica – che quindi rischia fortemente di vanificare l’effetto benefico degli 80 euro, già messo in discussione dal pagamento di eventuali debiti pregressi e dall’incertezza che influisce sulle scelte di risparmio/spesa dei cittadini -, e a scelte di politica economica a dir poco scellerate prive di reale copertura (come l’abolizione dell’IMU prima casa), occorre aggiungere anche un’altra questione fondamentale che da sempre caratterizza il sistema tributario italiano: la certezza della pretesa fiscale. Infatti, continue modifiche in corso d’opera che possono avvantaggiare alcuni contribuenti e svantaggiarne altri (come nel caso della TASI), assieme ad interventi di natura retroattiva, complicano enormemente gli adempimenti fiscali, e disincentivano gli investimenti nel nostro Paese.

Ma, visto che questi sono fatti noti a tutti e le buone intenzioni rimangono sempre solo sulla carta, come dicono a Roma: “che ve lo dico a fà?”.

Grafico che riassume l'andamento del gettito di ICI, IMU e TASI negli anni 2011, 2012, 2013 e 2014. Fonte: centro studi di Confedilizia.
Grafico che riassume l’andamento del gettito di ICI, IMU e TASI negli anni 2011, 2012, 2013 e 2014.
Fonte: centro studi di Confedilizia.
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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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