TASI, federalismo e grande compensazione

10/09/2014 di Federico Nascimben

La nuova tassa sui servizi indivisibili sta portando all'ennesimo caos fiscale, favorito dalle possibili 8 mila applicazioni diverse. Al contempo, però, la tassazione complessiva sugli immobili è in constante aumento

Case e Tasi

Torniamo ad occuparci di TASI, ovvero dell’imposizione immobiliare in salsa federale all’italiana. Entro oggi, infatti, i Comuni dovranno inserire nel sito del Ministero delle Finanze le delibere con le quali hanno approvato le nuove aliquote e i regolamenti legati alla nuova tassa sui servizi indivisibili. Nei Comuni che rispetteranno la scadenza la prima rata della TASI andrà versata entro il 16 ottobre, mentre il saldo a dicembre. Nei Comuni che non rispetteranno la scadenza, invece, si pagherà in unica soluzione a dicembre e con aliquote standard.

Legge di stabilità
La TASI è stata istituita con la legge di stabilità 2014 dal Governo Letta.

Come scrivemmo tempo addietro, però, altro motivo del contendere legato alla nuova tassa, era dato dal fatto che alcune municipalità fissarono le aliquote per la prima rata a maggio, mentre la maggior parte non lo fecero (soprattutto per motivazioni legate alle imminenti elezioni amministrative). In seguito ad una riunione Governo – ANCI (l’associazione dei Comuni italiani) venne decisa una proroga per la fissazione delle aliquote a fine luglio e richiesto un anticipo per il mancato incasso legato al posticipo del termine.

Il motivo di tanta complessità è dato dal fatto che le maggiorazioni rispetto all’aliquota base (1 per mille per la prima casa) sono vincolate alla concessione di detrazioni da parte dei singoli comuni, mentre per l’IMU le detrazioni erano fisse a livello nazionale. Ciò significa che sarà possibile avere fino a 8 mila applicazioni diverse della TASI, e che – a causa della sua struttura, secondo Fracaro e Saldutti – “finirà per essere una tassa regressiva: inciderà, in proporzione, di più sugli immobili di minor valore e sulle famiglie con i redditi più bassi perché le detrazioni non sono paragonabili a quelle in vigore con l’Imu”.

Stando ai dati riportati ieri da Corriere e Repubblica, 3.100 Comuni su 8.000 non hanno ancora deliberato. L’aliquota media fin qui registrata è pari al 2,46 per mille su un massimo di 2,5 (per la prima casa). Inoltre, lo 0,8 per mille aggiuntivo legato alla concessione di detrazioni (che fa salire quindi il tetto al 3,3 per mille) è stata la scelta “di molti grandi municipi e di numerosi piccoli centri”.

Ciò che conta, ad ogni modo, rimane il calcolo complessivo della pressione fiscale sugli immobili, cioè il “quanto pagheremo”. Secondo Confedilizia, se nel 2012 il totale era pari a 23,7 miliardi e nel 2013 a 27 miliardi, nel 2014 oscillerà tra i 33 e i 36 miliardi.

Lo Stato decide quindi di incassare dove la stragrande maggioranza degli italiani ha deciso di incanalare i propri risparmi, oltreché le proprie rendite, e vista la difficoltà nello smobilitare nel breve-medio periodo (stante le attuali condizioni di mercato) tali investimenti se ne approfitta, aumentando al contempo la tassazione sul risparmio al 26% (meglio conosciuta come “rendita finanziaria”) e mantenendo al 12,5% quella sulle proprie obbligazioni. Quella che Seminerio chiama la “grande compensazione” tra ricchezza privata e debito pubblico sta pian piano rivelando la propria portata, favorita da una mancata diversificazione del rischio da parte degli italiani e da logiche di breve periodo, ovviamente incentivate dallo Stato stesso.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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