Lo stipendio parlamentare: che cos’è e come funziona

16/05/2013 di Federico Nascimben

Parlamento Italiano

Nel precedente articolo ci siamo limitati a spiegare brevemente cos’era la diaria; in questo cercheremo di analizzare – in maniera obiettiva e scevra da pregiudizi – quello che comunemente viene definito “stipendio dei parlamentari”, ma che in realtà si presenta come un tema assai complesso e variegato. Nel prossimo articolo, invece, analizzeremo le criticità dell’attuale sistema, cercando al contempo di fare alcune proposte per la modernizzazione e il superamento di quelle che, partite come garanzie, si sono pian piano trasformate in veri e propri privilegi che non trovano riscontro in concrete esigenze.

Secondo lo statuto albertino l'attività parlamentare doveva essere gratuita.
Secondo lo statuto albertino l’attività parlamentare doveva essere gratuita.

Perché il parlamentare dev’essere retribuito? – Innanzitutto, il punto di svolta è rappresentato dall’introduzione dell’art. 69 in Costituzione, secondo il quale “i membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge”, che è volto a favorire l’accesso alla politica nazionale anche alle persone provenienti dai ceto meno abbienti. Invece, durante i cent’anni in cui vigeva lo statuto albertino, all’art. 50 si disponeva che “le funzioni di Senatore e di Deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione od indennità”. Come si può capire, l’art. 69 della Costituzione repubblicana svolge una funzione di garanzia per il parlamentare, il quale – in questo modo – dovrebbe riuscire a svolgere la propria funzione senza condizionamenti economici. Mentre con l’art. 50 statutario il sistema favoriva la politica notabilare in un contesto a suffragio ristrettissimo.

Breve premessa – Quando parliamo di “stipendio parlamentare” facciamo innanzitutto riferimento all’indennità e alla diaria; il sistema, a causa dell’autonomia delle Camere, presenta differenze fra Camera e Senato; negli ultimi anni vi sono state modifiche, anche importanti, all’assetto precedente.

L’indennità – Rappresenta una forma di retribuzione per l’attività svolta dal parlamentare, ed è pari a circa 10.450 euro lordi, che diventano 5.000 al netto di addizionali, ritenute previdenziali, assistenziali e fiscali (mentre per chi svolge un’altra attività lavorativa è pari, sempre al netto, a 4.750 euro). L’indennità, come dettato dall’art. 69 Cost., è “stabilita dalla legge” n.1261 del 1965, ma tale legge rimanda a delibere degli uffici di presidenza delle due Camere, secondo le quali questa non può comunque essere superiore ad un “dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate”. Inoltre, a tutela dell’indipendenza del parlamentare, l’indennità è indisponibile e non può essere soggetta a sequestro o pignoramento. Infine, occorre ricordare che fino al 1994 l’indennità parlamentare era oggetto di un trattamento fiscale vantaggioso, in quanto inizialmente vi era una vera e propria esenzione fiscale, che si è andata riducendo fino a scomparire a metà degli anni ’90 per recepire le indicazioni date dalla Corte Costituzionale.

La diaria – Come visto nell’articolo precedente, questa non è altro che un rimborso delle spese di soggiorno a Roma, determinato sempre dagli uffici di presidenza sulla base di 15 giorni di presenze mensili in maniera tale da non superare l’indennità di missione giornaliera dei presidenti di sezione della Corte di Cassazione. Ad oggi la diaria ammonta a circa 3.500 euro, a cui vengono decurtati circa 210 euro ogni volta che il parlamentare non partecipa ad almeno il 30% delle votazioni che si tengono in giornata (tale sistema è stato, tra l’altro, introdotto solo di recente). Inoltre, è previsto un ulteriore taglio fino a 500 euro al mese per eventuali assenze ai lavori di giunte, commissioni ecc.

