Spy cables: cosa sono

10/03/2015 di Marvin Seniga

Una nuova fuga di notizie, riguardanti la pubblicazione di documenti riservati scambiati tra i servizi segreti di vari paesi e quelli sudafricani (SSA). Le rivelazioni potrebbero influenzare le prossime elezioni israeliane?

Spy Cable

Una nuova inchiesta riguardo l’oscuro mondo dei servizi segreti internazionali è stata pubblicata nelle ultime settimane dall’emittente televisiva qatariota Al-Jazeera e dal Guardian, già noto per le rivelazioni di Glenn Greenwald sul Datagate. Questa volta l’inchiesta, chiamata Spy cables riguarda la pubblicazione di documenti riservati scambiati tra i servizi segreti di vari paesi e i servizi segreti sudafricani (SSA) da cui, si presume, provvenga la fonte.

Le rivelazioni riguardano due aspetti fondamentali, oggi di grande attualità : la questione del nucleare iraniano e quella palestinese. Riguardo alla prima, i documenti rivelerebbero una profonda discrepanza tra quanto dichiarato da Netanyahu nel 2012 di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, secondo cui l’Iran era in procinto di completare la costruzione della sua prima bomba atomica, e le informazioni in realtà raccolte dal Mossad secondo cui l’Iran non stava nemmeno intraprendendo le attività necessarie per produrre armi nucleari.

Il caso oggi assume particolare rilevanza se si considera che entro la fine di marzo è previsto che l’Iran e i paesi del 5+1 raggiungano un accordo di massima sul programma nucleare di Teheran. Il 17 marzo, poi, si terranno le elezioni anticipate in Israele, ed è proprio sulla sicurezza e sull’opposizione ad ogni accordo nucleare con l’Iran che Netanyahu sta giocando la propria campagna elettorale, come dimostra il suo recente discorso di fronte al congresso USA.

Un’altra rivelazione degna di nota riguarda invece la questione palestinese. Da un documento emerge come l’ANP e Tel Aviv abbiano collaborato allo scopo di reprimere il rapporto Goldstone, dal nome dell’avvocato sudafricano incaricato dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU di far luce sugli attacchi israeliani compiuti nella striscia di Gaza tra il 2008 ed il 2009 nell’ambito dell’operazione piombo fuso, che costarono la vita a più di 1000 palestinesi. Una rivelazione che rischia di pesare nei già fragili rapporti tra l’ANP e Hamas, che controlla la striscia di Gaza.

A tutto ciò vanno aggiunti altri documenti, meno scottanti e meno sconcertanti, per esempio le pressioni dell’amministrazione Obama per far desistere l’Anp a chiedere lo status di Stato osservatore nell’ONU, cosa poi comunque avvenuta nel 2012, o il fatto che i servizi segreti sud-coreani fossero così preoccupati da Greenpeace da spiarne le azioni anche attraverso l’aiuto di servizi segreti stranieri.

In definitiva quello che l’inchiesta rivela è uno spaccato sul mondo dei servizi segreti e le loro interazioni con il mondo della politica. Gran parte delle rivelazioni più importanti altro non fanno che confermare dei sospetti che già erano stati avanzati prima dell’inchiesta. Che il grafico di Netanyahu esposto di fronte all’Assemblea Generale fosse una gran forzatura non era difficile immaginarlo, e che Mahmud Abbas si fosse trovato, per certi versi, più a suo agio a dialogare con Israele piuttosto che con Hamas era un sospetto diffuso prima della rottura dei negoziati sul futuro della Palestina la primavera scorsa.

Un elemento non trascurabile è però il fattore tempo. È stato detto infatti che a breve sono previste le elezioni in Israele per rinnovare il Knesset. Ebbene proprio le rivelazioni che smentiscono gli allarmismi di Netanyahu, colpiscono anche il suo alleato politico – nonché ministro degli esteri – Avidgor Lieberman. Questi avrebbe avuto dei presunti doppi fini rispetto ad alcuni viaggi in Africa: secondo quanto riportato dal Guardian avrebbe finanziato diverse milizie soprattutto per indebolire il regime di Al-Bashir in Sudan. Le informazioni potrebbero danneggiare l’immagine del leader israeliano in questi ultimi giorni di campagna elettorale, anche se è difficile comprendere in che misura.

A questo proposito non va dimenticato che il Qatar, il paese in cui ha sede Al-Jazeera e dalla cui famiglia reale dipende economicamente, è uno dei principali sostenitori – insieme alla Turchia – dei fratelli musulmani, vicini ad Hamas e, di conseguenza, strenui oppositori di Al-Sisi, presidente dell’Egitto che ha stretto i rapporti con Israele e avviato una grande campagna sia contro i fratelli musulmani che contro la stessa Hamas. Gli spy cables possono dunque nascondere anche un altro spaccato, in cui gli stessi servizi di informazione finiscono per divenire strumenti politici.

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Marvin Seniga

Nato a Roma nel 1992, attualmente studia relazioni internazionali presso l'Università di Trento, dopo essersi laureato in Scienze Politiche presso la Luiss - Guido Carli. Oltre che di politica si interessa di sport e cinema.
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