Svolta in Portogallo: Governo affidato al socialista Costa

28/11/2015 di Michele Pentorieri

Dopo il fallimento di Passos Coelho nella creazione di un Governo di minoranza, il testimone passa al suo avversario. Che promette la fine dell’austerità e maggiore giustizia sociale.

Portogallo

Dopo quasi due mesi di stallo politico, il Portogallo si avvia finalmente ad avere un Governo. Il Presidente Anibaco Cavaco Silva ha rotto gli indugi ed ha affidato al socialista Antonio Costa l’incarico di formare un Governo. L’epilogo della crisi politica portoghese arriva al termine di un lungo periodo di incertezza figlio dei risultati elettorali dello scorso 4 Ottobre.

Dopo i 4 anni di Governo guidato da Pedro Passos Coelho caratterizzati da misure di austerità e tagli ai servizi, ci si aspettava all’appuntamento elettorale una sorta di plebiscito dei portoghesi in favore dei socialisti. Tuttavia, le urne hanno assegnato la vittoria ancora a Coelho e alla sua coalizione conservatrice Portugal à Frente. Le percentuali sono state però tutt’altro che confortanti (36.8%) e i seggi guadagnati meno di 100. Per ottenere la maggioranza assoluta ed una prospettiva di Governo stabile, i seggi sarebbero dovuti essere 116 e la percentuale del 45%. Alle sue spalle incombeva lo spettro del socialista Antonio Costa, che ha ottenuto il 32.3% dei consensi e 80 seggi in Parlamento. All’indomani del voto, il Presidente della Repubblica ha affidato a Passos Coelho, come nel 2011, il compito di formare un Governo, al quale si sono da subito opposti i socialisti di Costa e il Bloco d’Ezquerda, formazione simile alla greca Syriza, che ha ottenuto un sorprendente e forse insperato 10.22%. I lavori di Passos Coelho per la creazione di un Governo di minoranza si sono conclusi circa due settimane fa. Il Parlamento si è tuttavia opposto categoricamente a tale soluzione, sfiduciando subito il Governo. Ciò è potuto accadere grazie all’alleanza tra i socialisti, i comunisti ed il Bloco d’Ezquerda. Alleanza che, più o meno, è la stessa che sulla quale si fonda l’esistenza del Governo che si appresta a governare il Portogallo nei prossimi anni.

Malgrado la reticenza e l’ostracismo nell’affidare il Paese ad un socialista mostrati dal Presidente Silva, lo scorso Mercoledì ha finalmente preso atto che era l’unica soluzione per uscire dall’impasse. Prima del passo ufficiale, però, ha fatto firmare a Costa un documento col quale il Primo Ministro si impegna a rispettare gli accordi con Europa e NATO. Una sorta di rassicurazione nei confronti della Troika, che ha assistito con molta attenzione – e apprensione- alla disfatta post-elettorale di Passos Coelho che, di fatto, aveva applicato al Portogallo per intero, o comunque in buona parte, il pacchetto di misure di austerity prescritte al Paese.

Dopo anni di recessione, l’economia lusitana è in rialzo: la crescita del PIL è sopra la media europea ed il tasso di disoccupazione è sceso al 12.4%. Il fattore che ancora preoccupa è l’enorme debito pubblico, secondo solo a quello di Grecia ed Italia. Il programma di Costa è chiaro: riportare il Portogallo fuori dalla morsa dell’austerità, aumentando la spesa pubblica e il salario minimo, oltre a bloccare le privatizzazioni. Il nuovo Governo sarà formato da membri del Partito socialista, ma godrà dell’appoggio esterno del Bloco d’Ezquerda e dei comunisti. Fatto storico poiché, ad eccezione dei Governi provvisori post-rivoluzione dei garofani, questi ultimi sono sempre stati all’opposizione.

Permangono comunque molti dubbi sull’effettiva capacità di Costa di governare il Paese tenendo fede agli impegni elettorali e alla sua alleanza con la sinistra più radicale ma al contempo evitando di sforare i parametri europei. Molti sono, infatti, i potenziali motivi di preoccupazione su entrambi i versanti.

Dal punto di vista dell’alleanza con gli altri partiti di sinistra, i comunisti hanno come obiettivo l’uscita del Paese dalla NATO e, per questo, si sono già rifiutati di firmare il documento del Presidente della Repubblica. Lo stesso tipo di ostilità lo riservano, insieme al Bloco de Izquerda, alle istituzioni europee, tanto che molti di quelli che appoggiano il neonato Governo sono o sono stati in passato anti-euro e anti-UE. Sull’altro versante, le istituzioni finanziarie europee sono preoccupate che il Portogallo possa trasformarsi in una Grecia-bis, mandando all’aria tutte le riforme pro-austerity varate finora dal vecchio Governo.

Insomma, i margini di manovra di Costa non sono vastissimi. La sfida più importante sarà saper bilanciare sapientemente queste due tendenze opposte, tenendo fede alla sua alleanza con la sinistra senza indispettire troppo Europa e NATO. Solo così il neo-Primo Ministro potrà avere chances di arrivare alla fine del mandato senza prima soccombere alle forze centrifughe.

The following two tabs change content below.

Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
blog comments powered by Disqus