Strappo del Nazareno: le ritorsioni del Pd e i dubbi di Forza Italia

06/02/2015 di Edoardo O. Canavese

Ancora non si sa se sia morto o se attenda una resurrezione, ma il Patto del Nazareno ha già sconvolto l'agenda politica del governo, tra misure “rappresaglia” e ostentata sicurezza sulle riforme. Ma Renzi può fare a meno dei voti di Berlusconi? E in FI c'è vita dopo il Nazareno?

Bollettino medico – Come sta il Patto del Nazareno? E’ defunto per sempre, senza lasciare eredi ma solo risentimento e desiderio di vendetta? O forse è semplicemente in coma farmacologico, in attesa che gli strascichi dell’elezione di Mattarella siano superati? Certo, nelle ore successive alla quarta votazione per il Quirinale si è soprattutto evidenziato grande malcontento tra le file forziste, dilaniate tra chi, Berlusconi, s’era illuso di poter condividere la gloria di “king maker” con Renzi, e chi, come Fitto, s’era sempre intestata una posizione di diffidenza rispetto al Patto con il premier. Mentre da parte del Pd s’era cercato di ricucire, ritrovare l’intesa che mettesse in cassaforte quelle riforme, legge elettorale e Senato, ad un passo dall’essere portate a casa. Fino alla rappresaglia democratica.

“Il Patto non è morto” – E’ la sentenza emessa due giorni fa il fedelissimo di Renzi Ernesto Carbone, che però ha aggiunto, “è morta Forza Italia.” “L’accordo è rotto? Meglio così”, ha glissato la vicesgretaria dem Debora Serracchiani, che pure ad inizio gennaio sosteneva l’impossibilità di eleggere il presidente della Repubblica senza Berlusconi. Ma il Pd sembra aver fatto decadere l’uso della diplomazia con l’ex Cavaliere. E infatti quando pareva che il ddl anticorruzione fosse destinato ad un eterno congelamento, causa divisioni intestine a governo e democratici ma, si sospettava, anche perché indigesto a Forza Italia, su di esso è arrivata l’improvvisa convergenza della maggioranza. Arricchendo il ddl di novità: l’area di punibilità del falso in bilancio risulterebbe estesa e il reato diverrebbe sempre perseguibile d’ufficio. Un’accelerazione, quella del governo, che ha sollevato parecchi brusii a destra, che l’hanno interpretata come ritorsione per lo strappo del Nazareno. Niente in confronto alle proteste per le novità del decreto Milleproroghe.

40 milioni di euro – E’ la portata del maxi-sconto cui Mediaset e Rai, in base alla nuova riscrittura della norma sulle frequenze tv contenuta nel Milleproroghe, dovranno rinunciare. La precedente delibera Agcom che lo garantiva sarebbe infatti cancellata dalla nuova norma, inserita dal governo, che riporta i canoni delle emittenti a quelli che erano i valori del 2013. Poco importa se la norma era già stata riproposta, anche se invero presto bocciata, dall’esecutivo; troppo tempestiva secondo i forzisti, per non legarla allo smottamento del Patto tra Renzi e Berlusconi. Una vendetta contro il fondatore di Fininvest che non sarebbe inteso soltanto a colpire il leader di FI, ma anche il così detto “partito Mediaset”, quella fronda di uomini azienda fedelissimi, Verdini, Romani, Toti, colpevoli di non aver collaborato a ricucire con Renzi sul Patto.

“I numeri li troviamo” – Matteo Renzi ostenta tranquillità, dopo lo strappo di FI. Sostiene che le riforme condivise nel Patto sono ad un passo dal sì finale, e che altre forze saranno coinvolta affinché Italicum e nuovo Senato vedano la luce. Ma la domanda è: dove? Perché, se è vero che la nuova legge elettorale e il superamento del bicameralismo perfetto sono già stati approvati al Senato, dove la maggioranza necessitava dell’appoggio dei berlusconiani, non è detto che alla Camera Renzi possa incappare in qualche tranello dei suoi. Anzi. Il ministro Boschi ha fatto appello all’unità, chiedendo che le riforme non siano oggetto di modifiche. Dal canto suo la minoranza dem ha già fatto intendere che l’Italicum sarà ridiscusso e, se possibile cambiato. Così fosse, rimbalzerebbe al Senato, dove Renzi non avrebbe più i voti di Berlusconi, prima più garantiti di quelli dell’opposizione interna.

FI oltre il Nazareno – Esiste? Se sì, non gode di ottima salute, tutt’altro. La nuova Forza Italia finora ha vissuto più come stampella del governo sulle riforme che come partito, e i risultati si sono visti. Elettoralmente è sempre più irrilevante, fagocitata da Renzi e Salvini. Politicamente rischia di diventarlo ancor di più, qualora, tramontato il Patto, Renzi e le riforme sopravvivessero. Dunque davvero Berlusconi può fare a meno della pur piccola vetrina garantitagli da Renzi? Davvero, senza l’accordo del Nazareno, l’ex Cavaliere riuscirà a rilanciare FI e la sua leadership sulla destra italiana? Forse fra poco entrambi i contraenti si accorgeranno di essere più utili l’un l’altro insieme, ancora, che divisi.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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