La storia del cinema: il montaggio sovietico

16/09/2014 di Jacopo Mercuro

Quarto appuntamento con la storia del cinema, raccontata dal nostro Jacopo Mercuro

Avanguardia Russa, storia del cinema

Dopo la rivoluzione bolscevica il cinema sovietico attraversò tre distinti periodi. Tra il 1918 e il 1920 il processo produttivo fu fortemente messo in crisi dal comunismo di guerra; tra il 1921 e il 1924 il cinema diede piccoli segnali di ripresa; tra il 1925 e il 1933 nacquero le prime teorie sul montaggio, periodo sperimentale che finì a causa del forte controllo statale.

Negli anni antecedenti alla prima guerra mondiale, in Russia, l’industria cinematografica era in mano alle esportazioni francesi della Pathè e della Gamount. Dopo l’entrata in guerra, a causa della chiusura delle frontiere, si fermarono le importazioni per favorire lo sviluppo di produzioni nazionali. In seguito alla rivoluzione di ottobre, il commissariato popolare per l’istruzione prese il controllo dell’intero apparato, iniziando a sviluppare le prime produzioni su film di propaganda. Lenin, alla fine del 1919, decise di nazionalizzare il cinema, riportando alla luce le vecchie pellicole sovietiche. Qualche anno più tardi, esattamente nel 1922, nacque la prima scuola cinematografica, il quale compito era di istruire nuove generazioni di attori e registi. Il regista più influente di questo periodo fu Lev Kulesov che iniziò a sperimentare molto sulle tecniche di montaggio, creando quello che sarà chiamato “effetto Kulesov”. Questa tecnica consisteva nell’influenzare lo spettatore attraverso varie inquadrature, innovazione che dimostrerà per la prima volta l’importanza del montaggio.

Sergej Ėjzenštejn
Sergej Ėjzenštejn

Nel 1921, grazie ad un sistema economico leggermente più capitalista, ricomparvero le pellicole, mezzo indispensabile alla produzione filmica. Lenin dichiarò che, tra tutte le arti, considerava quella del cinema la più importante. Da questo momento in poi le produzioni si dovevano dividere tra film di intrattenimento e film destinati all’istruzione. Il governo bolscevico diede vita ad un nuovo apparato cinematografico e grazie al trattato di Rapallo si aprì una linea commerciale con Berlino. Ora i sovietici avevano la possibilità di accedere all’avanguardistica strumentazione tedesca, cosa che favorì l’inizio di una seppur lenta ripresa.

La prima metà degli anni venti fu caratterizzata da grandi cambiamenti, furono gli anni in cui si affacciarono nuovi cineasti come Sergej Michajlovič Ėjzenštejn che mostrò al mondo la tecnica del montaggio sovietico, grazie a pellicole come Sciopero e La corrazzata Potemkin. Kulesov, il regista con maggiore esperienza, insegnava nella scuola di cinema, formando le nuove leve che contribuirono alla nascita dells scuola sovietica del montaggio. Oltre alle pellicole iniziarono a fiorire gli scritti teoretici, dai quali si evinceva la voglia di rinnovamento rispetto al ruolo rivoluzionario del montaggio. Con il passare del tempo tutti i registi cominciavano a mostrare grandi differenza tra di loro.

La maggior parte dei film si basavano su storie che vedevano protagonista il movimento rivoluzionario. I singoli protagonisti, a differenza delle altre avanguardie europee, perdevano la loro centralità e a dominare la scena erano soprattutto le masse. Con le nuove tecniche di montaggio si cercava di fornire una tensione dinamica, il dinamismo visivo fu estremizzato come mai prima d’ora. A differenza della continuità hollywoodiana, la scena era frammentata. Inquadrature differenti ripetevano la stessa scena riproponendola da più punti di vista. Sergej Ėjzenštejn fu il più audace di tutti, grazie al montaggio delle attrazioni riusciva a catturare la piena attenzione del suo pubblico, spingendolo continuamente ad una riflessione intellettuale, stimolandolo attraverso la nuova forma di montaggio. Lo stesso Ėjzenštejn affermò che Sciopero, il suo primo lavoro, non fu rivoluzionario per il contenuto, ma per la sua forma.

Il montaggio sovietico fu l’unica avanguardia europea che riuscì a sopravvivere all’introduzione del sonoro. Le pellicole sovietiche ebbero un grande successo in patria e fuori, ma dopo la morte di Lenin l’intero apparato cinematografico entrò nelle mani di Stalin e la maggior parte delle pellicole vennero immediatamente dichiarate fuori legge. Molti registi lasciarono il paese; Ėjzenštejn abbandonò la madre patria per trasferirsi ad Hollywood e successivamente in Messico. Con l’istituzione della Soyuzkino, che aveva il compito di supervisionare tutte le produzioni, si fece un grande passo verso la centralizzazione dell’industria in favore del nuovo regime totalitario. I registi che avevano dato vita al montaggio sovietico dovettero abbandonare il loro sperimentalismo. Nel 1933 il film Dezertir di Pudovkin segnò per sempre la fine del movimento.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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