Suicidio, una piaga mondiale

04/09/2014 di Iris De Stefano

Il rapporto "Preventing suicide - A global imperative", appena pubblicato, descrive uno scenario preoccupante: un suicidio ogni 40 secondi, e la situazione italiana e in netto peggioramento

Preventing Suicide - A global imperative

Nel maggio 2013 la sessantaseiesima Assemblea dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità adottò il primo Piano d’azione per la sanità mentale, all’interno del quale si pose è posta l’obiettivo di ridurre del 10% il tasso di suicidi entro il 2020. Nel settembre 2014 invece è stato pubblicato il primo rapporto in materia dell’organizzazione di Ginevra, dal titolo “Preventing suicide – A global imperative”.

I dati – Non è facile quantificare il numero delle morti avvenute per suicidio poiché molti stati continuano a non disporre di stime ufficiali a riguardo, se non addirittura mantengono legislazioni che vietano penalmente i tentativi di suicidio. Secondo l’OMS, però, 804.000 sono i morti nel 2012 a livello mondiale (uno ogni 40 secondi), con un tasso di 11,4 suicidi su una popolazione di 100.000 persone (15,0 per gli uomini e 8,0 per le donne): è la seconda causa di morte per persone tra i 15 e i 29 anni, ma i tassi variano profondamente a seconda del paese.

Tasso di suicidio ne Mondo e in ItaliaLa geografia – Sebbene i tassi siano evidentemente maggiori per gli uomini, il benessere del paese di appartenenza gioca un ruolo fondamentale: nei paesi ad alto reddito gli uomini decidono di togliersi la vita tre volte più che le donne, mentre in quelli a basso e medio reddito le differenze tra i due sessi si assottigliano. In questi ultimi vengono registrati il 75% dei casi, ma tale preponderanza è spiegabile dalla differenza quantitativa della popolazione tra i paesi ricchi e quelli medio poveri: nei primi, i tassi di suicidio sono tendenzialmente più alti. La Corea del Nord è il paese più colpito al mondo, con ben 39,5 morti per 100.000 persone, ma la Corea del Sud segue con 36.6. Più in generale, sono i paesi asiatici e dell’est Europa (Russia, Kazakistan, Uzbekistan ma anche Ucraina, Bielorussia e Polonia) quelli maggiormente interessati dall’argomento, probabilmente – anche se i motivi possono essere molteplici e non generalizzabili – anche per la mancanza di una forte cultura religiosa; negli stati cattolici o con forti comunità islamiche infatti, le morti registrate sono nettamente inferiori. Il numero di suicidi in India, Birmania e Nepal supera i 15 per 100.000 persone anche se, ad esempio, il tentativo di togliersi la vita è ancora illegale in India. Tassi nettamente superiori alla media globale sono registrati anche nella fascia orientale del continente africano (Sud Sudan, Sudan, Kenya, Tanzania, Zambia, Zimbabwe) e in Guyana e Suriname, a nord dell’ America Latina.

Le cause – Molteplici sono i motivi per cui una persona sceglie di porre fine alla propria vita ma quelle economiche, sentimentali, nonchè la percezione di essere parte di una società non inclusiva sono preminenti. La maggior parte degli aspiranti suicidi sceglie orari particolari come le prime o le ultime ore del giorno, confermando la notte come amplificatore delle sensazioni umane. Un terzo (27-32%) delle morti sono causate dal volontario avvelenamento da pesticidi, comuni e facilmente accessibili nei paesi rurali mentre, nei paesi dove è legale possedere un’arma, esse sono il principale mezzo, aggiungendo così un ulteriore argomento a favore del controllo della loro vendita..

In Italia – Sebbene il nostro paese registri tassi decisamente più bassi della media mondiale (inferiore al 5 suicidi per 100.000 abitanti) nel 2013 sono state 149 le persone che hanno deciso di togliersi la vita, registrando così un tasso di un suicidio ogni 2 giorni e mezzo. I dati sono in netto aumento rispetto a quelli dell’anno precedente, dove le morti erano quantificabili in 89. Un suicidio su due (45,5%) è opera di un imprenditore in difficoltà economiche ma sono in aumento anche quelli dei disoccupati, che hanno registrato un’impennata nei mesi successivi all’estate e un culmine a dicembre. Sorprendentemente, la distribuzione geografica è omogenea; nonostante infatti il Sud Italia abbia sempre avuto tassi più bassi del Nord, nel 2013 i casi sono addirittura più che raddoppiati rispetto all’anno precedente (da 13 a 29), così come raddoppiati sono i tentativi di suicidi.

Numeri lontani da quelli degli paesi asiatici e dell’est Europa ma non per questo meritevoli di inferiore attenzione. L’obiettivo di una riduzione del 10% del tasso di suicidi posto dall’OMS può essere ottimista ma gli stati devono fare tutto quel che è in loro potere per raggiungerlo.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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