La strada del Movimento 5 Stelle verso la piena maturità politica

26/06/2015 di Luca Andrea Palmieri

La questione Loquenzi alla Camera non è tanto un incidente interno alla gestione del Movimento, quanto l’evidenza che per gli stellati è il momento di fare scelte che ne decideranno il futuro: affrancarsi o meno dalla leadership di Grillo e Casaleggio? Se si, in che misura? E come sviluppare ancora il rapporto con i cittadini? Domande che costellano la strade verso la piena maturità politica degli stellati.

La storia del Movimento 5 Stelle è una storia di successo. Ancor prima che di Beppe Grillo, maestro della comunicazione e uno dei primi veri grandi scopritori, in Italia, delle potenzialità di Internet, è probabilmente Gianroberto Casaleggio il vero protagonista di quest’ascesa. Il Guru secondo la vulgata giornalistica, facilmente attratta dalle espressioni sciamaniche per un personaggio dal lungo capello riccioluto come la vera mente dietro la strategia politica del Movimento.

Strategia, questa, che fin dall’inizio è stata raffinatissima. In un sistema politico in continua crisi, il Movimento 5 Stelle ha saputo sfruttare le debolezze perpetue degli altri partiti, toccando le corde più sensibili di un elettorato stanco dei fallimenti, della crisi, della perenne disonestà dei partiti. Una disonestà tutto sommato endemica. Duole dirlo, ma in un paese come l’Italia – con le sue tendenze all’individualismo ed alla ricerca di soluzioni facili, nonché al perenne compromesso alternato da prese di posizione estreme – organizzazioni che sopravvivono, in forme diverse, per più di 30 anni sono destinate a corrodersi. Se non altro il problema è che, a partire soprattutto dai livelli locali, nel nostro paese si sono sempre formati con facilità dei veri e propri potentati. Questi sono cresciuti, si sono radicati ed hanno trovato altre forme – oltre a quella democratica – per estendere il proprio potere.

Questa situazione ora come ora non tocca certo il Movimento 5 Stelle, che si fa forza della propria “purezza” proprio come sistema chiave per evidenziare le sue differenze rispetto al resto dell’arco politico. C’è da augurarsi che sia così sempre, ma è chiaro che se il processo di crescita porta sviluppo e una sempre maggiore forza – che le elezioni regionali hanno trasformato anche in radicamento sul territorio – è altrettanto chiaro che i rischi sono sempre più alla porta. Fino ad ora a fare da garanti, non senza le inevitabili problematiche del caso, sono sempre stati Grillo e Casaleggio, ma in futuro?

Il caso di oggi, riguardante la non-conferma del capo-comunicazione Ilaria Loquenzi alla Camera, è uno dei primi sintomi di una difficoltà che la dirigenza stellata dovrà imparare ad affrontare nei prossimi tempi, se non vuole che il Movimento si trasformi in un “mare magnum” in cui sarà difficile verificare la buona fede di ogni candidato, soprattutto (e non c’è modo di credere il contrario, al momento) se la regola dei due mandati verrà confermata. Cronisti politici piuttosto affidabili, come Jacoboni della Stampa, parlano di litigi interni (protagonista principale Roberta Lombardi, a quanto si dice), strigliate di Casaleggio a Luigi Di Maio e di una posizione complessa per la figura oggi come oggi più di spicco del direttorio, in un crescente contrasto tra Parlamentari e Casaleggio e Associati.

In fondo, si sta esprimendo nei fatti la contraddizione principale evidenziata dal Movimento al momento del suo ingresso in Parlamento: si può ridurre il mandato imperativo dei Parlamentari il più possibile quando la Costituzione prevede l’opposto? A leggere queste notizie la risposta è no: non si parla di queste rivendicazioni di Grillo da tempo, e d’altronde sarebbe impossibile con il notevole cambiamento nella comunicazione stellata negli ultimi tempi, molto meno concentrata sul leader e molto più sui personaggi più carismatici della platea parlamentare. Personaggi che, forse inevitabilmente in un sistema parlamentare come il nostro, chiedono più spazio decisionale laddove sono chiamati in prima persona a difendere le proprie idee e quelle dei propri elettori. In sintesi, si sta sviluppando il contrasto tra i particolarismi delle idee dei singoli deputati, ma anche dei principi a cui si appoggiano i loro singoli elettorati, inevitabilmente non omogenei per quanto esigui, e la chiamata alla “generalità” della rappresentanza dei leader o del voto degli iscritti alla piattaforma (che neanche si basa su numeri enormi).

E’ un punto chiave che porta ad una domanda: d’ora in poi, il Movimento 5 Stelle dove andrà? Politicamente i numeri ci sono, e allo stato attuale sono destinati a crescere, o quantomeno a non diminuire, però la strada della maturità politica è sempre impervia, particolarmente per una forza che è stata creata e si è sviluppata in aperto contrasto con l’impianto partitico previsto dalla Costituzione. Ai due estremi ci sono soluzioni contrapposte, eppure ad oggi ancora possibili nell’ecosistema stellato.

Una è che, dando più potere ai singoli rappresentanti, inizi un processo di avvicinamento effettivo alla politica tradizionale, quella basata sulla democrazia rappresentativa. Certo, è inevitabile che la leadership di Grillo e Casaleggio continui ad avere influenza, almeno nel breve periodo, e non c’è dubbio che il voto sulla piattaforma resti un imperativo fisso nelle scelte dei Parlamentari. Che però già si sono scontrati con la complessità dell’ambito legislativo, così come con la difficoltà di spiegare i tecnicismi e le influenze a volte sottili che ha ogni scelta: già decidere Cosa si vota, in questo senso, ogni volta potrebbe avere grande potere. E allora cosa impedirebbe che, a lungo andare, non ci si affidi più alla saggezza dei rappresentanti scelti e votati?

Dall’altro lato resterebbe salda la mano della Casaleggio Associati e del blog di Beppe Grillo sulla loro creatura politica, con un sistema non solo di garanzia, ma anche di indirizzo e di decisione, soprattutto sulle tematiche interne. Magari lavorando su un continuo rafforzamento del sistema del voto in piattaforma, per quanto questi, casomai andasse in netta contrapposizione alla leadership, finirebbe per creare situazioni quantomeno problematiche nella gestione del Movimento.

La realtà finirà di certo per stare nel mezzo, senza la spinta verso pulsioni potenzialmente distruttive, anche se di nodi da sciogliere ce ne saranno ancora, e tanti (uno su tutti, quando il sessantasettenne Grillo si ritirerà, cosa succederà?). La cosa più importante per gli stellati è che resti la coesione, ancora alta nonostante gli innumerevoli scossoni e le molte espulsioni. Fatto sta che è tempo di scelte per Grillo, Casaleggio, Di Maio, Di Battista e tutti gli altri parlamentari: la strada della maturità è presa, ora è da capire dove porterà.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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