Staffetta Renzi – Letta? Errore (e delitto) macroscopico

11/02/2014 di Redazione

Staffetta Letta Renzi

L’Italia non è in grado di uscire dalle sue brutte abitudini e Re Giorgio sembra pronto ad effettuare un nuovo cambio ai vertici, dando il via libera, dopo l’incontro di ieri, alla staffetta Letta – Renzi. Prodi ricorderà ancora con amarezza l’ultimo tentativo italiano di metterla in atto, a sue spese, quando venne spodestato, nel 1998, da Massimo D’Alema. Una mossa suicida che portò Berlusconi a vincere per plebiscito alle successive elezioni.

Staffetta al governo?Una mossa imprudente e impudente. Chiamatela staffetta, ma la realtà sarebbe molto più semplice e cruda, de facto si tratta di l’insediamento di un nuovo governo guidato secondo una nuova prospettiva, con un nuovo modo di agire e, soprattutto, con un nuovo programma politico. Le differenze tra Renzi e Letta sono evidenti, e non possiamo parlare di staffetta democristiana, ma di un vero e proprio ribaltone. Napolitano, dunque, sembra non voler sentire le accuse rivolte in questi giorni, aprendo ad una nuova investitura ad excludendum, dove i colpiti sono le forze di opposizione e i cittadini italiani. Già, perché, con questa, si rischierebbe un record: essere governati da esecutivi scelti dal Quirinale dal 2011 al, potenzialmente benché difficilmente, 2018.  Insomma, qualcosa di sbagliato, in questo sistema, è evidente.

Renzi, grande autogol. L’errore, in ogni caso, non sarebbe solo lesivo dei diritti dei cittadini, ma anche un suicidio del neosegretario del PD. Porterebbe con sé grandi rischi, tali da rendere la sua carriera politica ai vertici una comparsata di terzo livello. Non ha senso, per Renzi, prendere in mano il governo oggi, in uno dei momenti peggiori per il Paese, con un Parlamento in cui quattro-quinti degli eletti tra le fila del Partito appartengono ad altre correnti, ed in cui si è ben consapevoli esistano qualche decina di franchi tiratori pronti ad imbracciare il fucile e sparare all’ex rottamatore. Ora si penserà al Senato e alla Legge Elettorale, ma ci vorrà tempo per completare il processo, almeno gran parte del 2014. In tutto questo, lo Stato deve andare avanti, e Renzi dovrebbe imporre la propria linea direttiva in un Parlamento in cui i suoi fedelissimi si contano sulla punta delle dita.

E Letta? Un’altra questione, problematica per il PD, è il destino di Letta. La corrente democristiana nel PD continua ad essere legata a doppio filo con il destino del Premier che, difficilmente, accetterebbe con noncalanche uno sgambetto di questo tipo. Traduzione? Nuove tensioni interne al partito, molto simili a quelle che, nei mesi successivi, coinvolsero proprio Massimo D’Alema e Prodi.

Insomma, la scelta, un’altra volta, sembra quella più errata possibile.  La soluzione, in questo momento, sembra solamente una. Costringere Enrico Letta ad essere più coraggioso e ad iniziare a fare qualcosa di veramente incisivo per il Paese, tirando fuori, veramente, quelle balls of steel attribuitegli da qualche giornalista (probabilmente poco informato). Intanto proseguire con le riforme, per andare al voto non appena il processo risulti completo. Con un nuovo modello parlamentare e una nuova legge elettorale. Altrimenti, se ciò non fosse possibile, si smetta di esitare: si approvi in tempi record la riforma della legge elettorale e si vada a votare. Nel rispetto dei cittadini e di un Paese, che di classiche “italianate”, negli ultimi anni, ne ha viste fin troppe.

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