La pensione – Con le recenti modifiche operate sia alla Camera che al Senato tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, si è avuto il superamento del sistema basato sul vitalizio e l’adeguamento al sistema pensionistico contributivo vigente per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni (ma solo per i parlamentari entrati in carica dal 1 gennaio 2012, mentre per quelli già in carica o rieletti il sistema adottato è il pro rata che tiene conto delle quote versate prima di tale data e di quelle successive). In ogni caso, per avere diritto alla pensione occorre rispettare un doppio criterio: anagrafico e contributivo. L’ex parlamentare deve aver svolto almeno 5 anni di mandato e aver compiuto 65 anni d’età, ma è possibile uno sconto, fino ad un massimo di 60 anni, per ogni anno di mandato successivo al quinto. Sempre ad inizio 2012, è stata inoltre prevista la sospensione del pagamento della pensione nel qual caso, raggiunti i requisiti pensionistici, il parlamentare venga rieletto oppure assuma un incarico incompatibile con lo status di parlamentare (la cui indennità sia però superiore al 50% dell’indennità parlamentare)

Rimborso delle spese per l’esercizio del mandato – È stato istituito ad inizio 2012 per sostituire, alla Camera, le “spese inerenti tra eletto ed elettori” e, al Senato, il “contributo per l’attività di supporto ai Senatori”. Alla Camera è leggermente inferiore, essendo pari a circa 3.700 euro, mentre al Senato è di circa 4.150 euro. In entrambe le Camere l’importo complessivo è diviso in due quote, entrambe mensili: la prima, rendicontata, serve a pagare collaboratori, consulenze, gestione dell’ufficio, convegni e sostegno alle attività politiche; la seconda, forfettaria.

Assegno di fine mandato – Potremmo paragonarlo al TFR. Viene erogato sulla base di un apposito fondo spettante e a carico di ciascun parlamentare: alla Camera è pari a 785 euro dell’indennità lorda, mentre al Senato è pari al 6,7% di questa. Al termine del mandato, al deputato o al senatore spetta questo assegno che è pari all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità, moltiplicato per il numero di anni di mandato effettivo.

La Camera riunita.
La Camera riunita.

Altri benefit – Secondo disposizioni diverse tra le due Camere, il parlamentare ha diritto anche ad altri tipi di benefici economici: “tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale” (dal sito di palazzo Montecitorio, ma vale anche per il Senato). Inoltre, per quanto riguarda la Camera, il deputato ha diritto a 3.000 euro annuali per le spese telefoniche; all’assistenza sanitaria integrativa sulla base dei circa 530 euro che vengono versati mensilmente in un apposito fondo e facenti parte dell’indennità lorda. Per i senatori, invece, dall’inizio del 2011, è previsto un rimborso forfettario mensile pari a 1.650 euro delle spese generali, che “sostituisce e assorbe i preesistenti rimborsi per le spese accessorie di viaggio e per le spese telefoniche” (dal sito di palazzo Madama); per quanto riguarda l’assistenza sanitaria integrativa, vi è l’obbligatorietà per i senatori in carica, ed è pari al 4,5% dell’indennità lorda, mentre è facoltativa per i titolari di assegni vitalizi.

Contributi privati a parlamentari – Data la mancanza di una regolamentazione complessiva ed organica delle lobby nel nostro Paese (cosa che negli USA, solo per citare l’esempio più famoso, avviene in totale trasparenza), la disciplina è piuttosto povera e si rifà ad una legge del 1981 che estende ai parlamentari la disciplina prevista da una legge del 1974 per il “contributo dello Stato ai finanziamenti dei partiti politici”. In sostanza, sono vietati finanziamenti o contributi ai parlamentari (e a chi fa politica in generale, estesi anche ai candidati) da parte di “organi della pubblica amministrazione, di enti pubblici, di società con partecipazione  di capitale pubblico superiore al 20 per cento o di società controllate da queste ultime”. Invece, i contributi ricevuti da privati sono consentiti e devono essere dichiarati al Presidente della Camera se superiori a 50 mila euro, stando a quanto riporta il decreto legge 273 del 2005.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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