St. Patrick’s Day: le origini di una festa mondiale

18/03/2013 di Luciano Di Blasio

San Patrizio, St. Patrick's DayIl 17 marzo gli irlandesi festeggiano san Patrizio. Altrettanto fanno tre quarti del mondo, mentre il restante quarto è perlomeno consapevole dell’esistenza di tale celebrazione. Questa non è una festa nazionale propriamente anglosassone, bensì circoscritta alla sola Irlanda. Iniziata negli USA dopo la grande carestia irlandese delle patate degli anni 40 dell’Ottocento che spinse centinaia di migliaia di irlandesi ad emigrare verso il nuovo mondo, la festa si è poi affermata come la più importante celebrazione del santo patrono d’Irlanda. Potrebbe corrispondere, grosso modo, alla nostra per san Francesco, anche se le celebrazioni di quest’ultimo nel mondo non hanno una eco neanche minimamente paragonabile a quella del santo verde. Molti, persino in Italia, non saprebbero dirvi in quale giorno la Chiesa ricorda il fondatore dell’ordine francescano, mentre praticamente chiunque è a conoscenza delle tradizioni legate al 17 marzo. Qual è il motivo di questa grande risonanza mondiale? In molti penseranno, causticamente, al fatto che questa festa sia un’elegante scusa per mandar giù qualche bicchierino di troppo. Può darsi, ma la sua diffusione ha pure altre spiegazioni, tutte scolpite nei tratti salienti della festa stessa.

Il santo – Nato in Inghilterra, Patrizio fu rapito a 16 anni da predatori irlandesi che razziavano l’isola britannica, ormai quasi del tutto abbandonata dalle legioni romane, e catturavano prigionieri da usare come schiavi. Come testimoniato da due lettere autografe pervenute fino ai giorni nostri, dopo oltre 10 anni riuscì a fuggire e a rientrare in Inghilterra. Sì convertì al Cristianesimo, fu ordinato sacerdote e, dopo una serie di esperienze nell’Europa continentale, fu inviato in Irlanda, questa volta da uomo libero, con l’obiettivo di convertire il Paese dai culti pagani celtici al Cristianesimo.

Il 17 marzo – Quello dell’Anno Domini 461 fu il giorno della morte di san Patrizio: inizialmente dimenticato, fu poi centro di una crescente serie di miti legati al culto del santo. Il più significativo? La cacciata, manu Patricii, di tutti i serpenti dall’Irlanda: ovviamente simbolico – l’Irlanda non ha mai avuto serpenti, questo mito rappresenta la conversione dell’Irlanda verso il Cristianesimo, con l’abbandono di tutti i miti pagani. Storicamente situata nel periodo quaresimale, questa data rappresentava per i fedeli un giorno di pausa “autorizzata” dal digiuno e, soprattutto, dall’astensione dagli alcolici.

Il verde – Il colore associato al santo era il blu, come testimoniano svariate illustrazioni. Il verde deriva da un graduale cambiamento nel tempo, soprattutto a causa del trifoglio che il santo usava per spiegare ai pagani l’immagine simbolica della Santissima Trinità.  La Rivolta irlandese del 1798 fece poi il resto, trasformando il simbolo del trifoglio (già molto popolare) in simbolo di rivolta e identità irlandese, traspostosi poi anche nelle comunità irlandesi estere (a partire da quella newyorkese). Molti ritengono inoltre che vi sia sempre stata in Irlanda un’associazione spontanea del colore verde al Paese stesso, a causa della sua rigogliosa natura: colline e prati verdi sono l’immagine dominante nel paesaggio irlandese.

L’espansione – Come detto, l’emigrazione degli irlandesi, a partire dall’Ottocento e proseguita per molti decenni sotto forma di una vera e propria diaspora, ha contribuito da un lato a spargere negli angoli più disparati del pianeta esponenti della verde tradizione, e dall’altro a provocare negli stessi una voglia di mantenere viva la propria identità: le celebrazioni del 17 marzo si sono quindi trasformate in uno strumento dell’orgoglio irlandese all’estero. Per capire l’importanza derivante da questo fenomeno, basta pensare che oggi la parata più grande è quella newyorkese, con circa 200.000 partecipanti e la mostruosa cifra di 3.000.000 di spettatori (l’1% della popolazione americana)!

Negli anni ’90 del secolo scorso, inoltre, il governo irlandese decise di sfruttare la crescente fama legata al 17 marzo come veicolo per la valorizzazione del Paese e della sua cultura a fini turistici: fu istituito il Saint Patrick’s Festival, una manifestazione sviluppata su più giorni dal successo crescente, con una presenza stimata di circa un milione di partecipanti nel 2009.

Ripercussioni culturali – Oggi praticamente ovunque, dagli Stati Uniti all’Argentina passando per l’Italia e il Brasile, il 17 marzo è simbolo di san Patrizio, di birra ma, soprattutto, di Irlanda. I “san Patrizio-scettici” contestano la celebrazione di questa festa fuori dall’Irlanda sostenendo che dovrebbe essere ad appannaggio esclusivo degli irlandesi, ma questa potrebbe sembrare una critica a tratti pretestuosa, soprattutto perché i primi a voler condividere la festa sono gli stessi irlandesi: proprio perché, parafrasando cinesi e Oscar Wilde, l’importante è che se ne parli.

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Luciano Di Blasio

Nasce a Lanciano (CH) il 20/03/1987 e cresce a Ortona (CH): un abruzzese dalle velleità internazionali. Maturità scientifica (100/100, premiato dalla fondazione De Medio) a Francavilla al Mare (CH), vince il premio come miglior studente di matematica della provincia di Chieti. Vive un anno a Newcastle (UK) studiando ingegneria elettronica, sei mesi a Rio de Janeiro. Si laurea in Lingue e Letterature Moderne (Tor Vergata, inglese e portoghese) con una tesi in letteratura inglese post-coloniale sullo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Attualmente iscritto al secondo anno Corso di Laurea Magistrale in International Relations (Scienze Politiche, LUISS). Membro fondatore dell'associazione GiovaniRoma 2020. Drogato di letteratura, politica, F1, tennis e calcio.
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