Stati Uniti: si infiamma la lotta tra i candidati democratici

19/09/2015 di Michele Pentorieri

La sfida vede per ora prevalere Hillary Clinton. Dietro di lei, il socialista Sanders. Ma su di tutti si staglia l’ombra di una possibile candidatura di Joe Biden

Stati Uniti Elezioni

L’impossibilità di Obama –a causa del 22esimo emendamento alla Costituzione statunitense- di candidarsi una terza volta alle elezioni presidenziali spalanca le porte ad una delle sfide più incerte e politicamente appassionanti degli ultimi anni. Prima di allora, tuttavia, c’è da fare i conti con le primarie, una sfida che tra i candidati democratici appare già molto accesa ed interessante, visto l’alto numero di pretendenti e la varietà di contenuti. A circa 4 mesi e mezzo dall’inizio delle consultazioni popolari per eleggere l’esponente democratico che concorrerà alla carica di 45° Presidente degli Stati Uniti d’America, Hillary Clinton sembra godere ancora dei favori del pronostico, ma bisogna tenere in conto una serie di variabili.

La favorita Come detto, resta Hillary Clinton la candidata con più chances di vittoria, nonostante il celebre scandalo delle e-mail. I sondaggi la vedono al 46.1%. Non sono da trascurare, tuttavia, i sondaggi riguardanti il New Hampshire e l’Iowa, dove la Clinton risulta perdente a scapito di Bernie Sanders. Di certo tali dati, specie se alle elezioni manca qualche mese, non sono il massimo dell’affidabilità. I dubbi degli elettori democratici in questi due Stati potrebbero però rivelarsi un’utile spia della mancanza di fiducia che l’ex First Lady suscita in alcuni segmenti della società. Si è presentata come membro della classe media, ma è vista da molti come una donna “aristocratica” e, cosa ancora più importante, una politica di professione. E’ evidente invece che gli statunitensi siano stufi dell’attuale classe politica tanto che, sul versante repubblicano, Donald Trump continua a riscuotere successi. Nessuno mette in dubbio la preparazione e la competenza della Clinton, ma il personaggio non sembra avere i connotati giusti per coinvolgere anche emotivamente gli elettori.

Il socialista Bernie Sanders incarna l’anima più radicale dei democratici e riscuote un certo successo tra gli intellettuali di sinistra. E’ il principale antagonista della Clinton, ma per ora il margine tra i due sembra piuttosto largo. Sta promuovendo la discussione di temi come la disuguaglianza economica, argomento che gli è sempre stato a cuore. Il suo manifesto, reperibile sulla sua pagina web, recita infatti: “Il popolo statunitense deve prendere una decisione fondamentale. Continueremo il declino lungo 40 anni della nostra classe media e il crescente gap tra i miliardari e gli altri, o combatteremo per un’agenda economica progressista volta a creare lavoro, incrementi salariali, a proteggere l’ambiente e offrire cure mediche per tutti? Siamo preparati a prenderci l’enorme potere economico e politico dei miliardari, o continueremo a scivolare verso l’oligarchia economica e politica? Queste sono le domande più importanti del nostro tempo e come risponderemo ad esse determinerà il futuro del nostro Paese”. Il vero handicap di Sanders sembra però essere l’incapacità di estendere la sua base elettorale anche ad altre fasce di popolazione. Le preferenze per lui si fermano al 23.9%.

Il reduce di guerra Jim Webb raccoglie le simpatie degli elettori più spostati verso il centro, contrari a politiche progressiste o comunque ostili a Clinton e Sanders. Ha combattuto nella guerra del Vietnam e cerca per questo di giocarsi la carta del leader carismatico e senza paura. E’ stato, anche se per meno di un anno, Segretario della Marina statunitense sotto la Presidenza Reagan. A parte questo, i suoi discorsi non scaldano i cuori dei concittadini, anche perché i temi e le soluzioni da lui trattati non sono destinate ad avere un impatto forte sull’elettorato. I sondaggi, infatti, gli accordano per ora un misero 1.4%.

L’ex sindaco Martin O’Malley è stato governatore del Maryland dal 2007 al 2015 e sindaco di Baltimora dal 1999 al 2007. Anche il suo programma, come quello di Webb, risulta poco chiaro e comunque non in grado di attirare elettori al di fuori della ristretta cerchia di fedelissimi. Da sottolineare il suo impegno a favore dell’abolizione della pena di morte, tanto che ne ha fatto addirittura uno dei suoi massimi obiettivi in caso di vittoria. Il suo gradimento è intorno all’1.2%.

L’ex Repubblicano Lincoln Chafee ha un passato da senatore repubblicano ma, entrato in rotta di collisione con l’establishment del suo partito nel 2007, passò i sei anni successivi da indipendente, salvo entrare a far parte del Partito Democratico nel 2013. Dal 2011 è governatore del Rhode Island e non sembra avere alcuna chance di impensierire gli altri candidati, dato che i sondaggi lo vedono allo 0.7%.

Insomma, a tutt’oggi la favorita resta ancora Hillary Clinton, anche se per essere certa della vittoria dovrà guadagnarsi anche il consenso della popolazione ispanica. Quest’ultima, infatti, rappresenta una variabile fondamentale in vista delle primarie, ma anche delle presidenziali. Il dibattito sull’immigrazione è tornato in auge negli States e, con Trump che propone di costruire un muro al confine messicano, è facile pensare che gli elettori di origine latinoamericana scelgano di stare dalla parte dei democratici. A tutto ciò va aggiunto il fattore Biden: se il vice Presidente dovesse scegliere davvero di candidarsi alle primarie, la lotta si farebbe ancora più incerta. E, vista la grande popolarità di cui gode, potrebbe alla fine spuntarla proprio lui.

The following two tabs change content below.

Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
blog comments powered by Disqus