Sulle primarie Pd in Campania (e le primarie in generale)

02/03/2015 di Edoardo O. Canavese

In Campania De Luca, condannato e decaduto, vince le caotiche primarie Pd: comunque meno di quelle del 2011, ma non di quelle liguri e venete, che confermano la crisi di questo strumento di democrazia partecipata, come l'incapacità di una classe dirigente di porvi rimedio

Candidato condannato – La vittoria di Vincenzo De Luca alle primarie per le elezioni regionali ha sorpreso i più, nel Pd. Per le sue premesse, per come è avvenuta, per il personaggio De Luca. Partiamo dal principio. Nel 2011 le primarie per il comune di Napoli gettarono nel caos i democratici, costringendoli ad annullarle per evidenti brogli. Quest’anno il copione ha rischiato di ripetersi, a causa dell’ingestibile trama di correnti dem che serpeggiano nel ventre stanco della politica campana. Diciamo “rischiato”, perché, piuttosto sorprendentemente, le primarie di ieri si sono risolte in un “quasi-successo”, confrontate con l’esperienza partenopea. Tuttavia non passano in secondo piano gli imbarazzi di un partito costretto a mangiarsi e rigurgitare candidati, come l’ex Sel Gennaro Migliore e quello stesso Andrea Cozzolino cui fu ricondotta la paternità dei brogli del 2011. Né si può ignorare la vittoria di De Luca, fresco fresco di condanna per abuso d’ufficio e decaduto da sindaco di Salerno per la legge Severino.

primarie-Pd-De Luca
ex sindaco di Salerno, ex vice-ministro, condannato per abuso d’ufficio e ora vincitore delle primarie per il candidato alla presidenza della Regione Campania (per la seconda volta). Vincenzo De Luca è ed è stato molte cose nella politica italiana.

Il premier e lo sceriffo – Strano rapporto, quello tra Renzi e De Luca. Nel 2013 il sindaco di Salerno, nonché viceministro del governo Letta, alle primarie sostenne il fiorentino e condannò Cuperlo alla sconfitta in Campania; due mesi dopo però, Renzi giurava come premier e De Luca tornava alle sue sole occupazioni di sindaco. Oggi, decaduto e condannato, esulta e rivendica il ruolo di “garante del renzismo campano”. E Renzi è costretto a ringraziare e a sostenerlo, non è chiaro con quanta voglia. Non c’è condanna che tenga, il risultato è netto e il partito deve difenderlo. Almeno fino al secondo ricorso degli avvocati dell’ex sindaco contro la condanna, perché il primo è stato stracciato, il tutto nella speranza che un ricorso successivo alla vittoria alle regionali possa mantenerlo in sella come capitato a De Magistris a Napoli. Un grande, grave azzardo.

La condanna di Saviano – Il giornalista napoletano dalle colonne di Repubblica aveva invitato i militanti dem a non prestare il proprio voto al gioco del Pd campano. “De Luca e Cozzolino sono esponenti della stessa politica degli ultimi vent’anni”, ha tuonato Saviano, mettendo a nudo le contraddizioni in essere tra il rivendicato e propagandato fattore Renzi, quello del cambiamento e della trasparenza, e Vincenzo De Luca. Banalmente il Pd, incapace di scardinare logiche di potere cristallizzatesi negli anni, ha rinunciato a costruire in Campania alcun laboratorio politico e programmatico. Il risultato è una Regione abbandonata in mano alla caotica amministrazione Caldoro, in cui il centro-sinistra si è affidato gioco-forza a quel che resta del sistema Bassolino. Approfondendo così, domani se non già oggi, una questione spesso ricorrente nel dibattito democratico: ma le primarie, in fondo, servono?

Dilemma primarie – Nate sulle ali dell’entusiasmo dell’Ulivo di Prodi e Arturo Parisi, dopo dieci anni mostrano già i primi, profondi segni di debolezza. Ad essere onesti il sistema primarie non ha mai funzionato in modo limpido e ordinato, perché spesso più politico che “giusto”. Ma di fronte alle file fuori da circoli e gazebo ci si è sempre tolti il cappello. Oggi tuttavia la deriva anarchica che sta assumendo, condita di puntuali sospetti, scorrettezze, faide tra capibastone locali, punge i nasi dei vertici renziani. Che già furono ad un passo dal loro annullamento in Liguria a gennaio, e che avrebbero tanto voluto fare lo stesso in Campania. L’idea di “democrazia partecipata” delle primarie non è più in cima alla lista dei desideri del nuovo Pd, che all’agone intestino preferiscono l’unità, non solo esibita ma praticata. E perché, come le primarie del centrosinistra del 2012 insegnano, considerarle unicamente medicina di fronte alla crisi elettorale è sciocco.

Gli altri focolai – Si è accennato alle primarie liguri. Emblematiche e sibilline. La candidata Paita, donna forte del governatore uscente Burlando, ha sconfitto lo sfidante Cofferati, sorbendosi accuse di brogli, infiltrazioni politiche di altri partiti e elevando lo scontro renziani – minoranza Pd a livello nazionale. Più facile la vita per la candidata veneta Moretti, cui però è stato rimproverato un eccessivo movimento negli uffici pubblici, essendo fresca europarlamentare dal maggio 2014. Due casi che evidenziano la necessità, qualora alla dirigenza dem interessassero ancora queste primarie, di regolamentarle con più rigore e trasparenza. Altrimenti meglio abolirle, piuttosto che screditarle (e screditarsi) in una lunga agonia.

The following two tabs change content below.

Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
blog comments powered by Disqus