“Svuota carceri”: tutto resta com’è, mentre l’Europa ci condanna ancora

29/06/2013 di Giacomo Bandini

Il dramma quotidiano dei carcerati italiani e i motivi alla base delle storiche inadeguatezze del nostro sistema

Sempre e solo B. – “Non si parla di Berlusconi”. E questa di per sé potrebbe già essere una notizia. In realtà è stata la precisazione del Ministro Cancellieri in seguito alle prime accuse riguardanti il dl “svuota carceri” presentato nella conferenza stampa del governo questo mercoledì. Perché persino quando si tratta delle disumane condizioni dei carcerati italiani compare l’ombra di B., ma soprattutto l’ombra della politica italiana rivelatasi ancora una volta incapace ed inetta nell’affrontare un problema così serio. Si preferisce catalizzare l’attenzione sui processi che contano, come quello Ruby, piuttosto che sulla reale vita carceraria. Quella dei poveracci, di chi rubacchia, di chi si droga, di chi sopravvive. Bene, oggi non si parla di Berlusconi.

I dati reali – I numeri forniscono una panoramica abbastanza chiara delle difficoltà relative al sistema penitenziario nostrano. I detenuti sono all’incirca 66000 e vengono stipati in 206 istituti carcerari la cui capienza effettiva corrisponde a 44000 unità. 35 su 100 sono stranieri e circa il 25% sono tossicodipendenti ai quali se va bene continuano a comprarsi la droga in carcere, se va male vengono somministrati in modo sommario e continuo psicofarmaci senza alcuna vera assistenza. Il 40% dei detenuti si trova rinchiuso in custodia cautelare, ossia non ha ancora ricevuto una condanna definitiva, e tutto ciò si ricollega al malfunzionamento dell’intero sistema giuridico. Ultimamente è fuoriuscita un’altra percentuale. Il sintomo definitivo del degrado in cui versano le condizioni di questi 66000. Il 33% circa ha compiuto atti di autolesionismo, il 12% ha direttamente tentato il suicidio. Ultimamente un detenuto vi è anche riuscito, impiccandosi con il lenzuolo del proprio letto.

I precedenti e i richiami – La normativa Ue impone agli stati membri di fornire uno spazio pari a 7mq per detenuto. A Gennaio del 2013 è arrivata la quinta condanna da parte della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo in seguito alla denuncia di sette carcerati costretti ad un trattamento disumano per il quale avevano a disposizione meno di 3 mq a testa. I precedenti parlano poi di inadeguatezze sanitarie o casi di violenze subite all’interno del penitenziario. Ad oggi i ricorsi alla Corte sono stati 550. Questo poiché non esiste nessun meccanismo di ricorso interno al sistema giuridico italiano e proprio su questo argomento si sono soffermati parte dei richiami provenienti dalle istituzione comunitarie. Oltre ai soliti (noti) inviti a risolvere con urgenza la situazione di insostenibile sovraffollamento.

Storiche inadeguatezze – I problemi strutturali del sistema carcerario italiano sono noti e reiterati nel tempo. Celle sovraffollate, servizi inadeguati a partire dalle utenze base (luce e gas), condizioni igieniche pietose e livello sanitario base non rispettato, nessun programma di recupero credibile per chi commette reati minori o per i quali si può prevedere una riabilitazione dell’individuo. A tutto ciò si aggiungono i pesanti tagli alle strutture e al personale collezionati negli ultimi anni di spending review.

Il dl Cancellieri – Ecco allora spuntare un altro decreto legge con due previsioni fondamentali. Diminuire l’entrata e aumentare la fuoriuscita di detenuti. Per realizzare quest’ultima verrà ampliato il cosiddetto istituto della “liberazione anticipata” per i casi di riconosciuta e accertata buona condotta nei casi in cui rimangano meno di 3 anni di pena ancora da scontare, 6 mesi per i casi di tossicodipendenza. Inoltre sembra facilitata la via alla scarcerazione per coloro che partecipino attivamente ai programmi di rieducazione, sempre su valutazione del giudice a quo. Per diminuire poi le eccessive entrate il decreto pone l’accento sull’esigenza di diminuire l’uso indiscriminato della custodia cautelare rendendone più stringenti i criteri.

Nulla cambia, tutto rimane –Una disfunzione cronica” così è stato apostrofato il sistema carcerario dalla Corte di Strasburgo. La definizione calza. Soprattutto se si pensa che negli anni le misure adottate dai vari governi sono considerabili alla stregua di temporanei interventi-tampone. Nulla di strutturalmente significativo, e l’ultimo decreto legge non è da meno. Serve, per stessa ammissione della Cancellieri, a liberare 3-4 mila detenuti, nulla più. Confermando, al solito, che viviamo in un Paese dove guardare un po’ più in là è impossibile e oltre la collina ci troviamo di fronte sempre lo stesso orribile panorama.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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