Storia di internet e dei rumori di fondo

16/06/2015 di Francesca R. Cicetti

Ogni giorno qualcuno si alza e dalla tastiera del proprio computer inizia ad insultare qualcun altro sul web. Ecco come il discorso da bar è stato sdoganato

Gli insulti che ronzano come mosche volgari su internet non aggiungono e non tolgono nulla al valore di nessuno. Non riguardano i soggetti a cui si riferiscono più di quanto riguardino chi li scaglia. Non qualificano l’insultato ma piuttosto l’insultatore. Sono un rumore di fondo, un brusio, una grazia polemica a cui si appigliano in molti. Ma del quale non bisogna preoccuparsi eccessivamente. Come dire, è meglio l’oblio e un rilassato lasciar correre che l’accanimento. Perché il rancore naturalissimo che monta di fronte agli insulti è più una cassa di risonanza che una reale difesa. E perché nel web non c’è e non ci sarà mai chi ha più diritto di parola di un altro. C’è solamente chi questo diritto lo usa con intelligenza e chi invece preferisce la digitazione selvaggia.

Non serve neanche parlare alle orde di “imbecilli”, come li chiama Eco, che si radicalizzano e prolificano nella rete, reclamando un diritto alla censura delle masse internettiane. Sembra ingiusto pensare che i discorsi da bar sport, da fermata dell’autobus e da fila alla posta abbiano oggi la stessa diffusione di un comunicato del Presidente della Repubblica, o di una notizia scientifica, o di un’opera di letteratura. Nel web c’è spazio per i premi Nobel e per le bufale. C’è spazio per tutto, uno spazio illimitato. E il bar sport non è stato inventato col web, ha solo cambiato sede. Dall’angolo della via alla superficie sconfinata della rete. Ma è sempre esistito, come sono sempre esistite le banalità, le sviste, le notizie false e la volgarità. Il bar sport si è semplicemente trasferito.

Per chi davvero non riesce a mandare giù il boccone amaro della sconfinata libertà di parola agli “imbecilli”, la soluzione è unica. La polizia postale, se ce n’è bisogno, oppure il silenzio. Astenersi dall’unirsi al coro chiocciante di polemiche, per non entrare a far parte del rumore di fondo. Se insultare da dietro uno schermo è sintomo di pochezza e vigliaccheria, lamentarsi alla stessa maniera non aiuta. Anzi. Il computer, la rete, rappresentano la soddisfazione assoluta di alcuni che mai prima erano riusciti a far risuonare tanto il loro rancore e il loro qualunquismo. Di chi prima gridava dalla poltrona di casa sua, e che ora da questa poltrona può raggiungere ogni angolo del mondo. Starnazzare è un suo sacrosanto diritto. Essere in disaccordo lo è altrettanto.

Allora, finché si tratta di chiacchiere innocue, tanto vale consegnarle al silenzio. È l’oblio l’arma migliore contro il desiderio affannoso di notorietà. Quel quarto d’ora di celebrità che secondo Andy Warhol spetta a tutti, nella vita, alcuni preferiscono conquistarselo così. A colpi di tastiera e di insulti pressappochisti. Ma bisogna ricordare che quel che resta di questa o quella polemica, di questa o quella offesa, non è la vergogna su chi l’ha ricevuta, ma la piccolezza di chi l’ha lanciata. Le parole scritte al sicuro nelle anguste camere da letto non possono ferire chi le riceve, perché non riguardano loro, ma i desideri limitati di alcuni agitatori. Finché lo si ricorda restano innocue.

Per il resto, per le minacce e il discredito e l’infamia, esiste la querela. Meglio di un contrattacco sullo stesso terreno, quello intricato della rete: pur con il suo ampio raggio di azione, internet lascia spesso il tempo che trova. La denuncia, invece, insegna che anche se nascosti dietro quindici pollici di schermo, non si è immuni dalle conseguenze. Ad ogni azioni corrisponde una reazione. Anche al sicuro nella propria camera da letto.

The following two tabs change content below.

Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
blog comments powered by Disqus