Storia degli errori del qi

25/08/2015 di Francesca R. Cicetti

Nelle arie rurali della Cina è comune credere che le malattie mentali siano dovute a squilibri dei fluidi vitali, soggetti alle influenze di ying e yang, cariche positive e negative, secondo la filosofia orientale cinese. Secondo il Ministero della Sanità di Pechino, 16 milioni sono i cinesi affetti da malattia mentale grave, che godono solo in minima parte di un trattamento terapeutico

Cina

 

La notte del 20 dicembre 2005, He Jinrong ha aperto la porta di casa. È stato legato, caricato su un furgoncino bianco e trasferito urgentemente in un manicomio cantonese. Ignaro, ha tentato di spiegare ai medici di essere completamente sano, di non soffrire di problemi psicologici. He Jinrong, la notte del 20 dicembre, stava semplicemente leggendo il giornale seduto sulla poltrona del proprio salotto. Legato a un letto, nella corsia, si è interrogato sul suo destino e sulle sue colpe. Aveva, in effetti, una colpa grave. Era un milionario. Sua moglie, per una vendetta coniugale, aveva contattato le autorità denunciando suo marito, richiedendo che fosse internato. He era stato portato via, permettendole di diventare sua tutrice e amministratrice del suo patrimonio. Furono senza valore le preghiere e le spiegazioni degli altri familiari, perché nel sistema cinese, chiunque può essere ricoverato e recluso per iniziativa di un parente o di un coniuge. Chiunque può essere portato via sul furgoncino bianco che ha portato via He Jinrong.

Nel 1950, il 2,7% della popolazione era, secondo le statistiche, affetta da una qualche malattia mentale. Nel 1970 l’indice sale al 5,4, all’11 nel 1980, mentre nel 1990 al 13,4%. Nel 2009, in Cina sarebbero oltre cento milioni le persone con una qualche patologia mentale. Cinquantasei milioni di queste non avrebbero mai ricevuto alcun trattamento relativo. E oggi, secondo il ministero della Sanità di Pechino, 16 milioni tra questi sono affetti da malattia mentale grave, godendo solo in minima parte di un trattamento terapeutico.

La colpa è del qi. Nelle arie rurali della Cina è comune credere che le malattie mentali siano dovute a squilibri dei fluidi vitali, soggetti alle influenze di ying e yang, cariche positive e negative, secondo la filosofia orientale cinese. È il qi, il flusso energetico ad aver deviato, lasciando entrare il demone della malattia, della schizofrenia e della depressione. Per questo, la medicina è superflua. L’unica cura è nascondere il malato, chiuderlo in casa, murarlo, denunciarlo alle autorità perché lo rinchiudano. E fare molta attenzione, perché la psicologia è uno strumento per borghesi.

Il monolitismo totalitario maoista non ha aiutato il pensiero rurale a uscire dalla coltre. Le malattie mentali, per il bravo rivoluzionario, non esistono: esistono solo cittadini infelici, da riabilitare amorevolmente sotto la guida del pensiero di Mao. Disagio, tristezza, depressione, schizofrenia, non sono altro che il frutto di una cattiva educazione. Il malato è un controrivoluzionario, un ribelle. Come i petitioners internati a Xintai alla fine del 2008, trascinati in manicomio per ordine delle autorità di pubblica sicurezza. Lo stesso direttore della struttura riconobbe che molti di loro non avevano effettivamente bisogno di cure psichiatriche, ma non c’era nulla che potesse fare. Erano stati internati con una diagnosi legale insormontabile. E come Zhou Mingde, ricoverato contro la sua volontà al ritorno da Pechino, dopo l’ennesimo viaggio per presentare una petizione al governo centrale. Non per iniziativa delle autorità, ansiose di eliminare una minaccia politica, ma della sua famiglia, sua moglie e suo figlio.

Non sembra essere cambiato molto, dai giorni in cui, in piazza, i soldati maoisti gridavano che solo i controrivoluzionari sono infelici. Qualsiasi cittadino potrebbe svegliarsi e scoprire di essere pazzo. Venire denunciato e internato, senza possibilità di replicare. Qualsiasi cittadino cinese, affetto da una patologia psichiatrica, potrebbe venire rinchiuso dai suoi familiari, nascosto, rieducato. Dopotutto, le malattie mentali non esistono. Lo dice il presidente Mao. È solo un errore del qi.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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