Tanti cantieri, troppi leader: prove di sinistra antirenziana per Civati & co.

12/05/2015 di Edoardo O. Canavese

Con l’addio di Civati dal Pd si aprono nuovi scenari per la sinistra radicale, sempre più ricca di idee e di leader. Ecco come si muove la nebulosa rossa, tra il tramonto del progetto “Lista Tsipras” e il tentativo di spallata antirenziana alle amministrative.

E Pippo se ne va – Alla fine il lungo equivoco è stato risolto: Pippo Civati ha lasciato il gruppo della Camera Pd e di fatto lo stesso partito. Una decisione, sostiene, motivata in particolar modo all’approvazione dell’Italicum, da lunedì 4 nuova legge elettorale. E dai modi: fiducia del governo che toglie fiducia al deputato monzese. Di fiducia, nel governo Renzi, non ne ha mai avuta, scrive nel post di commiato. Ma la diede, all’insediamento del rivale fiorentino, per non uscire dal partito. Non prima però di aver consultato la sua base, via blog, che si disse a favore. Senza poi replicare quel gesto. L’uscita di Civati dai Democratici va ad arricchire il già copioso parterre di aspiranti leader e cantieri politici che stanno nascendo a sinistra del Pd e ci permette una indagine critica degli obiettivi politici ed elettorali di un’area da vent’anni in progressivo smarrimento rappresentativo.

Nuovo elettorato – Di spazio ad est del Pd ce n’è tanto, dice Civati. Dem delusi, pentastellati disillusi, astensionisti recidivi. Nessun progetto di aspirazione minoritaria, aggiunge. Insomma, il monzese punta in alto. E lo fece anche in occasione delle primarie 2013 quando, nonostante lo scarso risultato ottenuto al Congresso, accarezzò l’idea di un secondo posto che mettesse i bastoni tra le ruote al vincitore. Arrivò “terzo, ma quasi secondo”. Oggi non punta ad un nuovo, immediato partito. Entra nel gruppo misto, in attesa di nuove fuoriuscite, chi democratici chi grillini, che gli consentano la nascita di un nuovo gruppo. Ma fuori lavora per una reunion della sinistra. Che vada da Rifondazione al centrismo prodiano, passando da Vendola e Coalizione Sociale di Landini, attirando a sé i malumori cigiellini e cavalcando la vivacità della Fiom. Ambizioso, tanto quanto ardito. Perché, è cosa di strettissima attualità, i listoni mancini spesso impattano contro il muro del protagonismo. Citofonare Spinelli per ragguagli.

L’Altra delusioneLista Tsipras non trova pace. Nata in occasione delle Europee ‘14 sull’onda dell’antirenzismo in Italia e dell’entusiasmo filellenico per il leader di Syriza, oggi agonizza a Bruxelles, soffocata dal campanilismo partitico e dai veleni incrociati dei suoi genitori. L’ex editorialista di Repubblica Barbara Spinelli, già garante de L’Altra Europa, ieri ha annunciato il suo addio al progetto politico. Perché tale è rimasto, nulla di più. Peggio, i suoi vertici ne ipotizzavano una non meno chiarita confluenza in un nuovo soggetto politico insieme alle radicali e alla minoranza dem (di oggi la minaccia di fuga di Fassina). L’Altra Europa presa come vettore di voti, non di idee. Troppo per la Spinelli, che ha accusato la Lista di agire ad uso e consumo dei suoi partiti di riferimento, Rifondazione e Sel. Un cantiere di superamento del particolarismo a sinistra che chiude per litigi tra i troppi direttori dei lavori: una lezione con cui Civati, o Landini, o Pisapia, o un altro dei troppi aspiranti capicantiere dovrà tenere a mente.

Spallata amministrativa – Nel breve periodo, l’obbiettivo della nebulosa rossa è ingolfare il carro di Renzi. Scioperi in piazza, interviste al veleno, proteste in Parlamento. E opposizione attiva alle amministrative. La Liguria costituisce la vera scommessa di Civati, su cui probabilmente ha investito molta parte della sua fuga dal Pd: senza la sua sinistra (nella fattispecie l’ex dem Pastorino) il Pd (nella fattispecie la renziana Paita) diventa impresentabile, e rischia di far vincere la destra. In queste settimane la candidata dem ha assistito ad una continua erosione del proprio consenso, a tutto vantaggio della (solo qui) rediviva Forza Italia e della sinistra. La scesa in campo di Toti e lo status di indagata hanno peggiorato la sua posizione e rischiano di portar via al Pd un feudo storico. E nel frattempo la Camusso invita a non votare in Veneto, Moretti compresa. E Renzi, pressato anche dalle polemiche sulle opinabili candidature in Campania (da De Luca in giù), si dimena ma arranca.

Questione di coerenza – Torniamo al principio, all’addio di Civati e della Spinelli. Non senza strascichi polemici, non tanto per gli addii in sé, quanto per l’opportunismo parlamentare. Civati, nel 2011, chiese alla lombarda senatrice Baio di non lasciare il Pd per l’Api, ma di lasciare il seggio parlamentare “per coerenza”. Una ragionamento che non solo oggi frana rispetto a quanto da lui espresso, nelle frequenti minacce di addio al gruppo Pd. La Spinelli prima delle Europee promise di dimettersi dal seggio una volta eletta, promettendolo al giovane Sel Furfaro; tuttavia, incassate le 64mila preferenze, è rimasta al suo posto, né oggi, uscita da L’Altra Europa, vi rinuncia. E’ inutile ed un filo imbarazzante che sovente dalle macroregioni del pensiero rosso ci si erga a paladini di un fair play civico di fronte agli inciampi degli avversari politici, quando poi si finisce di ricadere in quegli stessi, incrollabili vizi di cultura. Per coerenza.

 

 

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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