Svecchiamo il cinema italiano

17/06/2014 di Jacopo Mercuro

Cinema italiano

Paese che vai usanze che trovi. Il proverbio è chiaro a tutti e le usanze che abbiamo anche; tra le più antipatiche c’è quella della polemica forzata e portata all’estremo, che ci rigetta continuamente nell’oblio del disfattismo. Esattamente una settimana fa, si sono svolte le premiazioni per consegnare il prestigioso David di Donatello, il più importante premio cinematografico italiano, incoronando come miglior film Il capitale umano di Paolo Virzì. Un appassionato di cinema che non ha avuto modo di guadare la diretta cosa fa? La mattina successiva, incuriosito, accende il suo computer, apre internet e digita David di Donatello. Ora, se vi aspettate che i primi risultati siano link che parlano dei vincitori del premio vi sbagliate di grosso. Le pagine che il motore di ricerca evidenzia recitano, più o meno, tutte così: “Gaffe al David di Donatello”. Cosa sarà mai successo? Nulla di così grave, le prime notizie riguardano gli “scivoloni” e le polemiche che hanno assalito il conduttore livornese Paolo Ruffini. Quello che è accaduto è stato sulla bocca di tutti per una settimana e credo, anzi spero, abbia già stancato la maggior parte di voi. Alcune considerazioni a mente fredda, però, sono dovute.

Il comico livornese, nelle vesti di presentatore, è finito al centro di grandi polemiche per il suo comportamento, a detta dei molti bacchettoni, poco consono. Partendo dal presupposto che ci si dovrebbe prima di tutto chiedere il motivo per il quale Ruffini sia stato messo a condurre un evento così importante, visto che nel curriculum del comico si leggono film del tipo Natale a… o film del calibro di Fuga di cervelli. All’altezza o no, il buon Ruffini, era anche riuscito a centrare il punto e la linea da seguire per condurre un festival ormai troppo ingessato, nel quale i giovani sono pochi e i più grandi si propongono come dei mostri sacri del cinema, dandosi più arie dei loro colleghi americani, che magari qualche argomento in più per farlo lo avrebbero anche.

Vi racconterò una storia; ogni anno, nel periodo di marzo, tra le parti di Los Angeles, va in scena una sorta di premiazione, la notte degli Oscar, e sembra esser anche il più antico festival cinematografico. Ma di vecchio non ha proprio nulla. Credo di aver sentito dire come, gli Oscar, siano addirittura più importanti del David di Donatello, ma nonostante questo gli attori d’oltreoceano appaiano molto più rilassati e sorridenti. Insomma, nonostante sia una cerimonia vista da milioni di spettatori di tutto il mondo, e in grado di decidere le sorti di molte carriere, il cinema statunitense riesce anche a non prendersi troppo sul serio, e già questo basta per comprendere la differenza tra la nostra e la loro mentalità.

Le battute di Ruffini non erano il massimo della simpatia, ma quello che più ha preoccupato gli addetti ai lavori è stata la rottura di questa “immensa” sacralità dell’evento. Sacrilegio! La platea osservava e commentava indignata, quasi sconcertata, come in molti da casa. Torniamo della notte degli Oscar, dove quest’anno, vista la lunga durata dell’evento, a qualcuno è venuta fame. Ellen DeGeneres, la presentatrice dell’evento, ha pensato bene di prendere il telefono e ordinare pizza per tutti. Jared Leto, vincitore del premio come attore non protagonista, ne ha subito approfittato per offrirne un pezzo alla mamma. Brad Pit, Maryl Streep (praticamente tutti) sono stati immortalati mentre mangiavano la loro pizza. Risultato? Simpatia e ilarità. Dalle nostre parti invece è bastata qualche battuta mal riuscita per gridare allo scandalo, immaginate cosa sarebbe potuto succedere con qualche cartone di pizza.

Questa è la nostra realtà, abbiamo bisogno di svecchiare, anagraficamente e mentalmente, molti aspetti dell’Italia, in questo caso il mondo del cinema. Artisticamente parlando, nell’ultimo anno, le cose non sono andate ben oltre le aspettative, La grande bellezza ha vinto l’Oscar e Le meraviglie ha trionfato a Cannes nel Grand Prix speciale della giuria. Stiamo semplicemente tornando (si spera) ai livelli che ci competono, e per farlo non è d’obbligo una cravatta stretta a tal punto da soffocare, abbiamo tutti voglia di allentare un po’ quel nodo e respirare un’aria fresca e nuova.

 Vi lascio, infine, ad un altro video. Non saranno gli Oscar cinematografici, ma gli Emmy assumono ogni anno un’importanza maggiore negli Stati Uniti.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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