“Splendore e miseria. Immagini della prostituzione” in mostra al Musée d’Orsay

06/10/2015 di Simone Di Dato

Il Musée d'Orsay dedica la prima grande iniziativa al tema della prostituzione analizzata non solo come soggetto artistico ma anche come fenomeno sociale e culturale attraverso la pittura dei Salon, la scultura, le arti decorative, fotografia e cinematografia.

Arte e prostituzione

E ra il 1865 quando l’Olympia di Édouard Manet  fece il suo ingresso al Salon di Parigi destando, con la sua inequivocabile modernità, uno scandalo di proporzioni enormi. Dopo il clamore de Le déjeuner sur l’herbe, il pittore francese non si era limitato a proporre un soggetto tratto dalla contemporaneità e di chiara ispirazione italiana, giacchè nulla in questa tela lasciava dubitare che si trattasse di una prostituta. Tanto il nome quanto i dettagli del dipinto (dalle pantofole al nastro intorno al collo fino al mazzo di fiori di un presunto ammiratore) mostrano un soggetto senza alcun travestimento storico, direttamente dalla vita moderna e in un contrasto cromatico quasi brutale. Nuda e distesa su un letto, con lo sguardo indifferente privo di qualsiasi accenno romantico o senso di mistero, la modella Victorine Meurent, che più volte aveva posato per Manet, viene sfacciatamente messa alla mercè dei visitatori così indignati per l'”arroganza da meretricio” della protagonista della tela, che fu necessario rimuoverla, relegata ed esposta al Salon des Refusés. Da allora la carriera del pittore fu condannata all’esclusione dal palcoscenico ufficiale, additato come istigatore, rivoluzionario, provocatore capace di giocare solo la carta dell’insulto alla morale, tutta borghese, per farsi notare.

Jean-Louis Forain , Il Cliente
Jean-Louis Forain , Il Cliente

Eppure, nudi e meretrici non costituivano una novità nel mondo dell’arte. Se il verbo “prostituirsi” significa testualmente “mettere in mostra, esporre al pubblico”, non deve stupire la conseguente contaminazione tra mondo dell’arte e quello del “male necessario”, specie tra Otto e Novecento. Il tema della prostituzione e i luoghi di questo fenomeno sociale, infatti, affascinarono moltissimo artisti francesi e non, che mai lesinarono rappresentazioni reali, di forte indiscrezione  o ideali e di sfrenata immaginazione a riguardo.

A indagare sulla questione dell’amore a pagamento nell’arte tra il Secondo Impero e la Belle Époque è in questi giorni il Musée d’Orsay che con la mostra “Splendore e miseria. Immagini della prostituzione, 1850-1910” dedica la prima grande iniziativa  al tema della prostituzione analizzata non solo come soggetto artistico ma anche come fenomeno sociale e culturale attraverso la pittura dei Salon, la scultura, le arti decorative, fotografia e cinematografia. Dall’Olympia di Manet a L’assenzio di Degas, dalle case chiuse dipinte da Toulouse-Lautrec e Munch agli audaci ritratti di Vlaminck, Van Dongen o ancora Picasso, il percorso espositivo vuole far luce sul carattere equivoco e inafferabile del fenomeno, vera ossessione di poeti, drammaturghi, pittori, compositori e scultori.

Edouard Manet, Olympia
Edouard Manet, Olympia

Nella suggestiva cornice del museo parigino, il fil rouge della mostra è senza dubbio l’ambivalente condizione delle protagoniste in questione, l’ambiguità dello status della prostituta il cui destino sembra essere in bilico tra la sontuosità della donna mondana e lo squallore della meretrice. L’atmosfera equivoca nasce subito nelle ore diurne: proprio quando ogni forma di palese adescamento è ritenuta proibita, l’ambiguità prende il sopravvento. Si mischiano così le figlie del proletariato che percepiscono stipendi troppo miseri e per vivere puntano ad entrate supplementari, insieme alle cosiddette filles publiques (“ragazze pubbliche”), riconoscibili da pose studiate o espressioni caratteristiche, come dimostrano certi quadri di Boldini o di Valtat. Tuttavia i luoghi di prostituzione più comuni restano i cafè e i lampioni. Nel primo caso cruciale è l“ora dell’assenzio”, durante la quale le donne aspettano l’arrivo dei clienti sedute attorno a un bicchiere di alcol con una sigaretta fra le dita, come suggeriscono le opere di Manet, Degas e Van Gogh. Nel secondo invece, le vere protagoniste sono le “belle di notte che approfittano della luce dei lampioni per far risaltare corpi sinuosi e volti truccati, esibendosi agli occhi dei passanti.

Henri Gervex, Rolla
Henri Gervex, Rolla

L’altra faccia della medaglia, a dispetto della miseria della povera meretrice, è rappresentata dallo splendore dalla prostituzione d’alto bordo in duplice forma. Teatro di immoralità è l’Opera, luogo in cui uomini eleganti e facoltosi, riconoscibili dall’abito nero e dal cappello a cilindro, hanno sovente la possibilità di accedere al Foyer di danza, per corteggiare le celebri rats, tanto care ai dipinti di Degas o di Béraud, giovani e povere ballerine le cui madri sperano avranno la fortuna di incontrare un ricco e influente “protettore”. In cima alla gerarchia delle prostitute sono le mantenute o demi-mondaines (donne di facili costumi appartenenti al cosiddetto demi-monde) chiamate anche grandes horizontales o cocottes. Queste donne, vere stelle dell’alta prostituzione”, tra cui vengono annoverate Jeanne de Tourbay, Blanche d’Antigny, Hortense Schneider, Marguerite Bellanger o Sarah Bernhardt, hanno spesso debuttato sul palcoscenico mostrando doti recitative o canore, sfoggiando talento, bellezza e ricchezze al fine di sfruttare il capitale erotico e sociale.

Giovanni Boldini
Giovanni Boldini, Attraversando la strada

In una Parigi che vive anni di profondi cambiamenti, che siano filles en carte o filles insoumises, rats, cocottes o demi-mondaines, l’amore a pagamento di afferma come soggetto in opere legate a correnti artistiche diverse tra loro, dall’accademismo al naturalismo, dall’impressionismo al fauvismo solo per citarne alcune. Dietro alle rappresentazioni degli artisti più rappresentativi dell’epoca, in bilico tra la cruda realtà e la maliziosa fantasia di queste vite miserabili più o meno folgoranti c’è la grande influenza che questo duplice universo ha esercitato sull’evoluzione della pittura moderna.

“Ciò che più mi piace di Parigi sono i boulevard. […] Quando i lampioni iniziano a riflettersi negli specchi e i coltelli a tintinnare sui tavoli di marmo, io me ne vado a passeggio, in pace, lasciandomi avvolgere dal fumo del mio sigaro e scrutando le donne che passano. È quella l’ora in cui si sparge la prostituzione, l’ora in cui brillano gli occhi!”.
Gustave Flaubert

 

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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