Svezia e Finlandia, se la “Nuova Russia” fa tremare i non allineati

03/12/2014 di Andrea Viscardi

La lotta per creare un solido deterrente alla rinata politica di interesse russa, si giocherà - per quanto riguarda l'Europa - anche e soprattutto sulle future posizioni di Svezia e Finlandia: e le azioni di minaccia da parte di Mosca sono già iniziate

Svezia, FInlandia, Russia e Nato

Dall’escalation di tensione tra occidente e Russia, nell’area baltica e dell’Est Europa, al momento, non ha guadagnato nulla nessuno. Non l’ha fatto Mosca, impantanata tra le sanzioni economiche e la situazione del Donbass, che sembra oramai aver fatto dimenticare la “vittoria” in Crimea; né lo faranno gli stessi indipendentisti ucraini, almeno nel lungo termine. Il loro “stato” dovrà appoggiarsi, per la ricostruzione industriale e per il futuro assetto economico, solo ed esclusivamente alla generosità di Putin (e della mafia e dell’oligarchia russa), essendo totalmente isolato in campo internazionale. Per non parlare, poi, ovviamente, di Kiev.

Ci sono, però, altri protagonisti che hanno risentito fortemente della destabilizzazione e del rinnovato disequilibrio geopolitico dell’area. I primi sono stati gli stati baltici per eccellenza: Estonia, Lettonia e Lituania. Nel corso degli ultimi dodici mesi, il rinnovato spirito nazionalistico di Vladimir Putin ha portato a più di una provocazione, anche di tipo militare. Basti pensare allo sconfinamento dei jet e delle navi di Mosca, come all’ingresso di un aereo spia, avvenuto il 21 ottobre, nel territorio estone: una delle più gravi violazioni dello spazio aereo dalla fine della Guerra Fredda. Provocazioni che, nella realtà, rimangono tali e atte a mettere alla prova la indubbiamente debole capacità di reazione aerea da parte della NATO nell’area. Difficile, infatti, credere che la Russia possa veramente covare mire verso i tre stati. O, meglio, a fronte di sicuri interessi geopolitici, Putin non è così ingenuo da pensare di poter utilizzare anche solo un quarto dell’aggressività messa in campo con Kiev verso stati appartenenti alla NATO. Sempre che non voglia, sul serio, dare il fischio d’inizio alla terza Guerra Mondiale.

Riga, Tallin e Vilnus, che mai negli ultimi anni – come molti altri stati nati dal disfacimento del’URSS – hanno smesso di alzare la voce verso la NATO per sottolineare la minaccia rappresentata da Mosca, hanno colto la palla al balzo. La prima mossa è stata quella, logica, di un aumento rilevante del budget militare. La seconda, molto più strategica, è stata porre forti pressioni in capo alla NATO per la creazione di basi permanenti nei loro territori. Un legame più stretto con gli alleati dell’ovest significa sì maggior sicurezza, ma anche una rinnovata importanza strategica sia nelle dinamiche interne all’Alleanza Atlantica, sia verso la stessa UE. I tre hanno avuto modo di amplificare i rispettivi rischi nel nuovo gelo tra i blocchi per utilizzarlo, non secondariamente, come arma di politica interna: riaccendendo, da una parte, un certo spirito nazionalistico e, dall’altra, per contrastare le minoranze e i partiti filo russi, in particolar modo in Lettonia, ove questi rappresentano ben un quarto della popolazione.

Ben diversa, invece, la situazione di altre due nazioni storicamente non allineate: Svezia e Finlandia. I fatti dell’ultimo anno aprono interrogativi delicati in capo ai governi di Stoccolma ed Helsinki, anche considerando quanto le incursioni russe pesino come un macinio e assumino tutt’altro significato rispetto a quelle già citate e portate verso stati NATO.

Prendiamo, ad esempio, quanto accaduto il 17 ottobre in Svezia, quando un segnale di emergenza proveniente – presumibilmente – da un sottomarino è stato intercettato dalla Marina. Per circa un mese il mistero si è infittito, mentre le autorità nazionali avevano messo in atto una vera e propria caccia navale risoltasi con un buco nell’acqua. Sverker Göransson, comandante supremo delle forze armate svedesi, ha quindi confermato, il 17 novembre, come si trattasse, effettivamente, di un sottomarino, ma la cui nazionalità non è stata individuata. Il problema sollevato da tale vicenda, è doppio: si trattava di un sottomarino russo effettivamente in avaria durante un’operazione di sconfinamento, o è stato un chiaro segnale da parte di Mosca, per sottolineare come i propri mezzi possano tranquillamente arrivare innanzi alle coste svedesi senza essere individuate dalla tecnologia difensiva di Stoccolma? Un’opzione, questa, che potrebbe contenere un messaggio intimidatorio atto a scoraggiare un qualsivoglia avvicinamento alla NATO. Sicuramente, se l’obiettivo era di rivangare nella memoria della popolazione i ricordi delle tensioni e delle continue incursioni sovietiche durante la Guerra Fredda, è stato portato a termine con successo.

Una reazione, forse, alla firma dell’Host Nation Support Memorandum of Understanding in occasione del vertice NATO in Galles – sostenuto anche dalla Finlandia – per favorire la cooperazione tra i due stati baltici e l’Alleanza Atlantica. Stoccolma e Helsinki, infatti, rappresentano geopoliticamente due elementi chiave per il futuro degli equilibri est-ovest, sia da un punto di semplice dislocamento strategico che, in un futuro non auspicabile, di qualsivoglia operazione contro la Russia. Significherebbe avere pieno accesso, navale e aereo, a tutta l’area del Mar Baltico, senza la necessità di dover arginare un fastidioso cuscinetto di neutralità. Incrinare l’asse tra questi due stati e la NATO, sarebbe un durissimo colpo inflitto da Mosca al sistema di difesa collettivo europeo.

La partita, infatti, è tutta da giocarsi: in Finlandia, il neo Premier Alex Stubb ha recentemente dichiarato come Helsinki avrebbe già dovuto aderire all’Alleanza nel 1995, in contemporanea con l’ingresso nell’Unione Europea. Ma oggi, nel suo Paese, le resistenze in tal senso sono parecchie, a partire da quelle del Presidente Niinistö, per non parlare dagli stessi finlandesi, che con l’aumentare delle tensioni nell’area sembrano essersi riallineati in toto sulle tradizionali posizioni neutraliste.

Diverso, invece, il discorso per Stoccolma. Per la prima volta, un sondaggio ha riportato come il 37% della popolazione – contro il 36% – sarebbe favorevole ad un ingresso della Svezia nella NATO. Un cambiamento drastico se consideriamo che, solo ad inizio anno, lo stesso sondaggio dava addirittura il 56% degli svedesi contrari. Un bel problema per il Premier socialdemocratico Kjell Stefan Löfven, da sempre contrario all’ipotesi adesione, e che ha dichiarato a fine ottobre: “Abbiamo chiaramente detto che staremo fuori dalla NATO, mantenendo e aumentando, se possibile la cooperazione reciproca”. La lotta per creare un solido deterrente alla rinata politica di interesse russa, si giocherà – per quanto riguarda l’Europa – anche e soprattutto sulle future posizioni di questi due stati.

The following two tabs change content below.
Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus