L’IRAP e la sua abolizione

25/04/2014 di Giovanni Caccavello

Il governo taglierà l'IRAP del 10% entro la fine dell'anno in corso. Troppo poco, considerando quanto essa si possa considerare tra le forme di tassazione anti-crescita più forti

Abolizione IRAP tassa

L’IRAP – L’IRAP, imposta regionale sulle attività produttive, è una tassa totalmente ingiusta – diciamo noi – che nacque nel 1997, tramite decreto legislativo per volere dell’allora governo Prodi. Dopo una serie di mini modifiche, nel 2008, divenne un’imposta regionale ed assunse tutte le caratteristiche odierne. Nella sua forma più comune è una tassa che grava sugli imprenditori poiché colpisce il valore della produzione netta delle imprese. E’ inoltre, l’unica tassa italiana che colpisce il fatturato e non l’utile.

Incasso netto – Il 90% del gettito dell’IRAP viene destinato a livello regionale con lo scopo di finanziare il fondo sanitario nazionale, come quota parte della spesa pubblica. Secondo il ministero dell’economia e delle finanza, circa il 30% della spesa sanitaria italiana viene sostenuto attraverso l’IRAP. Secondo la CGIA di Mestre, lo Stato nel 2012 ha guadagnato oltre 33 miliardi di Euro dall’IRAP. Un articolo del Sole 24 Ore dell’11 Marzo 2014 fa notare come, nel 2013, oltre 2/3 del gettito totale dell’IRAP –  cioè 24,8 miliardi di Euro – sino stati sborsati dal solo settore privato. Gli imprenditori italiani rinunciano così a circa 25 miliardi di Euro all’anno. Anziché investire in tecnologie, macchinari, marketing, capitale umano e via dicendo, il settore privato si trova costretto ad “affamare la bestia”, quel gran leviatano che è lo Stato, senza ricevere nulla in cambio. Zero investimenti, zero assunzioni, zero salari più alti, minor produttività, minor crescita.

Cosa fare? – Molti sosterranno la necessità di non inficiare il settore sanitario, affermando la necessità di mantenere una tassazione di questo tipo per il bene del Welfare pubblico – un Welfare ad oggi inefficiente e sprecone. Qualcuno d’altro farà un ragionamento logico e comprensibile, cioè che se non si riescono a trovare dieci miliardi per i famosi ottanta euro, o in passato i 4 miliardi per l’IMU, allora andare a tagliare di netto una tassa come l’IRAP, il cui ammontare è di 33 miliardi, risulterà piuttosto difficile, per non dire impossibile. Come al solito il problema, però, è rappresentato non tanto dall’impossibilità di tagliare, ma dalla capacità di farlo in modo intelligente e di avere la volontà di contrastare le forze (vere caste) oppositrici. Mettere un po’ a dieta la sanità pubblica non sarebbe, ad esempio, una scelta sbagliata dato che spende troppo e male (vedere, d esempio, la questione dei costi standard non applicati), da troppi anni urgono riforme in materia continuamente rimandate a discapito del funzionamento generale del sistema sanitario – anche a causa di quella parte d’Italia ipocritamente pronta ad insorgere al minimo taglio, anche laddove, magari, si potrebbe risparmiare e migliorare l’efficienta con poche e semplici regole.

Austerity Intelligente – Secondo le parole dell’ex viceministro all’economia Mario Baldassarri, intervistato da La Stampa, solo 3 dei 33 miliardi dei sussidi alle imprese vengono effettivamente distribuiti al settore privato, venendo assorbiti per 10/11 da quei carrozzoni pubblici che tutti conosciamo. Dei 33 miliardi che servirebbero per coprire il buco derivante dall’IRAP, in un modo molto semplice, avremmo già trovato tra i 20/25 miliardi, qualora si decidesse, una volta per tutte, di tagliare quasi totalmente una politica di sussidi capaci solo di aumentare l’inefficienza del mercato e distorcene la concorrenza. Ne guadagnerebbero le imprese sane, capaci di avere un maggior potere d’investimento e, di conseguenza, di espansione.  Mancherebbero dunque circa 8 miliardi, ma questi sarebbero già sotto la lente di ingrandimento del Commissario Cottarelli e del governo Renzi. Tanti altri miliardi si potrebbero trovare andando a tagliare in modo serio e non lineare la pubblica amministrazione, oppure i costi delle regioni che ricevono dallo stato oltre 78 miliardi e sono fonte di sprechi inutili e a volte imbarazzanti.

Meno tasse per rilanciare l’economia –  Ecco che le risorse per eliminare l’IRAP, o per ridurla di una percentuale veramente consistente, potrebbero essere trovate, se solo vi fosse la volontà politica di intervenire e cambiare, seriamente, il mercato imprenditoriale e industriale italiano, in un’ottica non più semi-statalista, ma veramente di concorrenza, merito e capacità, senza che i sani paghino per mantenere in vita gli inefficienti, il cui futuro produttivo appare già segnato, rischiando così di ripercuotersi sull’impresa sana del Paese. L’IRAP risulta essere un tassa ingiusta che aggrava la vita delle centinaia di migliaia di imprenditori che si trovano costretti ogni anno a versare cifre esorbitanti allo stato senza ricevere alcun tipo di servizio in cambio. Il governo dovrebbe provare a guardare oltre le alpi, ed in particolar modo oltre la manica, dove, negli ultimi anni, la tassazione è stata drasticamente tagliata, per imparare a stimolare veramente un economia vicina al collasso.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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