Stress test superati dalle banche, ma non per i mercati

02/08/2016 di Alessandro Mauri

L'esito positivo degli stress test Eba non hanno avuto effetti positivi sui mercati. E' il frutto di una regolamentazione distorta

Le borse europee hanno reagito piuttosto male all’esito degli stress test promossi dall’Eba, e i cui risultati sono stati pubblicati solamente per le principali banche europee. Nonostante la maggior parte abbia superato i test, la fiducia nel sistema bancario europeo è, evidentemente, ancora molto bassa.

Gli Stress test Eba – Gli stress test implementati dall’autorità bancaria europea (in sostanza dalla Bce), hanno avuto come obiettivo quello di testare la resilienza del sistema bancario europeo ad una nuova crisi economica, con uno scenario avverso che prevedeva, da qui al 2018, una contrazione decisa del Pil, con conseguente crisi del mercato immobiliare e della fiducia di consumatori e imprese. Come spesso accade quando si ha a che fare con la vigilanza europea, i test si sono concentrati sull’effetto di uno scenario avverso sul patrimonio delle banche in analisi, e in particolare sugli strumenti di capitale di qualità primaria (il cosiddetto “Cet1”),  il quale è rappresentato sostanzialmente da azioni e riserve.

Gli esiti in Italia e in Europa – In Italia l’esito degli stress test è stato, come da attesa, sostanzialmente positivo, con la sola Banca Monte dei Paschi di Siena a non superare la prova dell’Eba, Unicredit a viaggiare in una fascia medio-bassa (ma comunque al di sopra della soglia considerata critica, vale a dire un Cet1 del 5,5%), Banco Popolare e Ubi nella fascia alta, e Intesa Sanpaolo tra le migliori a livello europeo. Tutto sommato il sistema bancario italiano – o quantomeno le banche di maggiori dimensioni – esce rafforzato da questi test, considerando anche l’ambizioso piano di rilancio di Mps già sottoposto alla stessa Bce e l’aumento di capitale che sembra ormai inevitabile da parte di Unicredit. Non è dato sapere il risultato delle altre banche italiane coinvolte dagli stress test (Bper, Bpm ecc.), dal momento che la disclosure al pubblico non è obbligatoria, ma pare che, al netto delle banche venete (che però hanno implementato aumenti di capitale di recente), il risultato sia stato soddisfacente. Anche in Europa gli esiti sono stati tutto sommato positivi, con le banche al di sopra della soglia, anche se colpisce il fatto che i due principali istituti di credito tedeschi, Commerzbank e Deutsche Bank, siano finiti tra le peggiori 10, così come alcuni gruppi francesi. Se da un lato gli stress test sono stati superati sostanzialmente da tutti, il fatto che l’esito non sia stato particolarmente brillante per molti istituti di importanza sistemica, ha causato una reazione negativa dei mercati, che hanno punito gran parte delle banche europee con forti vendite.

Mancanza di fiducia – Tutto questo può essere interpretato come una mancanza di fiducia da parte del mercato nei confronti della stabilità del sistema bancario europeo, specialmente nel caso di un riacutizzarsi della crisi. Tuttavia il mercato sembra vedere i risultati degli stress test in maniera distorta: tutte le banche (esclusa Mps) hanno superato la soglia considerata a rischio, nonostante lo scenario avverso fosse particolarmente pessimistico. Questo vuol dire che il sistema bancario è abbastanza capitalizzato da superare una nuova crisi. L’eccessiva attenzione che i mercati pongono a questi test, nonché le attese di livelli di capitale sempre maggiori, sono tuttavia il frutto di una vigilanza che pone l’accento sulla patrimonializzazione delle banche, che sicuramente è un aspetto molto importante, ma non l’unico per valutare la salute degli istituti.

Il nodo redditività – Avere elevati livelli di capitale infatti, se da un lato assicura maggiore resilienza alle condizioni avverse, dall’altra limita la capacità di generare una redditività adeguata a soddisfare gli azionisti (maggiore è il capitale, maggiore è l’utile necessario per generare un flusso di utili per azione sostanzioso), tanto più che l’assunzione di rischi, specialmente quelli legati all’erogazione del credito, è fortemente anestetizzata dalle regole di Basilea III. In questo modo il sistema bancario viene snaturato e perde il suo ruolo di intermediario creditizio; inoltre non vengono considerate tutte le vulnerabilità cui le banche sono esposte, per esempio considerando le norme di favore con cui vengono trattati gli strumenti derivati. Infine, una scarsa redditività e una scarsa capacità di erogare credito generano un circolo vizioso per il quale è sempre più difficile generare crescita del Pil, e quindi rende più probabile scenari avversi, o quantomeno non particolarmente positivi. Forse anche per questo, l’esito positivo degli stress test non ha scaldato particolarmente i mercati.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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