Il summit sulla sicurezza nucleare all’Aja e la provocazione di Pyongyang

27/03/2014 di Stefano Sarsale

Il Fatto – Mercoledì 26 marzo, la Corea del Nord ha lanciato due missili balistici a medio-lungo raggio Rodong, aventi una gittata massima che varia dai 1350 ai 1500 km, a seconda delle condizioni meteorologiche. Il lancio è stato effettuato da due piattaforme mobili situate a nord della Capitale Pyongyang e i vettori hanno percorso 650 km per poi precipitare nel Mare del Giappone. Si era da poco chiuso il vertice a tre tra Usa, Corea del Sud e Giappone a conclusione del meeting internazionale dell’Aja sulla sicurezza nucleare di martedì 25.

Prova pubblica di aggressività – All’Aja, 35 paesi su 53, tra cui l’italia, hanno firmato un accordo per rafforzare la sicurezza nucleare e tra le conclusioni v’è la denuncia all’escalation di provocazioni dovuti ai recenti test balistici a corto raggio. Mentre Russia, Cina, India, Pakistan e Nigeria hanno posto il loro ‘no’ all’intesa, la Corea del Nord ha espresso il suo parere passando ai fatti. L’azione è stata, infatti, subitanea e incisiva. Non è comunque la prima volta che Pyongyang effettua azioni simili. Decine di missili sono state lanciate dall’inizio dell’anno, ma da anni non venivano lanciati missili aventi una gittata capace di colpire, partendo dalle stazioni nordcoreane, obiettivi che spaziano dall’Iran a ovest fino all’Alaska a est. L’ennesimo test provocatorio arriva infatti pochi giorni dopo quelli ripetutamente condotti con missili a corto raggio Scud. Durante la nottata tra venerdì e sabato, Pyongyang ne aveva lanciati trenta, e altri sedici domenica. Alcuni giorni prima i lanci erano stati 25 in tre sessioni a distanza ravvicinata.

Ban Ki-Moon e Obama al vertice internazionale de l'Aja. Fonte: rainews24.
Ban Ki-Moon e Obama al vertice internazionale de l’Aja.
Fonte: rainews24.

La reazione USA. Il presidente Barack Obama ha subito definito inaccettabili il comportamento nord coreano, non mancando di definire l’azione come un’evidente escalation di provocazioni. Washington dichiara di aver avviato la consultazione sulle misure necessarie contro la violazione perpetrata dalla Corea del Nord, nel più grande quadro di mantenimento della stabilità nell’area. Anche il portavoce del Ministero della Difesa di Seul ha immediatamente condannato le azioni dello stato limitrofo. Secondo la Corea del Sud, si tratterebbe di una dimostrazione di forza finalizzata unicamente a focalizzare l’attenzione della comunità internazionale sulle capacità missilistiche nordcoreane e ad «alzare il profilo del Paese in un momento in cui la comunità internazionale sta mostrando la sua forte contrarietà verso il possesso di armi nucleari». Il Ministero sudcoreano ha altresì dichiarato che il lancio costituisce una grave ed evidente provocazione contro il Paese e la comunità internazionale, oltre a costituire una chiara violazione delle decisioni delle Nazioni Unite. Anche il Giappone ha fatto sentire la propria voce, parlando tramite la sua ambasciata a Pechino.

Un paese per vecchi – Da sessant’anni la Corea del Nord è governata dalla dinastia dei Kim, il cui ultimo esponente, Kim Jong-un, è succeduto al padre nel 2011. Negli ultimi decenni, è entrata in uno stato di isolamento quasi completo dal resto del mondo, principalmente a causa del suo atteggiamento bellicoso. L’apice è stato raggiunto nel marzo dello scorso anno quando Pyongyang ha dichiarato di essere entrata in stato di guerra con Seul, nonostante non ci siano poi state ostilità di alcun tipo. L’isolamento in cui il Paese si trova è principalmente dovuto ai test nucleari non autorizzati effettuati negli anni passati che hanno provocato nuove e pesantissime sanzioni internazionali. In realtà la situazione, per quanto apparentemente grave, non preoccupa in maniera eccessiva Stati Uniti ed alleati. Sono molti, infatti, gli elementi che suggeriscono che la retorica fortemente bellicosa del leader sia rivolta più al suo stesso popolo, piuttosto che agli altri Paesi. Da quando è salito al comando, l’erede della dinastia dei Kim sta costantemente cercando di legittimarsi agli occhi della propria popolazione ma soprattutto nei confronti delle istituzioni, dalle quali si sente minacciato: a quanto pare, Kim Jong-un è un leader giovane in un Paese altamente gerontocratico.

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Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
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