Specializzazioni mediche e pasticci all’italiana: Giannini, ed ora?

02/11/2014 di Pasquale Cacciatore

Nella scorsa settimana migliaia di laureati in medicina hanno sostenuto le prove di accesso in quattrocento sedi su tutto il territorio nazionale. Risultato? Prova annullata e tutto da ripetere. Benvenuti nell'Italia del XXI secolo.

Concorsone Nazionale annullato

I propositi, in origine, erano certamente buoni. Le premesse primordiali, almeno per quanto riguarda gli obiettivi della cosa, sembravano davvero positive. Insomma, quando l’allora Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Maria Chiara Carrozza presentava il decreto ministeriale con cui veniva totalmente riformato l’iter per l’accesso alle scuole di specializzazioni di medicina, tanta speranza ed entusiasmo albergava nei futuri medici. La speranza di vincere lo strapotere di baroni e potenti, l’entusiasmo per un nuovo meccanismo che favorisse la meritocrazia e combattesse ogni forma di clientelismo.

Con il passare dei mesi, però, iniziarono ad energere i tanti dubbi ed incertezze relative a questa nuova modalità di selezione dei futuri specializzandi, e le rose ed i fiori della prima ora iniziarono ad appassire. Da una parte, le proteste dei gruppi di rappresentata studentesca (in primis, il SIGM, Segretariato Italiano dei Giovani Medici), desiderosi di sottolineare che il principale problema delle scuole di specializzazione non era ancora affrontato in modo efficace (ovvero, la grande sproporzione fra laureati e borse disponibili per le scuole); dall’altro, un iter che sembrava procedere tanto a rilento da lasciare in alto mare i numerosi neo-laureati, in poco tempo ritrovatisi privi di un riferimento certo per quanto riguarda il loro futuro formativo.

La caduta del governo Letta e l’arrivo a Viale Trastevere di Stefania Giannini portò ad un nuovo interrogativo fondamentale; se, infatti, il ministro montiano sembrava voler percorrere lo stesso percorso del precedessore, dall’altra parte il passare dei mesi senza un decreto finale continuava ad allarmare gli animi. Tuttavia, lo stesso ministro si era impegnata per l’aumento delle borse di specializzazione, raggiungendo il numero di 5000 nel giugno 2014, “nell’esclusivo interesse dei giovani medici”. Alla fine anche la tanto agognata riforma del test d’ingresso alle scuole di specializzazione in medicina andò in porto, istituendo quel “concorsone nazionale” che rivoluzionava totalmente il modo con cui l’accesso era stato concepito sino a poco tempo prima.

Nella scorsa settimana migliaia di laureati in medicina hanno sostenuto le prove di accesso in oltre quattrocento sedi su tutto il territorio nazionale: una tre-giorni che ha coinvolto 12168 candidati per le tre aree: “medica”, “servizi clinici” e “chirurgica”. Quando ormai sembrava essersi conclusa – senza particolari disagi – la prima vera applicazione pratica del nuovo concorsone, ecco una notizia sconvolgente, che getta una grandissima ombra sull’operato del Ministero: un errore nelle prove di ammissione relativo alle aree medica e dei servizi clinici. Un errore causato dal CINECA (il consorzio incaricato di distribuire e valutare i test), una “banale” inversione di trenta domande fra i due test, che ha costretto in poche ore il Ministero a fare un ridicolo retro-front, annunciando con un comunicato ufficiale quello che probabilmente nessuno, nei panni dei neolaureati, vorrebbe sentirsi dire: le prove di ammissione alle scuole di specializzazione di medicina saranno ripetute.

Proprio così: lunedì 3 novembre il Ministro apporrà di prima mattina la sua firma al decreto che disporrà ufficialmente l’annullamento delle prove oggetto di inversione, e tutti i candidati saranno richiamati nelle aule il 7 novembre.Pasticcio all’italiana, insomma, che ancora una volta finisce per colpire gli anelli più deboli, ovvero gli studenti che già da tantissimi mesi attendevano una risposta ai dubbi circa il loro futuro professionale e che ora si ritrovano, per l’ennesima volta, presi in giro da una macchina mai ben oliata che dovrebbe tutelare il diritto all’istruzione e che troppo spesso si inceppa, fra problemi burocratici ed assurdi errori.

Da un punto di vista meramente giuridico, dopo l’anomala situazione creatasi nello scorso anno con i numerosi ricorsi delle matricole relativi al concorso di ammissione alle facoltà di medicina e chirurgia, è evidente che il Ministero abbia optato per agire in modo deciso, troncando alla radice ogni tentativo di rivalsa legale da parte di migliaia di candidati vittime dell’errore del CINECA. D’altra parte, pensare che dopo mesi di studio la grande macchina del concorsone nazionale sia inciampata su trenta domande fa sorridere (per essere gentili). Insomma, le due prove delle aree medica e dei servizi clinici saranno sostenute lo stesso giorno, per minimizzare probabilmente il tempo per lo sviluppo di una graduatoria. Nessuno, anche stavolta, sembra aver pensato all’interesse dei protagonisti della vicenda, ovvero quei neo-medici che saranno nuovamente richiamati nelle sedi del test a sostenere due prove a distanza di poche ore una dall’altra.

Un pasticcio all’italiana, per l’appunto, con l’aggravante che per per preparare il “concorsone” nazionale il Ministero ha avuto a disposizione quasi due anni. A questo punto, cosa aspettarsi per il futuro? Le prossime settimane diranno chiaramente come funzionerà  – o come non funzionerà – la nuova modalità d’accesso nazionale, al netto di ogni errore o prova ripetuta. Quello che è facile immaginare è che per i prossimi mesi maggiori saranno i controlli diretti del Ministero sul CINECA o sul test stesso; se a tutto ciò si aggiungesse anche un profondo mea- ulpa da parte del Ministro, assisteremmo ad un gesto di grande onestà professionale da parte di un rappresentante pubblico che non è stato, questa volta, in grado di tutelare l’interesse delle migliaia di neolaureati coinvolti nella vicenda – a tal proposito, con un comunicato ufficiale il SIGM ha già chiesto la testa della Giannini.

Difficile, comunque, pensare che ciò possa avvenire – come ballerebbero gli equilibri già precari del governo Renzi, privato di un tassello ex-montiano in un posto chiave? Nè certamente, ciò annullerebbe l’errore o migliorebbe la situazione per i selezionandi.

Tuttavia, un passo indietro potrebbe almeno diradare parte delle oscure nuvole che nelle scorse ore hanno iniziato a ricoprire il Ministero. Con un po’ di coraggio e responsabilità, dando un chiaro segnale che la direzione tracciata in origine verso la meritocrazia ed un criterio a regola d’arte non saranno in futuro mai più coinvolte da uno scandalo di queste dimensioni. Un gesto “ben fatto”, insomma, come gli studenti di medicina e chirurgia non vedono da tanto tempo in quel di Viale Trastevere. Magari accompagnato da una programmazione più efficace riguardo il numero delle borse, dato che – concorsone o meno – la discrepanza fra i numeri continua ad essere imbarazzante per un Paese che vuole farsi promotore di giovane eccellenza nell’area medica.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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