Speciale Riforma Province: le città metropolitane

23/12/2013 di Andrea Viscardi

Delrio, Riforma province e città metropolitane

Riforma province. Molti ne parlano, pochi hanno capito qualcosa. Sulla riforma delle province proposta dal ministro Delrio vige, al momento, la più totale confusione. Vediamo di fare chiarezza. Occorre anzitutto fare una precisazione: il ddl proposto dal governo rappresenta solamente il primo step verso l’abolizione delle province. Infatti, perché questa possa avvenire in via definitiva, è necessaria una modifica costituzionale. L’obiettivo, allora, è quello di preparare il sistema ad una fase di transizione, durante la quale viene creata una nuova tipologia di enti destinati – una volta conclusosi il processo di riforma con la modifica della costituzione – a continuare ad esistere e, in contemporanea, vengono modificate le strutture delle province esistenti per renderle meno onerose e più performanti. Proprio di questa nuova tipologia di enti parleremo in questo articolo, rimandando al secondo appuntamento l’analisi della parte del disegno di legge dedicata alle province e le considerazioni su alcune criticità esistenti e insite proprio nella coordinazione tra l’entrata in vigore di un provvedimento di questo tipo e la modifica costituzionale che, se troppo distanti nel tempo, rischiano di creare grande confusione e più di un problema.

Delrio, Riforma province e città metropolitaneCittà Metropolitane. La prima grande novità sarà l’introduzione di nove città metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Reggio Calabria). Queste sono enti territoriali di area vasta, il cui territorio coincide con quello della provincia omonima. Seguendo le disposizioni dell’articolo 133 della Costituzione, in ogni caso, ogni comune limitrofo può fare richiesta di adesione. Le città metropolitane avranno vita, in un primo periodo di circa sei mesi, solo ed esclusivamente per quanto riguarda l’approvazione del proprio Statuto. In questo primo periodo, la provincia omonima continuerà la sua attività normalmente. Dopo sei mesi, la nuova città metropolitana succede alla provincia in tutti i rapporti attivi e passivi, nonché nelle sue funzioni.

Ma… – Previsioni particolari per Sardegna, Siciali e Friuli Venezia-Giulia, che possono istituire nei loro capoluoghi città metropolitane, nonchè per le provincie già individuate come metropolitane dalle leggi regionali vigenti al momento dell’entrata in vigore della legge. E’ prevista, inoltre, la costituzione di nuove città metropolitane per iniziativa del copoluogo di una provincia avente almeno 1 milione di abitanti, in concerto con altri comuni della stessa provincia, rappresentanti complessivamente almeno 500.000 abitanti. Tale previsione si applica anche a due province confinanti aventi almeno, complessivamente 1,5 milioni di abitanti.

Gli organi del nuovo ente sono fondamentalmente tre: il Sindaco metropolitano, il Consiglio metropolitano (tra cui anche il vicesindaco) e la Conferenza metropolitana. Tali incarichi sono esercitati a titolo gratuito. Se la Conferenza è la riunione dei sindaci di tutti i comuni appartenenti alle città metropolitane, per quanto riguarda i primi due organi il discorso è leggermente più complesso.

Sindaco e consiglio metropolitano. Il testo afferma per via preferenziale la corrispondenza del Sindaco metropolitano con quella del Sindaco del comune capoluogo mentre, il Consiglio, dovrebbe essere formato da tutti i sindaci delle città aventi più di 15000 abitanti e dai presidenti delle unioni di comuni con almeno 10 mila abitanti. In ogni caso, il ddl, mette a disposizione due modelli alternativi: nel primo caso si prevede il Sindaco metropolitano sia sempre il primo cittadino del capoluogo ma, invece, il Consiglio sia eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali di tutti i comuni appartenenti al territorio della città metropolitana, i quali sceglieranno, tra loro stessi, con voto ponderato a causa del diverso numero di consiglieri presenti nei vari comuni, i più idonei. Nel secondo, invece, si prevede l’elezione diretta dei due organi da parte dei cittadini della città metropolitana.

Un punto di contestazione. Un punto verso cui ci sentiamo, onestamente, di rivolgere qualche critica, è la previsione contenuta all’articolo 3 comma g) del testo presentato ad agosto. Si prevede infatti la facoltà, entro i primi due mesi dall’applicazione di prima istanza, che un terzo dei comuni inclusi nel territorio della città metropolitana, se confinanti tra loro, o un numero di comuni rappresentanti un terzo degli abitanti totali della provincia, possano deliberare a maggioranza assoluta dei propri consigli comunali di non voler prendere parte alla città metropolitana. Questi comuni continuerebbero quindi a fare capo alla provincia, che permarrebbe nell’esercitare i poteri detenuti tutt’oggi anche al termine del periodo transitorio. Sebbene non esista un aggravio per le casse pubbliche, essendo ripartite le risorse tra la città metropolitana e la provincia in questione, indubbiamente tale punto creerebbe una confusione non indifferente e non servirebbe certo a semplificare il sistema.

Funzioni e poteri. Alla città metropolitana saranno attribuite tutte le funzioni della provincia omonima. Inoltre, dovranno approvare un piano strategico d’indirizzo annuale; si occuperanno della pianificazione territoriale generale (comprese le strutture di comunicazione, reti, servizi) anche attraverso la fissazione di obiettivi da raggiungere o vincoli da rispettare; dovranno occuparsi della strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici e dell’organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale; avranno competenze in materia di mobilità e viabilità, potendo anche intervenire nella pianificazione urbanistica comunale; gestiranno e promuoveranno sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione. Inoltre, elemento molto significativo, avranno competenza nella promozione e nel coordinamento dello sviluppo economico e sociale, potendo dare direttamente sostegno e supporto alle attività economiche e di ricerca.

Patrimonio, costi e risorse. Come abbiamo scritto, un risparmio si potrà già registrare sulle cariche e gli organi dell’ente, che non saranno retribuiti. Per quanto riguarda le risorse delle città metropolitane, al momento della successione rispetto alle province, queste assumono a sé il patrimonio e le risorse strumentali di queste, oltre che tutti i rapporti attivi e passivi. Altra questione i costi di applicazione della riforma. Il governo sostiene non peseranno in alcun modo sulle casse dello Stato, la Corte dei Conti ha espresso qualche dubbio sulla sicurezza di tale affermazione.  Di questo, però, ci ci occuperemo a conclusione dello speciale.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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