Il summit Russia-Ucraina-UE: il conflitto ucraino e le sanzioni economiche

27/08/2014 di Vincenzo Romano

A Minsk un incontro a tre, caratterizzato dalle tensioni per i dieci parà catturati da Kiev

Russia e Ucraina

Il Summit. La capitale bielorussa Minsk è stata il teatro dell’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin ed il presidente ucraino Petro Poroshenko, svoltosi ieri in occasione del summit Russia-Ucraina-UE sull’unione doganale. All’incontro hanno partecipato l’Alto Rappresentante per la politica Estera dell’UE, Catherine Ashton, ed il presidente kazako Nursultan Nazarbaev. L’incontro tra i leader russo ed ucraino si è svolto in un quadro interessato da tensioni crescenti che rimandano alla situazione nell’Ucraina orientale: l’ultima in ordine cronologico la diffusione di un video da parte del governo ucraino, con le interviste a 10 paracadutisti russi, arrestati ad una ventina di chilometri dal confine.

Le responsabilità di Mosca. Mosca ha spiegato la presenza dei 10 paracadutisti oltre confine come un errore. Uno di loro ha affermato di essersi reso conto dello sconfinamento oltre il territorio, solo al momento dell’attacco delle forze ucraine. Secondo una fonte del ministero della Difesa di Mosca citata dall’agenzia di stampa RIA Novosti “i militari facevano parte di una pattuglia impegnata lungo il confine russo-ucraino, lo hanno attraversato incidentalmente e per quanto ne sappiamo non hanno opposto alcuna resistenza al momento dell’arresto da parte delle forze militari ucraine”.  

Putin, Crimea e UcrainaL’incidente è avvenuto poco prima del Summit. Il faccia a faccia tra Putin e Poroshenko è il secondo da quando a febbraio è scoppiata la crisi nell’est dell’Ucraina. Due giorni fa, Poroshenko ha sciolto il parlamento di Kiev e convocato nuove elezioni politiche per il 26 ottobre. In una sua recente comparsa televisiva, Poroshenko ha motivato la sua scelta con il fatto che attualmente siedono in Parlamento molti dei sostenitori del deposto presidente Viktor Yanukovych, aggiungendo che la maggior parte degli ucraini aspira ad avere un nuovo parlamento.

Le dichiarazioni di Lavrov. Rassicuranti sembrano essere le dichiarazioni del capo della diplomazia russa Sergej Lavrov: “Siamo pronti a qualunque cosa per passare dallo scontro militare al dialogo civile, alla formazione di un governo di unità nazionale come previsto dall’accordo del 21 febbraio scorso”. Sempre ieri, la Russia ha annunciato l’invio di un secondo convoglio umanitario nelle zone dell’est dell’Ucraina sotto il controllo dei separatisti filorussi.

Le consultazioni con Berlino. Altrettanto importante è stato il colloquio telefonico, al margine, tra Poroshenko e il cancelliere tedesco Angela Merkel “sul processo di pace nel Donbass”: il primo ha espresso forte preoccupazione per l’intensificazione delle tensioni nell’area. È stata inoltre discussa la decisione del Presidente ucraino di sciogliere la Verkhovna Rada. Nel rapporto reso pubblico si legge che “le parti hanno concordato che i successivi passi dovranno soddisfare le aspettative della società civile ucraina e promuovere il rafforzamento degli istituti democratici”.  

Gli effetti delle sanzioni economiche. Il summit di Minsk ha costituito anche un’occasione per sottolineare le difficoltà che la Russia sta affrontando in seguito alle sanzioni economiche occidentali dovute allo scoppio della crisi Ucraina. Il Ministro dell’economia Alexei Ulyukayev ha confermato che, per venire in aiuto di Rosnef (principale compagnia petrolifera russa) a corto di finanziamenti, sta vagliando alcune opzioni. Ma il numero uno di Rosnef, Igor Sechin, riuscirà difficilmente ad ottenere gli oltre 31 miliardi da lui richiesti per la ricapitalizzazione del gigante petrolifero. Il Cremlino, intanto, ha già cominciato a pompare fondi nelle compagnie in difficoltà attraverso il fondo sovrano creato con i proventi del gas e del petrolio. Lunedì scorso è stato annunciato un pacchetto di soccorso per VTB e Rosselhozbank, la seconda e la quinta banca del paese, anch’esse fortemente penalizzate dalle sanzioni economiche, non potendo più accedere ai capitali occidentali.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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