Storia degli uomini che credevano a tutto

29/12/2015 di Francesca R. Cicetti

Come si sceglie a cosa credere? Nell’epoca in cui crediamo a tutto, come e a chi dare credito? Sarebbe senza dubbio molto rinfrancante scoprire che ogni verità corrisponde alla nostra verità, ma forse un po’ troppo ottimistico

Verità

Pochi giorni fa circolava, su un popolare social network, la foto di un branco di lupi immersi nella neve. Il gruppo, secondo la didascalia, era guidato dai tre lupi più vecchi e malati, così da costringere tutto il resto del branco a procedere al loro passo, per proteggerli dagli attacchi delle altre bestie. I forti che si adeguano ai deboli. I grandi che cedono ai piccoli. La fotografia ha spopolato in poche ore, permettendo ai sentimentali e ai creduloni di lacrimare su una storia di commovente amore animale. I commenti più diffusi inneggiavano alla lealtà delle bestie, mentre l’uomo crudele, lui sì che è homini lupus. È proprio il caso di dirlo. Peccato si trattasse di una notizia completamente falsa. E, d’altronde, una fotografia sgranata raramente trattiene in sé tanta struggente filosofia.

Non erano lupi, ma bufale. Nel web ne circolano moltissime. Alcune strategicamente concepite, molte altre per banale ignoranza (o eccessivo ottimismo). Finché si tratta di lupi, poco male. Ma quasi tutte fanno molti più danni. Questa estate, ad esempio, ha circolato la doppia foto di un giovane armato e poi in t-shirt e occhiali da sole. La didascalia era la seguente: “Ricordate questo ragazzo? Lo scorso anno era in posa per l’Isis e adesso è un rifugiato”. Come a dire che dai barconi arrivano pericolosi terroristi, e che l’integrazione è un’illusione da buonisti. Ma il ragazzo ritratto non era affatto un militante dell’Isis, bensì un comandante dell’Esercito libero siriano, un gruppo di ribelli moderati che si oppongono al presidente Assad. Una volta svelato l’inganno, era troppo tardi per ritirare gli insulti, e soprattutto per raggiungere e spiegare la verità a tutti i pigri che avevano condiviso la notizia senza verificarla.

Più recentemente, l’aereo della compagnia russa Metrojet in volo da Sharm el-Sheikh, caduto in ottobre sulla penisola del Sinai, ha convinto fin da subito il popolo di internet che si trattasse di un nuovo attentato dell’Isis. In realtà, anche qui, il video della rivendicazione era un falso. Come molti altri diffusi con l’unico scopo di diffondere il terrore.

Ma non c’è bisogno di pensare al complotto per giustificare la creduloneria. Molte storie di cani abbandonati, bambini guariti, famiglie ricongiunte e governi ladri vengono diffuse e condivise in totale buonafede e spettacolare pigrizia. Nonché con una certa ingenuità. Niente di più semplice, dal momento che chiunque può scrivere qualsiasi cosa spacciandola per vera. E poiché nessuno sembra avere voglia di approfondire e controllare, prima di diffondere, la disinformazione è servita.

Stupisce una cosa sola. Negli ultimi tre giorni si è scritto molto su Anonymous Italia, sull’azione del gruppo di hacker per sventare un attacco terroristico in una nota località turistica italiana. Sotto i video e le immagini, sotto gli articoli dei giornali, si leggono commenti increduli, scettici, a tratti indignati. I lettori non sono grati, non sono interessati e forse neppure convinti della veridicità di queste azioni. Lecito, come sempre, non fidarsi di chi indossa una maschera da Guy Fawkes. Ma ad un’analisi appena più approfondita si nota come questi siano gli stessi commentatori che gridano allo scandalo contro la nuova tassa sulle scarpe sinistre, che piangono di fronte al koala che scambia un ricercatore per sua madre e via dicendo.

Come si sceglie a cosa credere? Nell’epoca in cui crediamo a tutto, come e a chi dare credito? Se le notizie ci scaldano il cuore (a chi non piace la storia di un micino salvato?) allora devono essere vere. Ma anche se rinsaldano le nostre convinzioni, qualsiasi esse siano. Anche quelle razziste, discriminatorie, violente. Se confermano il nostro pensiero, allora vale la pena credere che siano autentiche. E ovviamente condividerle, in un circolo di ignoranza che sfortunatamente si propaga. Sarebbe senza dubbio molto rinfrancante scoprire che ogni verità corrisponde alla nostra verità, ma forse un po’ troppo ottimistico.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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