Sud: innovazione, infrastrutture e turismo le tre vie per far ripartire l’economia

03/08/2015 di Lucio Todisco

Scrivere di Mezzogiorno d’Italia è sempre difficile. Il rischio è non riuscire a centrare il problema, tralasciando le giuste soluzioni, a fronte di un territorio tanto importante per gli equilibri sociali ed economici del nostro paese

Sud

Il dibattito di questi giorni è incentrato sui dati rilasciati dalla Svimez, in anticipazioen dell’uscita, ad ottobre, del Rapporto Svimez 2015 sull’economia del Mezzogiorno. I numeri mostrati sono impietosi e certificano quello che da anni, chi vive in queste terre, percepisce e tocca con mano.

Il 2014 è stato il settimo anno di PIL negativo, un -1,3. Gli investimenti nell’industria sono scesi del 59%, ed In particolare è il settore manifatturiero a subire un inesorabile declino: infatti, nel periodo 2008-2014, vi sono state perdite per il 34,8%. Non è da meglio il settore delle esportazioni, basti pensare come, a fronte di un aumento del 3 per cento nelle regioni del nord, sia stato registrato un calo del 4 per cento al sud. Disastrosa anche la situazione dei consumi, crollati quasi del 13%. Infine, il reddito: nel 2014 quasi il 62% dei meridionali ha guadagnato meno di 12mila euro annui.

Un lento e inarrestabile declino? – . Il lavoro svolto dall’ente è stato impeccabile, capace di riaccendere – per l’ennesima volta, aggiungiamo noi – i riflettori sul Mezzogiorno, spingendo anche il Premier Renzi a convocare una Direzione Nazionale del PD il 7 agosto. Quanto risultato dallo studio ha spinto il Presidente della Svimez, Adriano Giannola, a definire il Mezzogiorno la Grecia d’Italia. Per quanto scontato, non è certo attraverso paragoni simili che il Mezzogiorno potrà invertire la rotta di quello che sembra un lento e inarrestabile declino. E’ un momento in cui l’obiettività dei dati non deve spingere al piagnisteo, ma deve essere di monito a creare quelle connessioni tra tutti coloro che hanno voglia di investire e credere in questo territorio.

L’Innovazione cambierà il Sud – Ad esempio, Il Sud è il racconto di tante storie di start up di successo, di un nuovo modello che, se capace di fare rete, può riaccendere il motore dell’economia del Mezzogiorno. Riccardo Luna, in un suo interessante articolo sul ruolo degli innovatori, cita alcune start up che ha avuto modo di conoscere, come Sardex, un sistema di moneta complementare all’euro nato sul web o SpinVector e Mangatar in Campania e tante altre.

Bisogna ripartire con l’idea che Il Sud possa divenire un grande incubatore d’impresa. Basti pensare a Bagnoli, a Napoli, specchio di questi venti anni di immobilismo, dove da anni Città della Scienza lavora per la diffusione della cultura dell’innovazione e delle imprese tecnologiche. Perché non creare un grande polo high tech realizzando così integrazione tra il mondo delle ricerca e quello dell’impresa? Perché non immaginare per questa parte d’Italia politiche fiscali di vantaggio che rendano agevole la nascita e il diffondersi di una economia e di una cultura dell’innovazione che possano essere durature nel tempo?

Non c’è crescita senza infrastrutture – Colmare il gap infrastrutturale che c’è con il Nord è l’altro elemento fondamentale per far ripartire la crescita. Da ottobre partiranno i cantieri dell’Alta Velocità Napoli-Bari, oltre al necessario potenziamento delle tratte Salerno-Reggio Calabria e Palermo-Messina, recentemente finanziate e, come dichiarato dall’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Michele Mario Elia, le cui gare d’appalto verranno realizzate entro l’anno. Lentamente aveva mosso i primi passi il progetto dell’Italia a banda ultralarga che nasceva con l’intento di colmare il Digital Divide nel nostro paese. Un piano da 6 miliardi di risorse pubbliche che si è arrestato e che, si spera, possa ripartire al più presto.

Ripartire da cultura e turismo – La crescita al Sud, inoltre, passa da cultura e turismo. Pensiamo, ad esempio, a Matera che sarà la Capitale europea della cultura nel 2019. In controtendenza rispetto ai dati di questi giorni, lì stanno tornando i giovani che sono andati fuori per studio o per cercare lavoro e dove gli stranieri hanno scoperto il desiderio di fare impresa. A Matera, nel corso del 2014, il numero di turisti è cresciuto del +16,5%. E questo è uno soltanto degli esempi che possono essere fatti. Pensiamo a Pompei ed Ercolano, dove nel 2014 il numero di turisti è stato di 3.152.790, in crescita rispetto al 2013.

Tutte queste possibili vie di sviluppo non potranno però funzionare se non verrà riaccesa la speranza in chi vive in questo territorio. C’è un dato, infatti, che, più di tutti, ci deve far riflettere. Al Sud, nel 2014, sono nate 174mila persone, il valore più basso dall’unità d’Italia ad oggi. E’ un problema non solo di opportunità, ma anche di prospettive per il futuro. E’ il momento di rimboccarsi le maniche e che le classi dirigenti del Sud facciano uno sforzo nell’essere all’altezza del ruolo che è stato loro affidato. Altrimenti saranno state soltanto chiacchiere d’estate che il vento porterà via, ancora una volta.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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