Sud Sudan: le violenze nello Stato più giovane del mondo

24/07/2016 di Sabrina Sergi

Sebbene sia il più giovane Stato del mondo, nella sua breve storia il Sud Sudan vanta una lunga scia di violenza, culminata in una guerra civile che, al momento, non sembra trovare soluzione.

Sud Sudan

Il 9 luglio 2011, a seguito di un referendum che ne decretava la secessione dal resto del Sudan, con ben il 98,83% dei consensi, nasceva ufficialmente il Sud Sudan. Cinque anni dopo, il Paese è sull’orlo della guerra civile. A partire dai primi di giugno, nella capitale Giuba, si sono susseguiti numerosi scontri, culminati lo scorso 10 luglio con gli attacchi contro la missione ONU (UNMISS), nei quali hanno perso la vita peacekeeper cinesi e ruandesi, e più di duecento persone tra combattenti e civili.

I caschi blu sono presenti nel Paese dal 2011, quando, con la risoluzione 1996/2011, è stata stabilita la missione per garantire condizioni di pace e sviluppo al neonato Stato. Ma tale presenza non ha impedito che, nel dicembre 2013, scoppiasse una guerra civile, accesa dai contrasti interni al partito governativo Movimento di Liberazione del Popolo del Sud Sudan (SPLM/A). Alle origini del conflitto ci sarebbe stata la contrapposizione tra il presidente Salva Kiir e l’allora vice-presidente Reik Machar, un tempo sodali compatti nella lotta per la secessione. Come spesso accade nei conflitti del continente africano, la questione politica ha rapidamente intrapreso la strada del conflitto etnico tra i dinka, l’etnia di Kiir e i nuer, quella di Machar.

Ufficialmente, la guerra civile ha avuto termine l’estate scorsa, quando è intervenuta l’Autorità Intergovernativa per lo sviluppo (IGAD), un’organizzazione regionale costituita da nove Stati del Corno d’Africa. Nel corso del vertice di Addis Abeba, i capi di Stato IGAD hanno fatto pressione affinché fosse firmato l’accordo per la risoluzione del conflitto in Sud Sudan (ARCSS), che ha stabilito le condizioni per il cessate il fuoco e la costituzione di un governo di unità nazionale. Nonostante ciò, nei mesi successivi le violenze hanno continuato ad estendersi anche nelle regioni che fino ad allora non erano state toccate dalla guerra civile, ad esempio in Equatoria, che, di conseguenza, non sono coperte dall’ARCSS, come ha fatto notare anche l’International Crisis Group in un Report del 26 maggio scorso.

L’accordo di pace, dunque, non è riuscito a sortire effetti positivi, bensì ha visto susseguirsi un’ulteriore proliferazione di micro-conflittualità, surriscaldando l’atmosfera nel Paese. Per tale motivo, tanto l’ONU quanto l’IGAD sono certi che la situazione sia già fuori controllo. Da un lato, il Segretario Ban-ki Moon si è espresso fortemente a favore non solo del rinnovo della missione UNMISS, la cui scadenza è prevista il prossimo 31 luglio, ma ha suggerito al Consiglio di Sicurezza di valutare un’eventuale rafforzamento di essa. Il Segretatrio ha suggerito inoltre di procedere attraverso la formula della “protezione dei civili”, che in questo caso implicherebbe l’invio di ulteriori truppe e mezzi da combattimento.

Dall’altro lato l’IGAD, riunitasi nei giorni scorsi a Kigali, nel comunicato del 16 luglio, ha condannato le violenze degli scorsi giorni e ha espresso sostegno per la posizione del Segretario ONU circa il rafforzamento della missione UNMISS, invitando inoltre tutte le parti dei vari conflitti a deporre le armi. È dunque necessario che il conflitto trovi una soluzione diplomatica e che i leader in contrasto tra loro lavorino ad una soluzione pacifica. Le violenze nel Paese hanno generato quasi due milioni di sfollati, senza contare l’emergenza umanitaria legata alla grave crisi alimentare che, secondo l’agenzia Onu per il coordinamento degli interventi umanitari (Ocha), coinvolgerebbe almeno il 25% della popolazione.

The following two tabs change content below.

Sabrina Sergi

Laureata magistrale in Scienze della Politica a Lecce, con 110 e lode, ha approfondito i suoi studi di politica internazionale presso l’ISPI di Milano, dove ha frequentato il Master in Diplomacy. Passioni collaterali: scrittura, letteratura e storia.
blog comments powered by Disqus