La storia della Principessa Splendente – Takahata e la tradizione giapponese.

03/11/2014 di Ginevra Montanari

Dopo ben otto anni di progettazione arriva nelle sale italiane l'opera ultima di Isao Takahata, ispirata ad uno dei più antichi racconti popolari giapponesi

Isao Takahata

Isao Takahata, co-fondatore dello Studio d’animazione Ghibli (1985) insieme ad Hayao Miyazaki, il celeberrimo Walt Disney nipponico, porta sul grande schermo un progetto inseguito per decenni; regista di Serie TV come Anna dai capelli rossi, Heidi, e dello straziante lungometraggio Una tomba per le lucciole (film d’animazione sull’orrore della II Guerra Mondiale), dopo ben otto anni di progettazione arriva nelle sale italiane – dal 3 al 5 novembre – La storia della Principessa Splendente.

Un tempo decisamente troppo breve, ma che contraddistingue tutte le uscite dei film Ghibli nel nostro Paese. C’è da dire che questa è stata un’estate felice per i fan dello Studio: dai primi di maggio ai primi di novembre sono usciti ben quattro film marchiati Ghibli, tre del più noto Miyazaki e il quarto di Takahata. I primi due – Principessa Mononoke e La città incantata (che vinse l’Ocar come Miglior Film di Animazione 2003, finora l’unico nella storia degli anime) – sono stati semplicemente ridoppiati con un testo più fedele all’originale, mentre Si alza il vento (candidato all’Oscar per il Miglior Film d’Animazione e al Golden Globe per il Miglior Film Straniero) e La storia della Principessa Splendente sono entrambi del 2013.

Il lungometraggio è stato inoltre proiettato domenica 2 novembre in occasione del Lucca Comics 2014, con un’introduzione di Gualtiero Cannarsi, che ne ha curato l’adattamento italiano in collaborazione con la fedelissima e sempre presente Lucky Red.

Takahata non crea una storia originale, ma si ispira ad uno dei più antichi racconti popolari giapponesi, se non il più antico, risalente al X secolo: Taketori monogatari (Il racconto di un tagliabambù), conosciuto anche come Kaguya-hime no monogatari (Il racconto della principessa Kaguya, nome che letteralmente significa “notte splendente”), tra l’altro titolo originale del lungometraggio in questione.

Una notte un tagliatore di bambù scorge una canna che risplende di luce propria nel buio della vegetazione. Tagliandola, vi trova una minuscola bambina che decide di portare a casa con sé. Da quel momento in poi ogni volta che l’uomo taglia una canna di bambù vi trova all’interno una piccola pepita d’oro. Sia lui che sua moglie capiscono che è merito di Kaguya, che chiamano così proprio per via di com’è stata trovata; la piccola deve essere senz’altro un dono del cielo. Crescendo, la trovatella diventa una bellissima donna contraddistinta da una perenne malinconia. I genitori la trovano spesso in giardino con il viso rivolto verso il cielo, ad ammirare la Luna. La sua incredibile bellezza attira una moltitudine di pretendenti, tra cui cinque principi e l’Imperatore stesso, ma vengono tutti inspiegabilmente rifiutati. Alla fine, si scoprirà che Kaguya è una principessa della Luna, la sua vera casa, e che dovrà farvi ritorno. Ai genitori adottivi lascia in ricordo la sua veste, mentre all’Imperatore dona una lettera e l’elisir di immortalità, che il sovrano deciderà poi di bruciare sulla sommità del monte Fuji, il punto più vicino del Giappone alla Luna.

La leggenda dà una spiegazione mitica e quasi romantica del perché il vulcano, all’epoca molto più attivo, emetta fumo: merito dell’elisir di Kaguya che continua a bruciare ancora oggi; inoltre, il nome della montagna deriva dalla parola “immortalità”, e alcuni sostengono che Fuji, in Kanji (caratteri di origine cinese utilizzati nel giapponese scritto) significhi “montagna piena di guerrieri”, in riferimento all’esercito di soldati che accompagnò l’Imperatore sulla cima del monte.

Ciò che colpisce fin dalla visione del trailer è la scelta grafica: tradizionale e realizzata interamente a mano, dalle linee incerte e quasi abbozzate, tinteggiate da colori morbidi ed evanescenti, coerentemente con la trama, con le sensazioni evocate dall’antica leggenda di cui il film è un libero adattamento.

“Nella versione originale è molto difficile capire le motivazioni della Principessa Kaguya – Spiega lo stesso Takahata – Questo rende il tutto misterioso e interessante. Eppure, pensai, sarebbe diventata adatta al cinema solo se fossi riuscito a inserire il motivo del suo ritorno sulla luna. (…) Volevo che le persone, dopo aver visto il film, esclamassero: ‘Oh, questo è ciò che c’è realmente dietro la storia di Kaguya!’”

Come lo stesso regista ha spiegato, il film si discosta dalla storia originale in un punto:

(…) La principessa Kaguya chiede ai cinque pretendenti di portarle indietro qualcosa che solo chi conosce i classici della letteratura cinese potrebbe capire. Perciò è chiaro che la principessa li abbia studiati, no? Ma nel film, quello che ho fatto è stato farle dire: ‘Beh, mi avete lodato con tutte queste metafore o similitudini. Allora portatemi quel qualcosa che, secondo voi, ha il mio valore’. (…) Così anche il significato è cambiato, e non era solo per causare un sacco di guai ai pretendenti. Ha più presa sul pubblico moderno, credo. ‘Se pensate di me in quel modo, portatemi quelle cose reali a cui mi avete paragonato’. Kaguya si sta ribellando contro l’essere oggettificata da questi pretendenti. E questa è una sensibilità molto moderna.

Dimentico delle precedenti trasposizioni cinematografiche (come, ad esempio, la versione di Ichikawa Kon dell’87), per Takahata non è essenziale conoscere il motivo dell’esilio di Kaguya sulla Terra, bensì il modo in cui si relaziona ad un mondo che non le appartiene. Già dal trailer traspaiono la poesia dei disegni e della musica (come sempre del pluripremiato Joe Hisashi), la gioia della vita, l’amore per la natura, l’indipendenza e la forza della protagonista, tutti temi cari allo Studio e che accompagnano da sempre tutti i suoi film.

Si prospetta un altro capolavoro, purtroppo l’ultimo di Takahata in collaborazione con la Ghibli. Sia Miyazaki (anche lui ritiratosi), con Si alza il vento, che il suo Maestro, con La Principessa Splendente, hanno lasciato un marchio indelebile nella storia dell’animazione, peraltro ritirandosi dalla scena con grande stile.

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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