Stanze d’artista. Capolavori del ’900 italiano in mostra a Roma

28/04/2017 di Simone Di Dato

La Galleria Moderna di Roma dedica a dodici grandi protagonisti del Novecento uno spazio esclusivo ben lontano dalla rappresentazione di luoghi ideali: stanze d'artista in cui importanti capolavori saranno affiancati dalle parole degli autori, tratte dai loro diari, lettere e scritti teorici o critici.

Stanza Artista

Non solo un percorso teorico, ma interi mondi poetici. La nuova mostra ospitata presso la Galleria Moderna di Roma, fino al 1° ottobre 2017, dedica a dodici grandi protagonisti del Novecento uno spazio esclusivo ben lontano dalla rappresentazione di luoghi ideali, ma stanze, stanze d’artista in cui importanti capolavori saranno affiancati dalle parole degli autori, tratte dai loro diari, lettere e scritti teorici o critici, così da offrire un commento critico quale migliore non potrebbe essere provenendo dalla stessa fonte creativa dei capolavori presentati. A Mario Sironi, Arturo Martini, Ferruccio Ferrazzi, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Ardengo Soffici, Ottone Rosai, Massimo Campigli, Marino Marini, Fausto Pirandello e Scipione saranno dedicate singole “stanze” illusorie in un percorso che rivela l’intreccio dei linguaggi insieme alla ricchezza e alla complessità dei loro mondi poetici; letture critiche inedite, diari personali, documenti, confronti serrati tra i temi e di anni del Novecento Italiano.

Ferruccio Ferrazzi, La nuda, 1922,
Ferruccio Ferrazzi, La nuda, 1922,

Mentre la Germania vede la nascita del Bauhaus e l’Olanda del De Stijl, tra l’autunno del 1918 e l’estate del 1922 a Roma vengono pubblicati quindici numeri di una rivista d’arte, “Valori Plastici“, edita dal pittore e mercante d’arte Mario Broglio. Alla rivista, che svolge contenuti di ampio respiro con riferimenti alle avanguardie europee, collaborano con scritti di maggior rilievo Carlo Carrà, Giorgio de Chirico e il fratello Alberto Savinio. I tempi sono maturi, bisogna ridefinire, dopo la guerra, il ruolo e il linguaggio dell’attività artistica italiana ma con una specifica strategia: guardare avanti, guardare oltre, realizzare qualcosa di nuovo rifiutando però l’esempio del futurismo. E’ per questo che dal gruppo di “Valori Plastici” emerge una grande varietà di posizioni, in cui non mancano orizzonti comuni. Se Parigi impone il suo indirizzo artistico, Roma afferma un’altra cultura: il recupero della classicità alla cui base viene posto l’esempio della pittura metafisica. Osservando alcune opere di de Chirico, Morandi, Savinio e Martini si possono cogliere i diversi risultati che partono da queste nuove promesse.

Giorgio de Chirico, Combattimento di gladiatori, 1933-1934
Giorgio de Chirico, Combattimento di gladiatori, 1933-1934

Percorso diverso sarà quello di Mario Sironi, di grande rilievo nella cultura fascista. Non a caso nel 1920 l’artista firma “Contro tutti i ritorni in pittura“, un manifesto che prende posizione contro il ritorno al passato di “Valori Plastici” e allo stesso tempo si dichiara la necessità di superare la fase delle ricerche futuriste, in favore “di una più larga, ampia e sintetica visione“. Ma in seguito alla prima mostra del Nocevento Italiano, alla quale partecipano più di cento artisti scelti da Margherita Sarfatti, la situazione è chiara: nonostante l’intento di esprimere l’idealità promossa nella nazione del regime fascista, le opere d’arte risultano nella loro disuguaglianza ben lontane dal costituire uno stile. Solo con Sironi il programma di Contro tutti i ritorni in pittura troverà il suo vero compimento. Guardando il Paesaggio urbano del 1922 e L’allieva del 1924, ne scorgiamo due tappe fondamentali. Il primo, con una visione sintetica tra aspetti arcaici e moderni della civiltà industriale mostra evidente la lezione metafisica di de Chirico, ma densa di tensioni formali. Ne L’allieva Sironi guarda al passato, alle icone dell’umanesimo classico e al ritratto rinascimentale: siamo lontani tuttavia dalla rappresentazione di un mondo interiore e ideale.

Massimo Campigli, Le spose dei marinai, 1934
Massimo Campigli, Le spose dei marinai, 1934

Rispettando così il criterio della rotazione delle opere, adottato dalla Galleria d’Arte Moderna fin dalla sua riapertura nel 2011, la mostra propone circa sessanta opere tra scultura, pittura e grafica, alcuni capolavori del Museo e altri provenienti da prestigiose raccolte private. Dodici artisti, dodici stanze in cui spiccano i già conclamati de Chirico, Carrà e Sironi, ma conferendo forte valore, per la prima volta, ai dipinti di Massimo Campigli (Le spose dei marinai, 1934), di Ardengo Soffici (Campi e colline, 1925; Marzo burrascoso, 1926-27) e di Ottone Rosai (Paese, 1923), in un confronto ampio e variegato nel privilegiare le tante voci del Novecento italano.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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