La strategia Obama contro l’ISIS

11/09/2014 di Vincenzo Romano

“Indebolire e distruggere l’ISIS con un’azione antiterroristica onnicomprensiva e prolungata”, ma Assad e l'Iran non possono essere ignorati

Obama, Stati Uniti

“Distruggere” ISIS attraverso una Coalizione. Parlando ieri notte al Paese a reti unificate dalla State Room della Casa Bianca, il presidente Barack Obama ha annunciato al popolo americano (e al mondo intero) di essere pronto a una nuova guerra: una campagna aerea contro l’ISIS, lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, movimento islamico di matrice fondamentalista, che nelle ultime settimane ha intensificato gli atti di terrorismo che si stanno consumando nel vasto territorio che controlla (ultimo nell’ordine l’uccisione, ripresa da una telecamera, di due giornalisti americani). “Oggi vi annuncio – ha dichiarato Obama – che l’America guiderà una larga coalizione per sconfiggere la minaccia terroristica posta dall’ISIS. Con un obiettivo chiaro: noi indeboliremo ed infine distruggeremo ISIS attraverso una strategia di azione antiterroristica prolungata ed onnicomprensiva”. Il Segretario di Stato americano John Kerry è andato ad illustrarla di persona a Baghdad ed in altre capitali della regione, in una visita a sorpresa prima del vertice previsto a Gedda per domani con vari Paesi del Golfo per creare una coalizione anti-ISIS.

Oggi dunque, 11 settembre 2014, tredicesimo anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle, verrà siglato il discorso alla nazione del presidente Obama, in cui verrà illustrata la sua strategia in Medio Oriente. Obama ha, inoltre, riunito i vertici militari alla Casa Bianca per un gabinetto di guerra. La Francia, dal canto suo, ha assicurato la sua disponibilità a partecipare ai raid aerei sull’Iraq, se sarà necessario. Parigi sta valutando anche un intervento diretto in Siria, ma con “modalità diverse”, ha precisato in una nota il Ministro degli Esteri Laurent Fabius.

Siria, ISISLa Strategia. La strategia delineata dall’amministrazione Obama si articola in quattro punti: 1. Una campagna sistematica di raid aerei, in Iraq ed in Siria, aprendo di fatto un fronte nuovo per l’America; 2. Appoggi per le forze curde ed irachene sul campo: “in Iraq c’è un governo con cui possiamo collaborare – ha dichiarato Obama – in Siria no”. In Iraq saranno inviati 475 soldati ma solo con incarichi di addestramento, intelligence e di logistica; 3. Guerra generale contro il terrorismo: il pericolo di nuovi attacchi sul suolo americano aumenta con la presenza di “nationals” di cittadini occidentali con passaporti americani o europei tra le file dell’ISIS. Obama porterà la questione al Consiglio di Sicurezza tra due settimane, nel contesto dell’Assemblea Generale dell’ONU; 4. Assistenza umanitaria, aiuto per i rifugiati e per i profughi. Obama ha dichiarato in proposito: “qui non si tratta di combattere l’Islam perché questi terroristi dimostrano con la loro crudeltà di non avere nulla a che fare con un movimento religioso”.

La coalizione anti-ISIS. Il Segretario di Stato Kerry si è recato oggi in Iraq per discutere con il presidente al-Maliki della nuova coalizione che sta mettendo in piedi. Il viaggio del Segretario continuerà in Medio Oriente ed in Europa per il “reclutamento” di nuovi alleati. Vi sarà quindi una coalizione mista con membri della NATO, quali Gran Bretagna (già pronta a bombardare la Siria), nonché la Francia, l’Italia ed altri paesi come l’Australia, che si sono detti pronti a fornite tutto l’appoggio necessario in termini di logistica e di intelligence. Vi sarà poi una coalizione regionale che coinvolgerà Arabia Saudita, Egitto, Giordania fino alla Turchia, e che dovrà essere messa a punto da Kerry durante il suo giro di visite che si terranno in questi giorni. Un compito di non facile attuazione, ma comunque necessario per contrastare in maniera definitiva l’ISIS.

Le elezioni di medio-termine. Sul piano interno Obama sembra essere vincolato nelle sue decisioni, dalle elezioni di medio-termine che si terranno a breve. Pochi sembrano essere disposti a sfidare Obama nel chiedere un’autorizzazione al Congresso per avviare le azioni militari previste dalla sua strategia. Quasi tutti i sondaggi però hanno mostrato come un’alta percentuale del popolo americano sia ormai favorevole ad un intervento deciso contro l’ISIS (soprattutto in seguito alla diffusione del video dove venivano sgozzati i due giornalisti americani), tenendo sempre presente che di soldati sul campo non se ne parla.

Quali che saranno i risvolti sul terreno di scontro, l’amministrazione Obama si trova ancora di fronte ad un dilemma. Un dilemma che nasce dalla possibilità degli USA di alleanze “di convenienza”. Quali che saranno gli alleati che sceglieranno la linea di Washington, quest’ultima non potrà prescindere dai due attori chiave dell’area: la Siria e, ancor di più, l’Iran. Le dichiarazioni pubbliche fanno pensare ad un allontanamento formale nei confronti di questi ultimi; ma nella realtà i conti con i vicini “scomodi” nella regione dovranno essere fatti, e una loro completa esclusione dai giochi sembra, oggi, controproducente per la sicurezza dell’area.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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