L’Europa dice sì alle adozioni gay, ma è subito polemica

21/02/2013 di Antonella Luppoli

Le coppie omosessuali guadagnano un altro diritto. Questa volta è la Corte Europea di Strasburgo ad aprire la porta alle adozioni gay. Un bel passo avanti. Dopo l’annuncio della città-Stato di Amburgo che ha fatto sapere di voler presentare al Bundesrat una proposta di legge con l’intento di equiparare i matrimoni etero a quelli gay, ecco che adesso si apre uno spiraglio anche per le adozioni.

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Una sentenza storica


Il caso in questione è quello di una coppia composta da due donne di nazionalità austriaca. Per motivi di privacy non si conoscono i loro nomi, unica notizia trapelata è l’età: hanno entrambe 45 anni. Quello che si sa con certezza è che sono innamorate l’una dell’altra e che vivono una relazione stabile da tempo. Le signore hanno però un passato etero, e una delle due ha una figlia – nata nel 1995 – frutto di una precedente relazione.

Nel 2005 le donne concludono un accordo di adozione per creare un legame tra la bambina e la compagna della madre. Ma nel momento in cui chiedono ai tribunali nazionali di riconoscere l’accordo, incassano un gran rifiuto. Secondo la legge vigente in Austria infatti, la creazione di un legame parentale con la partner della madre, annullerebbe dal punto di vista giuridico la potestà genitoriale della madre naturale stessa.

Le norme austriache sono abbastanza chiare in merito: l’adozione da parte di un partner pone fine al legame con il genitore biologico dello stesso sesso. E’ l’articolo 182 comma 2 del codice civile a stabilirlo. Ma la coppia omosessuale non si arrende e fa ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

Si sentono discriminate, le due donne. E la Corte, che ha sentenziato nei giorni scorsi, pare riconoscergli tale discriminazione alla luce dell’articolo 14 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (divieto di discriminazione) e dell’articolo 8 della stessa (diritto al rispetti della vita familiare e privata). La legge austriaca riconosce la pratica di adozione alle coppie eterosessuali, pertanto non può non estenderla anche alle coppie omosessuali. E’ un diritto che deve essere garantito anche a chi ama una persona del suo stesso sesso. E aggiunge la sentenza: “Soprattutto perché il governo austriaco non è riuscito a dare alcun valido motivo per un diverso trattamento tra le coppie non sposate eterosessuali e quelle omosessuali”. Tutte le coppie insomma hanno gli stessi diritti, qualsiasi sia la loro natura.

La sentenza è definitiva perché emanata dalla “Grand Chambre” della Corte Ue e ha portata universale. In che senso? Nonostante il caso analizzato riguardi nello specifico l’Austria, quanto stabilito è esteso a tutti i Paesi dell’Unione Europea, Italia compresa.

L’ultimo particolare della vicenda: la bambina oggetto del desiderio materno della compagna della madre ha un padre, che si è opposto alla pratica di adozione. Un padre che l’ha riconosciuta, la mantiene e che non ha la minima intenzione di perdere i diritti di genitore che la legge gli garantisce. Ma questo sembra non contare troppo.

Resa nota la sentenza inevitabilmente si è accesa la polemica. Le motivazioni addotte dai molti che hanno pubblicamente espresso la loro opinione sono molteplici . E’ comprensibile. Ogni parte politica si è mossa. Ciascuno ha detto la sua.

Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha ribadito che il modello di riferimento in materia è la legislazione tedesca, la Eingetragene Lebenspartnerschaft, modello però che è riservato alle sole coppie omosessuali, non a tutte le coppie di fatto. Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini è un po’ più duro e difende l’identità cristiana del Paese: “Chi è a favore dell’adozione da parte degli omosessuali non voti Udc”. La democratica Paola Concia tuona: “E’ ora di fare una legge vera, non di nascondersi dietro sentenze emanate da tribunali”. E l’ex premier Silvio Berlusconi ha dichiarato che, per quanto al Pdl non piaccia pensare a matrimoni tra persone dello stesso sesso, è necessario pensare alla tutela dei diritti delle persone. I diritti delle persone, appunto.

Qualcuno ha pensato a cosa succederebbe nella vita di una ragazzina che, in piena adolescenza, si ritroverebbe ad avere due madri e un padre? A prescindere dal legiferare o meno, dal votare o non votare un partito c’è di mezzo la vita di una persona, la crescita di una fanciulla.

Paragonare l’adozione gay a quella di una coppia eterosessuale è un paradosso. E’ evidente che sussiste una differenza. Ognuno è libero di innamorarsi di chi vuole, è libero di scegliere di poter condividere la propria vita con una persona dello stesso sesso. L’amore non ha regole prestabilite. Non codici e canoni da seguire. E’ impetuoso e per niente razionale. Ma quando ci sono di mezzo dei bambini, inconsapevoli e innocenti, è almeno auspicabile avere uno sguardo un po’ più ampio.

L’importanza di avere un padre e una madre non è negoziabile. Non perché il duplice e diversificato rapporto parentale sia imposto da una società vocata al cattolicesimo, ma perché ogni bambino ha bisogno di poter contare su una madre e un padre, di poter guardare a due modelli di riferimento. E non è una questione di integralismo, semplicemente è una regola non scritta dettata dall’amore, quello più grande, quello verso i propri figli.

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Antonella Luppoli

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