Speciale riforma delle province: trasformazioni e riassetto

30/12/2013 di Andrea Viscardi

Riforma delle province

Nel primo capitolo dello speciale avevamo parlato della novità più evidente introdotta dal ddl promosso dal Ministro Delrio, le città metropolitane (l’articolo è stato riadattato sulla base del testo emendato recentemente approvato alla Camera). Oggi, invece, ci occuperemo del III Capo del testo, dedicato alla riforma delle Province.

Delrio, Riforma province e città metropolitaneElezioni del Presidente della Provincia. Il testo, in primis, cerca di rifare ordine negli enti provinciali dopo la confusione successiva al decreto approvato dal Governo Monti e dichiarato, in parte, anticostituzionale dalla Consulta. Va ricordato che, entro i primi sei mesi del 2014, saranno circa 70 le province congelate/commissariate (20 già oggi, 50 a breve) in cui non avranno luogo le elezioni. Per quanto riguarda le cariche, la situazione è molto simile a quella spiegata precedentemente nell’articolo dedicato alle città metropolitane: il presidente della provincia – che effettuerà l’incarico a titolo gratuito, così come il resto dei componenti degli organi dell’ente – potrà essere uno dei sindaci della stessa, su propria candidatura, e attraverso il voto degli altri primi cittadini e dei consiglieri comunali. Il voto avverrà, anche in questo caso, attraverso un sistema di ponderazione atto a bilanciare la diversa composizione dei vari comuni della provincia.

Consiglio provinciale. Il Consiglio, invece, sarà composto – oltre che dal presidente di cui abbiamo appena scritto – da un diverso numero di componenti in base alla popolazione a cui fa capo l’ente (16 se gli abitanti sono più di 700 mila, 10 se sono meno di 300 mila, 12 per le province tra i 300 e i 700 mila abitanti). Eleggibili sono tutti i sindaci e i consiglieri comunali, i quali sono anche chiamati alla votazione, ponderata, per la composizione dell’organo. E’ previsto l’inserimento di una quota rosa, nessuno dei due sessi può infatti essere rappresentato in misura superiore ai 2/3.

Compiti e funzioni, ridimensionamento. Le province avranno funzioni ristrette: pianificazione territoriale di coordinamento, valorizzazione dell’ambiente, pianificazione de servizi di trasporto, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato (sempre guardando, prima, alla pianificazione regionale), di costruzione e gestione delle strade provinciali. Oltre a questo, quindi, avranno compiti di raccolta ed elaborazione dati e di programmazione della rete scolastica del territorio, in subordinazione al programma regionale, salvo la possibilità di ulteriori competenze, come previsto dall’articolo 118 della Costituzione decise dall’ente regionale o statale.

L’articolo 15 stabilisce, tra le altre, la redistribuzione delle funzioni. In particolare il comma 4 prevede, per i servizi a rete di rilevanza economica, di competenza comunale o provinciale, le cui funzioni di organizzazione siano attribuiti ad enti o agenzie in ambito provinciale o sub-provinciale, la soppressione di tali agenzie/enti e l’attribuzione delle funzioni alle province all’interno del nuovo assetto istituzionale.

Risorse. Per quanto riguarda, invece, i beni, le risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative connesse all’esercizio delle funzioni  che devono essere trasferite dalle Province a nuovi enti, il testo garantisce i rapporti di lavoro a tempo indeterminato in corso, insieme a quelli a tempo determinato sino alla scadenza prevista. Anche le risorse finanziare spettanti alle province, saranno trasferiti agli enti subentranti. I risparmi, da questo punto di vista, non potranno quindi esservi, se non nel medio-lungo periodo.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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