Di talk show, etica ed errori della sinistra

27/11/2014 di Francesca R. Cicetti

L’intellettuale di sinistra non è bestia da talk show. La sloganistica, l’opinione da sessanta secondi, il botta e risposta, distruggono il complesso di superiorità morale di cui è sempre stato un po’ malato, e il rigetto nei confronti di questa malattia è finalmente maturato

In fondo, non c’è nessuno più antipatico dell’intellettuale di sinistra. Quello ecologista, naturalista, vegano, censore e moralista. L’ometto con gli occhiali e la barba sovietica, che si muove in autobus per non inquinare e sfoglia Baudelaire, esclusivamente in francese. Il compito dell’intellettuale di sinistra, o del presunto tale, è riaffermare la propria indiscussa superiorità etica, in ogni momento della giornata. È risaputo come questa specie sia, da sempre, la rovina della sinistra fatta come si deve. E lo sia in particolare oggi, nel momento in cui la politica (ci piaccia o no) si gioca sugli schermi televisivi.

L’intellettuale di sinistra non è bestia da talk show. La sloganistica, l’opinione da sessanta secondi, il botta e risposta, distruggono il complesso di superiorità morale di cui è sempre stato un po’ malato. Il mercato della sinistra non ha mai avuto un’impennata, a prescindere dal crollo dell’era, dai successi o dagli insuccessi politici, dai fallimenti del cinema, della tivù e via dicendo. Forse perché gli storici pionieri della politica televisiva sono stati di destra, provocando nei telespettatori dello schieramento opposto un’allergia al genere. Se lo fanno loro, non possiamo farlo anche noi, sempre in virtù della supremazia etica decantata, stendardo di mille battaglie. Così, ascolti in ribasso, audience addormentata, e una particolare incapacità di rinnovamento.

E il rigetto nei confronti di questa malattia è finalmente maturato. Di seguito viene la noia, lo zapping, il disamoramento. E, perché no, il menefreghismo e l’astensione. Non si rischia di essere catastrofisti, perché in apparenza oggi i voti si accalappiano molto più sugli schermi che nei comizi, via Twitter che porta a porta, almeno a livello nazionale. E allo stesso modo si raccoglie l’interesse, depositato per lo più in lidi che raramente si è osato esplorare. Parafrasando Carlo Freccero – il pensiero critico forte e diverso, quello che vale davvero la pena, si manifesta altrove. Nella letteratura, nella narrativa, nelle serie televisive. E ce ne siamo accorti troppo tardi.

Il moralismo e la superiorità etica hanno firmato la loro condanna a morte. Da qualche anno non premiano più, anzi, sono il fardello della sinistra da intellettuali. Premia maggiormente, per lo meno in termini di voti, l’irruzione renziana, che ha letteralmente spaccato gli schermi. Eppure c’è chi accusa il premier di non essere abbastanza di sinistra. E sì, è vero che si è accodato a una tradizione non sua, per rottamare, per scalare le vette, ma non è certo alle sue apparizioni televisive che si allude, in quelle occasioni. Eppure, neppure questo è un fattore da escludere completamente. Destra e sinistra sono anche questioni di stile.

The following two tabs change content below.

Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
blog comments powered by Disqus